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Chiesto il dissequestro del depuratore di Molfetta

Affidato per sei mesi ad Acquedotto Pugliese. Compito di vigilanza per il Comune di Molfetta

Il Comune di Molfetta ha chiesto il dissequestro del depuratore.
Lo si apprende dall'albo pretorio comunale.

All'impianto, sito in Contrada Tammone e con versamento a mare in Località Torre Calderina, furono apposti i sigilli nell'estate del 2013 per volontà del Tribunale di Trani.
Otto le persone indagate, a vario titolo, alle quali venivano contestati reati contro l'ambiente, la pubblica amministrazione e la sicurezza sul posto di lavoro.

Cosa è successo nel frattempo?
Da un lato le vicende giudiziarie, dall'altro l'operato per portare ancora a funzione della collettività il depuratore. Così, il 15 febbraio scorso, la Regione Puglia "ha autorizzato all'esercizio provvisorio dello scarico nel mare Adriatico delle acquee reflue depurate affluenti dall'impianto di trattamento a servizio dell'agglomerato di Molfetta", si legge nei documenti.
Sempre la Regione ha concesso all'Acquedotto Pugliese la gestione del bene per sei mesi e, per ottenere la proroga, dovrà attenersi al rispetto della normativa contro l'inquinamento ma anche realizzare opere di potenziamento del depuratore dimostrando che esse siano funzionali.

Il ruolo del Comune di Molfetta sarà quello di collaborare con Acquedotto Pugliese, vigilando sulle attività legate tanto alla gestione dell'impianto di depurazione quanto alla rete fognaria, con l'obbligo di riferire puntualmente sia alla Regione Puglia sia alla Città Metropolitana di Bari.

Su deliberazione della Giunta comunale, sarà adesso il Sindaco di Molfetta ad attivarsi per gli adempimenti.
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