Un'aula del Tribunale
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Cronaca

"Appaltopoli", Caputo e Lisena tornano liberi. Stop ai domiciliari

Entrambi erano stati arrestati l'8 giugno scorso. Revocate anche le loro ultime misure cautelari

Tornano in libertà due dei principali protagonisti di "Appaltopoli", l'inchiesta giudiziaria della Procura della Repubblica di Trani sulle presunte tangenti in cambio di appalti pubblici al Comune di Molfetta: Mariano Caputo e Orazio Lisena erano agli arresti domiciliari dal 28 settembre scorso. Da ieri sera, sono tornati liberi.

Lo ha deciso, col parere negativo dei pubblici ministeri Giuseppe Francesco Aiello e Francesco Tosto, la giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani, Marina Chiddo, accogliendo le istanze di revoca presentate dalle rispettive difese (l'avvocato Felice Petruzzella per l'ex assessore ai Lavori Pubblici Caputo ed il suo collega Leonardo Ciocia per il funzionario comunale Lisena): la giudice ha ritenuto che «sono venute meno le esigenze cautelari poste a base delle misure».

I due provvedimenti restrittivi erano fra i pochi rimasti ancora efficaci: Caputo e Lisena erano entrati nel carcere di Trani l'8 giugno scorso e ne sono usciti dopo 111 giorni per andare a scontare i domiciliari per ulteriori 31 giorni presso le loro rispettive abitazioni. Tutto questo sino alla giornata di ieri, quando il Tribunale di Trani ha accolto le istanze di revoca delle misure ai domiciliari disposte il 28 settembre da un'altra giudice dello stesso Tribunale, Carmen Anna Lidia Corvino.

Entrambi furono arrestati l'8 giugno scorso dal personale della Guardia di Finanza. L'inchiesta, che conta 41 indagati, 7 società e 34 persone fisiche tra le quali il sindaco Tommaso Minervini (non raggiunto da alcuna misura cautelare), aveva portato complessivamente all'arresto di ben 16 persone (10 in carcere, tra i quali Caputo e Lisena, e 6 ai domiciliari). Nel mirino della Procura è finito un presunto giro di tangenti in cambio di appalti per lavori pubblici al Comune di Molfetta.

​L'inchiesta riguarda gli appalti per i lavori di rifacimento di piazza Moro, gli interventi presso l'ex cementificio de Gennaro, i lavori stradali e quelli per il servizio di monitoraggio delle acque del porto. Secondo la Procura tra luglio 2018 e agosto 2020 il Comune avrebbe proceduto indebitamente agli affidamenti diretti senza fare le gare, favorendo imprenditori «amici», in cambio di favori. I reati contestati, a vario titolo, sono turbativa d'asta, corruzione, falso, depistaggio e peculato.

Stando all'indagine delle Fiamme Gialle alcuni funzionari si sarebbero fatti pagare tangenti, denaro e utilità, per favorire gli imprenditori «amici» nell'ottenimento di vari appalti e incarichi, dimostrando «una capacità di piegare e condizionare ogni evenienza trasformandola in occasione di guadagno e di interesse illecito».
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