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Natalicchio: «Casse comunali in sofferenza, nessun miglioramento per Molfetta»

L'ex sindaco analizza il Consiglio Comunale fiume svoltosi ieri

«Ieri, a Molfetta, abbiamo svolto la seduta di consiglio comunale sul bilancio di previsione presentato dalla giunta guidata da Tommaso Minervini. Purtoppo lo streaming della diretta non ha funzionato al meglio e i cittadini non hanno potuto seguire un dibattito acceso, ampio e strategico che interessa lo sviluppo della nostra cittá nel triennio 2019-2021. Provo, quindi, a sintetizzare i punti principali della discussione e della mia posizione sulla manovra».

Inizia così il lungo messaggio lasciato da Paola Natalicchio a poche ore dalla fine della seduta fiume del Consiglio Comunale di Molfetta, tornato a riunirsi a circa tre mesi dall'ultima convocazione.
Una seduta caldissima per i temi che riguardano come non mai il futuro dell'intera città e la programmazione delle attività che coinvolgeranno Molfetta e i suoi abitanti nei prossimi mesi e anni.

«Sono passati 21 mesi e quindi 600 giorni dall'insediamento della nuova amministrazione. Quasi due anni, in cui non abbiamo visto la "svolta" promessa in termini di miglioramento della qualità della vita in città, né in termini di pianificazione e realizzazione di opere utili né avvio di servizi ai cittadini innovativi e di valore. L'Amministrazione continua a proporci un cinema di promesse formato PowerPoint, come se fosse in una specie di eterno primo giorno di scuola.
La manovra di bilancio ci racconta una cassa comunale in grande sofferenza, di circa 39 milioni di euro (la tesoreria più ricca d'Italia, sulla carta) che però sono vincolati sostanzialmente alla realizzazione del Porto Commerciale. É stato con chiarezza spiegato in aula che, nel momento della ripresa dei lavori del porto e della realizzazione delle opere che con i "Fondi Porto" si possono realizzare, quella cassa andrebbe in sofferenza immediata.
Nonostante una situazione di cassa "ipotecata" che richiederebbe prudenza e gestione oculata dei fondi, il sindaco ci presenta un Piano delle Opere Pubbliche da oltre 80 milioni di euro e contrae due mutui (per il "piano strade" e per il project financing sulla Smart City) per un totale di 16 milioni di euro. Cosa vuol dire? Che pagheremo 800 mila euro all'anno per 29 anni. Come può il sindaco fare tutto questo? Intanto é un "ragazzo fortunato": scadono proprio quest'anno i mutui contratti nel 1998, che piú o meno ci costavano la stessa cifra. Ma al posto di lasciar respirare i conti, l'Amministrazione rilancia. E ci blocca scelte e futuro per i prossimi 29 anni. Per fare le strade che avrebbe dovuto realizzare con gli oneri di urbanizzazione, perennemente investiti non sulle urbanizzazzioni ma per coprire la spesa corrente in perenne sofferenza, a causa di una malagestione che si è susseguita negli anni», è l'analisi dell'ex sindaco di Molfetta.

«La cassa soffre (se riparte il Porto, andiamo zampe all'aria; se la Cmc ci fa causa sul porto rischieremmo la tenuta stessa dei nostri conti pubblici). I nuovi mutui ci costeranno 800mila euro l'anno. E l'urbanistica? É completamente bloccata. Nella pianificazione: siamo commissariati sul Piano delle Coste, a pochi mesi dall'estate. E nello sviluppo edilizio. La convenzione sul B21 (Park Club) doveva essere firmata il 28 febbraio ed é saltata. La convenzione del comparto 18 é ancora ferma (e che ne sará dei suoli comunali? Ci costruiremo edilizia pubblica o li venderemo-svenderemo?). Una buona parte del comparto 17 rischia di non essere piú realizzata. Il MaxiComparto vede procedere la variante con una lentezza impressionante (e
non casuale: quei palazzoni a bordo lama sono uno scempio). Tutte le gru che ci sono in città rinvengono dai nostri tre anni di lavoro. Non c'è un solo palazzo, un solo euro in bilancio dopo 21 mesi che possiamo collegare a questa amministrazione. Quelli che ci hanno accusato per anni di "bloccare tutto" non sono in grado di mandare avanti un solo procedimento urbanistico. E però in bilancio si appostano cifre astronomiche tra le entrate dell'urbanistica: 1 milione e 500 mila euro per quest'anno e 1 milione e 900 mila euro per i prossimi due (2020-2021). Capitoli "gonfi" delle stesse promesse non mantenute di questi due anni», continua.

«Quasi 3 milioni di euro di entrate da alienazioni. Un'altra cifra astronomica, che si attribuisce alla vendita dei cassettoni del cimitero (opera utile costruita dalla nostra
amministrazione, affiancata anche da un Piano di Ampliamento Cimiteriale da noi approvato, unica ragione per cui il nostro cimitero non é in emergenza sanitaria dopo anni di abbandono) e - udite udite - di 15 unità abitative del Palazzo Tattoli. Si vende una parte di Palazzo Tattoli, gioiello del Centro Antico. Si privatizza in parte un bene comune, patrimonio artistico della città, per fare cassa», spiega ancora.

«Un piano delle Opere Pubbliche che vive di rendita e che vede al palo le partite strategiche. Fermo il Porto, fermo il Digestore Anaerobico, fermo il Parco di Mezzogiorno (dopo due anni di proclami, siamo appena all'approvazione del progetto esecutivo), in abbandono totale i parchi di Levante e Ponente, senza urbanizzazioni le zone di periferia di recente costruzione. E in una di queste - la zona della scuola Berlinguer - una nuova astronave di cemento: il Grande Teatro. Oltre 1200 posti in una delle poche aree a verde rimasta nella zona di via Fiore e dintorni. Pianificazione e progetto elaborati in tempi record nelle segrete stanze di sindaco e assessori, senza nessun coinvolgimento del quartiere e della città, oltre che degli operatori del mondo della cultura. Nessun processo partecipativo attivato, su questa e altre opere, persistendo nella "chiusura nel palazzo". Loro pensano, loro decidono, loro sanno. E intanto il Centro Antiviolenza ancora non apre al pubblico (nel ritornello: "I lavori stanno per finire", ripetuto da un anno e mezzo). E intanto i campetti di Via Salvemini e Madonna dei Martiri sono ancora in fase di progettazione. Ma la febbre delle "grandi opere" purtroppo non passa».

«La lista potrebbe continuare: Piano del Commercio fermo, emergenza abitativa tamponata dai contributi "spot", senza politiche all'altezza della complessità Nei prossimi giorni mi faró carico di tornare su questi e altri temi. Intanto, abbiamo votato contro. Convintamente. E continueremo a batterci per costruire un'alternativa seria e credibile a questa stagione non solo "senza destra né sinistra", ma senza testa, gambe, cuore e futuro», conclude Natallicchio, attuale consigliere comunale in forza a Sinistra Italiana.
  • Paola Natalicchio
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