Mastropasqua Minervini ballottaggio
Mastropasqua Minervini ballottaggio
Cronaca

Minervini e i lavori al porto già promessi. «In aula era già tutto deciso»

Agli atti l'interrogativo del consigliere Mastropasqua e la risposta del dirigente Binetti che la giudice Chiddo ha ritenuto «falsa»

C'è anche un consiglio comunale - avvenuto dopo l'incontro fra Tommaso Minervini e Vito Leonardo Totorizzo che puntava alla commessa del porto di Molfetta - fra le carte dell'indagine che venerdì ha portato la giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani, Marina Chiddo, a disporre i domiciliari per il sindaco.

È quello del 29 novembre 2022 in cui il primo cittadino ha letto la relazione attraverso la quale «ha spiegato che si trattava della prosecuzione dei lavori del nuovo porto commerciale e che la banchina era affidata in concessione», è scritto. «Abbiamo presentato un progetto da 12 milioni di euro - le parole del sindaco - per il recupero del waterfront consistente nel dragaggio dei fondali marini e la realizzazione della banchina di sud-est, la priorità 5 di quello che era il piano generale».

Ed ancora: «Il progetto vale 12 milioni di euro, finanziati dal Ministero per 5 milioni e anche qui sarà attivato ad esecutività del presente provvedimento, il project financing. Ovviamente entrambe le opere - concluse Minervini - saranno affidate in concessione». Secondo la giudice Chiddo, però, «ovviamente in quel momento il sindaco era perfettamente a conoscenza di aver già parlato privatamente Totorizzo - si legge ancora - per affidare la realizzazione dell'opera all'imprenditore».

Dopo l'intervento del primo cittadino presero la parola alcuni consiglieri comunali fra i quali Pietro Mastropasqua che «poneva un quesito specifico a Minervini, in relazione all'intervento dei privati», si legge nelle carte. «Volevo solo capire i privati di che cosa si dovrebbero occupare? Loro finanziano, quindi, entrano… i privati ben vengano… cosa fanno? Partecipano all'intervento e che cosa hanno intenzione dall'amministrazione… diciamo concediamo in… praticamente in cambio?».

Un quesito a cui rispose il dirigente Alessandro Binetti, sospeso per un anno, «il quale affermava che allo stato non c'erano proposte agli atti dell'ufficio, mentre si doveva attivare la procedura attraverso un bando di gara». Sempre per la giudice Chiddo, «Binetti dichiarava dunque una circostanza falsa, perché il 22 novembre 2022 sia lui che Minervini erano a conoscenza delle trattative in corso per dare la gara a Totorizzo» confermate dalle «conversazioni telefoniche e ambientali».

Era il 16 settembre, quando Minervini, ripreso dalle microspie, «prometteva» a Totorizzo «la gestione dell'opera»: «Non solo la banchina, anche il finanziamento dello sbancamento». Il sindaco «indicava con la mano» Totorizzo a Binetti «come il favorito dell'aggiudicazione» della banchina. «Che è tua», affermò Minervini.
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