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Vasca di colmata, Manuel Minervini: «È il momento della chiarezza e anche del coraggio»
La nota del candidato sindaco alle amministrative di maggio
Molfetta - mercoledì 29 aprile 2026
11.55 Comunicato Stampa
«Ci hanno venduto un sogno: un nuovo lungomare, una passeggiata tra le onde. Ma dietro i colori dei rendering si nasconde una realtà molto più grigia. Quella che chiamano 'promenade' è, nei fatti, il progetto di una gigantesca vasca destinata a essere riempita di fanghi della cui composizione, inoltre, non possiamo fidarci completamente», è quanto dichiarato dal candidato sindaco alle amministrative 2026 a Molfetta, Manuel Minervini.
«Sul tema c'è chi non si pronuncia per mascherare la sua approvazione oppure chi racconta il progetto come qualcosa che non si può più fermare, come se quanto deciso – non da noi – nel 2017 sia una decisione sacra e inviolabile. Eppure oggi sappiamo, grazie alle analisi chimiche e tossicologiche, che una porzione dei sedimenti da dragare è contaminata; che i lavori rischiano di essere avviati senza aver preventivamente ottemperato a tutte le prescrizioni del Decreto del Ministero dell'Ambiente e Beni Culturali n. 648/2005, concernente la "compatibilità ambientale" del Piano Regolatore del Porto di Molfetta».
«Si fa finta di ignorare che appena il Piano di fattibilità (PFTE) è stato predisposto (tra il 2023 ed il 2025), le associazioni hanno potuto esaminarlo, riscontrando evidenti e gravissime criticità e di lì è partita una mobilitazione che ha prodotto anche un esposto circostanziato, firmato e presentato da associazioni, movimenti e anche dalle forze della coalizione che oggi sostengono la mia candidatura. Questa sensibilizzazione prodotta nei mesi passati ha acceso i fari sulla errata gestione dei sedimenti, in difformità con la norma tecnica vigente (D.M. n. 173/2016), che prescrive che una vasca di colmata in ambiente conterminato, come quella in oggetto, debba essere localizzata nel bacino portuale», prosegue.
«A questo si somma l'assenza nel progetto, di una qualsiasi indicazione sulla destinazione d'uso della colmata e questo perché una colmata, riempita di sedimenti che il Progetto di Fattibilità definisce in parte contaminati, non può avere alcuna destinazione d'uso: la sua funzione è solo quella di contenere i fanghi stessi, tenendoli isolati dalle persone e (parzialmente) dall'ambiente. Alcuni fanno finta di non sapere queste cose o di non conoscere questi atti amministrativi. Come nell'esposto ribadivamo che c'erano tutti i presupposti tecnici e amministrativi per revocare "in autotutela" la gara, così oggi ribadiamo che ci sono i margini per non contrattualizzare l'affidamento dei lavori e riconsiderare un progetto così invasivo, anche attraverso procedure di pubblico ascolto e partecipazione della cittadinanza al fine di individuare soluzioni alternative».
«Perché non vogliamo guardare in faccia il vero pericolo? Perché ipotecare definitivamente buona parte del nostro fronte mare stravolgendo il legame tra la nostra comunità e il mare? Una volta proceduto su questa strada scellerata non si tornerebbe più indietro. Dicono che basterà coprire tutto con 30 centimetri di ciotoli per renderlo calpestabile. E' pura fantasia, perché i fanghi richiederebbero 5-10 anni per potersi consolidare e al netto del capping di ciotoli non avrebbero alcuna portanza. A ciò si aggiunga che i fanghi contaminati da arsenico, idrocarburi benzenici e composti organostannici devono rimanere isolati e non calpestabili per questioni di salute pubblica, altro che parco giochi per bambini»aggiunge.
«Molfetta non può permetterselo. E allora dobbiamo fermare il progetto e agire concretamente, ma non basta. Avremo il dovere di riqualificare radicalmente il lungomare Colonna per renderlo bello e gradevole da vivere. E dobbiamo farlo riprogettando il fronte mare, ripensandone la mobilità e anche, soprattutto, dotandolo di una spiaggia pubblica urbana attrezzata e accessibile. Così il lungomare ripartirà: diverrà il simbolo dell'accesso al mare libero ed inclusivo nel centro della città. Raggiungibile a piedi, pensato per essere adatto alle necessità di tutti e tutte. Il litorale di levante può riprendere vita e bellezza a partire dal suo centro vitale, con l'obiettivo di divenire anche un importante polo di attrazione turistica. È una scelta fondamentale che non può più aspettare, è il mio impegno, ricollegare Molfetta alla sua identità, al suo mare. Lo realizzeremo insieme», conclude.
