Pierluigi Lopalco
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Pierluigi Lopalco a Molfetta: «La battaglia contro il virus si vince con l'attenzione»

L'epidemiologo è stato uno degli ospiti di "Conversazioni dal mare"

Elezioni Regionali 2020
L'epidemiologo Pierluigi Lopalco è stato uno degli ospiti di "Conversazioni dal mare", rassegna di attualità che si è tenuta nella serata di ieri a Molfetta. Prima professore associato all'Università di Bari, poi, per dieci anni, ricercatore con un ruolo importantissimo a Stoccolma, nell'European Center for Disease Control, focalizzato sulle malattie infettive e sulle relative vaccinazioni.

A seguito dell'imperversare dell'epidemia di Coronavirus in Italia, Lopalco è diventato coordinatore scientifico della task force della Regione Puglia per l'emergenza sanitaria: ieri sera è partito proprio da qui il suo discorso su Banchina Seminario. «Il periodo vissuto a partire da fine febbraio è stato di forte carica adrenalinica per tutti noi addetti ai lavori. Si dormiva poco e si viveva h24 solo in funzione della ricerca di possibili soluzioni ai problemi. Ogni giorno abbiamo preso atto dell'aumento esponenziale dei casi, previsto dall'epidemia. In una situazione di questo tipo non bisogna farsi prendere dal panico e anzi, come figure scientifiche, occorre restare lucidi per operare in maniera efficace».

In primis, è stato fatto un riepilogo della situazione iniziale: «Tutto l'apparato regionale ha dovuto attivare quotidianamente nuovi posti in terapia intensiva, all'inizio insufficienti per far fronte a questo pericolo che anche in Puglia rischiava di diventare ingestibile. Per fortuna, grazie al tempismo delle istituzioni e all'azione eccezionale dei sanitari, è stato possibile per la regione restare al passo con i ritmi elevatissimi della curva senza mai raggiungere il livello di saturazione, toccato più da vicino al Nord Italia. In Puglia era previsto un picco massimo di 3000 casi e la previsione corretta è stata fondamentale, perché senza di quella non ci sarebbe stata una preparazione adeguata da parte delle strutture ospedaliere».

«Preparare un posto in terapia intensiva - ha spiegato Lopalco - è molto più complicato di quello che si possa pensare. Non si tratta solo di creare spazio per un nuovo lettino ma anche di avere a disposizione l'attrezzatura adeguata e un personale medico numericamente pronto ad affrontare l'emergenza. A questo si aggiunge la necessità dei respiratori, nucleo fondamentale di ogni unità di questo tipo. In quella fase è stato importante condurre operazioni internazionali di ricerca e diplomazia per ottenere questi strumenti e i dispositivi di protezione individuale. Ricordo che solo un giorno c'è stato un vero e proprio stato di ansia quando in Puglia c'erano dispositivi solo per i due giorni successivi. Anche in quel caso, la situazione è stata salvata in extremis grazie al carico giunto dalla Cina».

Ma si può parlare di virus indebolito nelle ultime settimane? Ecco la risposta dell'epidemiologo: «C'è grande confusione sulla questione del virus potenzialmente più debole. Può un tampone essere debolmente positivo? Questo è un quesito di difficile risposta ma che ha generato una certa disinformazione. Ci sono pazienti che sono davvero prigionieri del tampone, in quanto per essere dichiarati guariti sono necessari due tamponi di fila negativi ma a volte è stato necessario un periodo lungo anche mesi per uscire dalla malattia. Abbiamo avviato delle ricerche in merito, con l'Istituto zooprofilattico di Puglia e Basilicata: hanno un laboratorio di altissima sicurezza in cui viene monitorato il virus vivo per capire come agisce sulle cellule. Queste analisi hanno fatto capire che tamponi debolmente positivi non ci sono in quanto il virus conserva la sua capacità distruttiva».

In chiusura, Lopalco ha parlato della questione vaccino: «La scoperta del vaccino avviene in maniera graduale e sicuramente non funziona con gli annunci. Non credete alle notizie in cui si parla di "virus trovato" o "virus pronto fra 6 mesi" perché questi titoli servono solo a generare interessi alle aziende farmaceutiche mentre la realtà dei fatti è ben più complessa. Un vaccino, per essere considerato effettivamente valido, ha bisogno di una sperimentazione che solo a posteriori lo rende ufficiale, motivo per cui tutte le previsioni che leggiamo attualmente non sono altro che ipotesi lanciate un po' a caso. Nel mondo la ricerca prosegue e sono fiducioso sul fatto che si possa trovare la giusta soluzione. In attesa del vaccino, questo virus va combattuto con l'attenzione quotidiana alla nostra igiene personale e alle regole di cui ormai parliamo da mesi».
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