Dario Amato
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Dario Amato, dalle “pupe” di casa ai set tra cinema e moda: il ritorno a Molfetta come scelta consapevole

Il giovane hairstylist molfettese racconta un percorso fatto di sacrifici, formazione e radici mai dimenticate

La passione nasce presto, quasi per gioco. A dieci anni, tra phon e spazzole, Dario Amato si divertiva a imitare la madre parrucchiera, mentre osservava da vicino un mestiere che sarebbe poi diventato il suo. Oggi, a 26 anni, quel gioco si è trasformato in una professione solida, costruita con determinazione tra diverse capitali europee come Madrid, Milano, Parigi e Roma.

Il suo percorso riflette una traiettoria sempre più comune tra i giovani: partire, sperimentare, crescere professionalmente lontano da casa. Negli anni, Amato ha lavorato in contesti altamente qualificati, partecipando a progetti legati alla moda e al mondo dello spettacolo.

Dalle collaborazioni con atelier e brand fino all'esperienza sui set, ha contribuito alla realizzazione di servizi fotografici e produzioni cinematografiche. Tra queste, anche il lavoro nel reparto trucco e parrucco della serie televisiva Le indagini di Lolita Lobosco e dei film Bentornato papà e Malamore.

Un bagaglio professionale costruito passo dopo passo, confrontandosi con realtà diverse e con professionisti affermati del settore. «Le esperienze sul campo, soprattutto accanto a chi ha più esperienza, sono fondamentali per crescere davvero», spiega. Ma a questa crescita tecnica si affianca una convinzione chiara: non perdere mai il legame con il proprio territorio.

L'idea di rientrare a Molfetta, infatti, non è improvvisata ma nasce da una visione precisa maturata nel tempo. Non un ritorno per necessità, ma una scelta consapevole: quella di investire nel proprio contesto d'origine, portando con sé competenze e metodo acquisiti altrove.

«Lavorare fuori mi ha aiutato a capire meglio il mestiere e ad acquisire un metodo», racconta. «Tornare significa provare a mettere in pratica tutto questo qui, dando forma a qualcosa di concreto».

Oggi Dario guarda avanti con un approccio equilibrato: da un lato la volontà di radicarsi, dall'altro la disponibilità a continuare a muoversi per nuove opportunità, anche oltre i confini nazionali. Una combinazione che rappresenta bene il modo in cui molti giovani costruiscono oggi il proprio percorso.

Il messaggio che lascia ai suoi coetanei è diretto: credere nelle proprie aspirazioni, anche quando richiedono impegno e sacrificio. Perché ogni esperienza, personale e professionale, contribuisce a costruire non solo una carriera, ma anche una visione più ampia del proprio futuro.
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