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Molfetta Sportiva 1917, la metamorfosi: dalla zona playoff al settimo posto

La sconfitta (0-1 gol di Augelli) contro l’Atletico Vieste è l'ultima tappa (per ora) di un lungo percorso di trasformazione

"Ricordiamoci da dove arriviamo". Lo dicono tutti gli allenatori, specie quelli che subentrano dopo annate difficili. Iennaco, nelle funzioni di allenatore/calciatore (anzi Mauro Lanza) non può farlo, nell'ultima stagione a lungo c'è stato lui, ma in casa Molfetta Sportiva 1917 (ex Libertas Molfetta) devono ricordarselo. E con ogni probabilità lo fanno giornalmente. A maggio finì con la squadra molfettese fuori dalla zona playoff. Oggi, dopo 9 turni, sono laggiù, con 13 punti: il cambio di prospettiva è sotto gli occhi di tutti, anche i più schizzinosi. La vittoria dell'Atletico Vieste, poi, è stata la prova che questa Molfetta Sportiva non è reale, che non vende sogni, ma solide realtà (come diceva quello spot). Uno spot triste proprio come la realtà.

La quarta sconfitta stagionale è di quelli pesanti: perché arriva contro un Atletico Vieste che si è guadagnata sul campo le "stellette" di candidata principale alla lotta per un piazzamento playoff. Mette le freccia e va. Augelli timbra il cartellino e Vieste sale a +3 su Molfetta in classifica. Una situazione, quella della Molfetta Sportiva, che conferma una tendenza, e derubrica le cadute con Barletta 1922, Atletico Mola, Team Altamura e Atletico Vieste no più a semplici "incidenti di percorso". Perché dà molte indicazioni che fanno pensare che i biancorossi vanno avanti a stendo con la speranza che lotteranno fino alla fine per il bersaglio grosso.

Ma nonostante l'altalena di risultati, gli anni passano, le stagioni pure, ma si prosegue sempre e solo con Lanza: il presidente-tecnico prosegue con il suo personalissimo e autoritario diktat societario. In estate tutti dicevano che tutta la rosa è valida e verrà sfruttata al massimo, dicevano che la squadra può assorbire cambi e schemi tattici da una partita all'altra mantenendo la sua anima, dicevano che il gruppo conta più delle individualità. Già, dicevano.

Chiudiamo con l'ambiente, l'aura, il mood. L'ultima annata è stata nel segno della "legge di Murphy": se qualcosa può andar male, andrà male. Oggi, la situazione è analoga. Se a primavera il pubblico si sedeva al Poli portandosi preventivamente le mani nei capelli, ora è tornata a farlo. Almeno per quei pochi che ancora vanno allo stadio. Sfiducia, che genera sfiducia. Qualcosa non è cambiato. Molto non è cambiato soprattutto in panchina e nei risultati.
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