«Sul tema c'è chi non si pronuncia per mascherare la sua approvazione oppure chi racconta il progetto come qualcosa che non si può più fermare, come se quanto deciso – non da noi – nel 2017 sia una decisione sacra e inviolabile. Eppure oggi sappiamo, grazie alle analisi chimiche e tossicologiche, che una porzione dei sedimenti da dragare è contaminata; che i lavori rischiano di essere avviati senza aver preventivamente ottemperato a tutte le prescrizioni del Decreto del Ministero dell'Ambiente e Beni Culturali n. 648/2005, concernente la "compatibilità ambientale" del Piano Regolatore del Porto di Molfetta».
«Si fa finta di ignorare che appena il Piano di fattibilità (PFTE) è stato predisposto (tra il 2023 ed il 2025), le associazioni hanno potuto esaminarlo, riscontrando evidenti e gravissime criticità e di lì è partita una mobilitazione che ha prodotto anche un esposto circostanziato, firmato e presentato da associazioni, movimenti e anche dalle forze della coalizione che oggi sostengono la mia candidatura. Questa sensibilizzazione prodotta nei mesi passati ha acceso i fari sulla errata gestione dei sedimenti, in difformità con la norma tecnica vigente (D.M. n. 173/2016), che prescrive che una vasca di colmata in ambiente conterminato, come quella in oggetto, debba essere localizzata nel bacino portuale», prosegue.
«A questo si somma l'assenza nel progetto, di una qualsiasi indicazione sulla destinazione d'uso della colmata e questo perché una colmata, riempita di sedimenti che il Progetto di Fattibilità definisce in parte contaminati, non può avere alcuna destinazione d'uso: la sua funzione è solo quella di contenere i fanghi stessi, tenendoli isolati dalle persone e (parzialmente) dall'ambiente. Alcuni fanno finta di non sapere queste cose o di non conoscere questi atti amministrativi. Come nell'esposto ribadivamo che c'erano tutti i presupposti tecnici e amministrativi per revocare "in autotutela" la gara, così oggi ribadiamo che ci sono i margini per non contrattualizzare l'affidamento dei lavori e riconsiderare un progetto così invasivo, anche attraverso procedure di pubblico ascolto e partecipazione della cittadinanza al fine di individuare soluzioni alternative».
«Perché non vogliamo guardare in faccia il vero pericolo? Perché ipotecare definitivamente buona parte del nostro fronte mare stravolgendo il legame tra la nostra comunità e il mare? Una volta proceduto su questa strada scellerata non si tornerebbe più indietro. Dicono che basterà coprire tutto con 30 centimetri di ciotoli per renderlo calpestabile. E' pura fantasia, perché i fanghi richiederebbero 5-10 anni per potersi consolidare e al netto del capping di ciotoli non avrebbero alcuna portanza. A ciò si aggiunga che i fanghi contaminati da arsenico, idrocarburi benzenici e composti organostannici devono rimanere isolati e non calpestabili per questioni di salute pubblica, altro che parco giochi per bambini»aggiunge.
«Molfetta non può permetterselo. E allora dobbiamo fermare il progetto e agire concretamente, ma non basta. Avremo il dovere di riqualificare radicalmente il lungomare Colonna per renderlo bello e gradevole da vivere. E dobbiamo farlo riprogettando il fronte mare, ripensandone la mobilità e anche, soprattutto, dotandolo di una spiaggia pubblica urbana attrezzata e accessibile. Così il lungomare ripartirà: diverrà il simbolo dell'accesso al mare libero ed inclusivo nel centro della città. Raggiungibile a piedi, pensato per essere adatto alle necessità di tutti e tutte. Il litorale di levante può riprendere vita e bellezza a partire dal suo centro vitale, con l'obiettivo di divenire anche un importante polo di attrazione turistica. È una scelta fondamentale che non può più aspettare, è il mio impegno, ricollegare Molfetta alla sua identità, al suo mare. Lo realizzeremo insieme», conclude.


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