Corrado Giaquinto al Museo Diocesano Molfetta
Corrado Giaquinto al Museo Diocesano Molfetta

L’Immacolata Concezione di Corrado Giaquinto al Museo Diocesano Molfetta

Per i 260 anni dalla morte dell’artista il Polo Culturale incrementa la sua esposizione di dipinti

La Fondazione Museo Diocesano raggiunge nuovamente l'obiettivo di promuovere le opere di Corrado Giaquinto a Molfetta portando nelle sue sale il dipinto dell'Immacolata Concezione. Com'era accaduto nel 2024 con la collezione della Cattolica Popolare, l'intesa per un comodato d'uso gratuito è stata raggiunta per la tela in collezione Capochiani de Judicibus con la sig.ra Carla Gambardella.

Il dipinto, realizzato a olio su tela, ripropone il celebre soggetto con cui Giaquinto ottenne l'ammissione all'Accademia di San Luca il 3 gennaio 1740. La tela molfettese va riconosciuta come replica autografa di quell'invenzione fortunata, e non come semplice studio preparatorio: essa si offre infatti allo sguardo con una piena compiutezza formale, restituendo intatta quella qualità che già i contemporanei seppero cogliere come segno di eccellenza.

Non si tratta dunque di un "bozzetto", ma di una immagine autonoma, nata dalla selezione consapevole di un brano particolarmente significativo della composizione originaria. In questo procedimento — ricorrente nella prassi dell'artista — Giaquinto dimostra una straordinaria capacità di isolare nuclei figurativi ad alta intensità espressiva, trasformandoli in visioni compiute. Una scelta che potremmo leggere come un gesto di concentrazione poetica: non riduzione, ma essenza.

L'apparizione della Vergine, sospesa sulla nube e sorretta da un turbinio di angeli e cherubini, conserva quella qualità di "vaga e magnifica comparsa" celebrata dalle fonti coeve, in cui la dimensione teatrale si traduce in pura luce pittorica. La scena si apre come un sipario celeste, in cui la figura mariana emerge non solo come presenza devozionale, ma come fulcro visivo ed emotivo della composizione.

Dal punto di vista stilistico, l'opera si colloca in una fase cruciale della ricerca di Giaquinto, ponendosi idealmente tra l'Assunta commissionata dal cardinale Ottoboni per Rocca di Papa (1739), di cui riecheggia l'impianto ascensionale e il dinamico intreccio delle figure angeliche, e la grande pala torinese con l'Immacolata e il profeta Elia (1741), destinata a essere, nelle parole dei contemporanei, un vero "capo d'opera". In questa posizione intermedia, la tela molfettese – insieme a quelle di San Luca e della Pinacoteca di Montefortino -restituisce con particolare evidenza quella "intelligenza scenica" che caratterizza la maturità dell'artista: una sensibilità capace di rinnovare anche gli schemi più consolidati, traducendoli in immagini di straordinaria efficacia visiva.

La materia pittorica si distende in passaggi morbidi e luminosi, evocando ancora il magistero di Luca Giordano e Francesco Solimena, ma già orientandosi verso una scrittura più libera e atmosferica, in cui luce e colore modellano le forme con naturalezza e seduzione.

Già nota alla critica a partire dalla pubblicazione di d'Orsi (1958) e oggetto di successivi approfondimenti, l'opera torna oggi visibile al pubblico, inserendosi in un percorso espositivo che testimonia la fortuna e la diffusione della pittura di Giaquinto, tanto apprezzata dai contemporanei che — come ricordava De Dominici — «non vi fu né prelato, né cardinale, che non volesse avere qualche sua opera nella propria galleria».

L'opera viene esposta nelle sale della struttura diocesana, essendo stata visibile già dal 12 giugno al 13 dicembre 2014, in occasione della prima esposizione di "Inediti dalla Collezione Piepoli Spadavecchia", oggi allestiti in una sala permanente della pinacoteca, e si aggiunge a dieci dipinti della collezione permanente del Polo e della Cattolica Popolare che rendono evidente l'attività del Maestro del Rococò, dalla formazione al periodo romano, prima del suo trasferimento presso la corte di Madrid.

Molfetta, sempre di più, la città di Giaquinto.
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