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False associazioni, banche e art. 20, la denuncia dell'Antiracket di Molfetta

In una conferenza stampa il coordinatore De Scisciolo e l'avv. Altomare fanno il punto della situazione

Contrastare le associazioni antiracket e antiusura non autorizzate e fare chiarezza sui rapporti tra vittime e banche. Queste sono state le tematiche portanti della conferenza stampa indetta dalla F.A.I – Antiracket Molfetta Associazione Regionale presso la propria sede in Piazza Vittorio Emanuele 9/10.

Sono intervenuti, per fare il punto della situazione, il coordinatore regionale della F.A.I. per la Puglia, Renato De Scisciolo, e il responsabile dell'ufficio legale, l'avvocato Maurizio Altomare, assieme ad alcuni professionisti esperti nel settore contabile e dei reati bancari.

Negli ultimi anni il mondo della lotta ad attività illegali estorsive e di usura è stato da alcuni male interpretato, un "business" meschino con la conseguenza di aggravare il bilancio, per alcuni versi fortemente compromesso, di vittime che lo sono per due volte: prima dei loro estorsori o usurai, poi di quelle false associazioni o enti che cercano di aiutarli ingannandoli.
Secondo la normativa del Ministero degli Interni, infatti, l'iscrizione all'apposito albo di soggetti riconosciuti e autorizzati al contrasto e prevenzione di racket e usura è consentito solo ad associazioni ed enti di volontariato, dunque senza alcuno scopo di lucro: una normativa chiara ma talvolta ignorata da chi vede, soprattutto l'accesso al fondo per le vittime, una opportunità di guadagno.

Per questo la F.A.I – Antiracket Molfetta Associazione Regionale rimarca la sua opera di denuncia verso le associazioni o sportelli non autorizzati, operato avvalorato dalla testimonianza di una vittima intervenuta alla conferenza. Il commerciante di Bari, infatti, nel 2013 si è ritrovato vittima di estorsione da parte di esponenti di uno dei più influenti clan malavitosi del barese, ricevendo gravi minacce non solo verbali ma anche fisiche. Rivoltosi ad uno sportello antiracket non autorizzato di Bari, qui non hanno provveduto alla richiesta dell'articolo 20 della legge n. 44/99 – che prevede la sospensione delle scadenze, degli adempimenti amministrativi, di cartelle esattoriali anche di Equitalia, pignoramenti, con blocchi di 300 giorni dalle rispettive scadenze – e dunque il commerciante è stato inesorabilmente colpito dai pignoramenti oltre che essere costretto a lasciare la sua città trasferendosi al Nord a causa delle minacce seguite alla sua denuncia. Una possibilità, però, di venir fuori da questa situazione si riesce ad intravedere da quando la vittima è seguita dalla F.A.I. che sta vagliando la sua posizione.

Anche di articolo 20 si è parlato nel corso della conferenza stampa. Per le vittime che ne fanno richiesta, infatti, i 300 giorni di sospensione trascorrono prima che giunga il parere favorevole del Pm per avere finalmente accesso al fondo: come ha illustrato l'avvocato Altomare, la proposta dell'Associazione Antiracket – già rivolta al Ministero dell'Interno e che ora passerà al vaglio del Parlamento – è quella di congelare la situazione economica e finanziaria delle vittime per un arco di tempo di 3 anni dalla richiesta dell'articolo 20, fatta eccezione di proroghe eccezionali.

Altra tematica spinosa è sicuramente il rapporto tra vittime e istituti bancari: troppo spesso, infatti, le vittime di usura ed estorsione che denunciano i propri aguzzini, si ritrovano davanti a ostacoli posti proprio dalle banche che non permettono di usufruire di alcuni servizi basilari, come l'apertura di un conto corrente che risulterebbe essenziale per la propria ripresa economica e lavorativa. Tutto questo anche alla luce di un protocollo d'intesa nazionale del 31 luglio 2007 sottoscritto unitamente dal Ministero dell'Interno, l'Associazione Bancaria Italiana assieme al Commissario Straordinario per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura. È ciò che è accaduto a 2 vittime dell'Associazione, ha riportato il coordinatore De Scisciolo, che sono state invitate dalle rispettive banche a chiudere i propri conti perché ritenuti "clienti problematici".
Una situazione che ha dell'incredibile e che per questo deve essere fermata denunciando le banche che si rendono colpevoli di tali reati così come quello di usura bancaria, un tipo di usura più subdola e molte volte inconsapevole da parte di chi si ritrova ad esser vittima.

De Scisciolo ha anche lanciato un allarme su Bari, lì dove il clima in seguito a minacce ed estorsioni si fa sempre più caldo e i commercianti che decidono di piegarsi e pagare diventano complici di un vortice di criminalità che tende a risucchiare verso il suo centro molte attività del tessuto economico e produttivo locale.

Un segno positivo in un tale scenario c'è: in pochi mesi sul territorio pugliese sono rifiorite 6 attività in precedenza distrutte economicamente dalle estorsioni e dall'usura, commercianti e imprenditori che hanno deciso di reagire, denunciare, hanno avuto accesso al fondo e oggi possono riaprire le serrande con la certezza di aver vinto.
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