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Urbanistica a Molfetta, l'attacco del centrosinistra dopo il Consiglio Comunale

Nota congiunta a firma di Natalicchio, Porta e Zaza

E così finalmente, dopo 15 mesi di "studio matto e disperatissimo", dopo aver mancato l'appuntamento con bandi e finanziamenti regionali, dopo essersi "autocommissariata" sul Piano delle Coste, l'Amministrazione Minervini degli "esperti" è arrivata in consiglio comunale con una proposta di variante all'articolo 7 delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Regolatore.

Una proposta inquietante di "sviluppo insostenibile", che con 4 paroline aggiunte consentirebbe – se approvata e autorizzata dalla Regione Puglia – di realizzare nei comparti di espansione non più villette con altezza massima di 8 metri ma palazzi fino a 25 metri. Parliamo di quella fascia di campagna compresa tra Residence Alba, villaggio Belgiovine e Madonna della Rosa.

Come si giustifica questa scelta che implica gravi ricadute paesaggistiche oltre che economiche in una città già tanto sfregiata dal punto di vista ambientale e tanto inondata di costruzioni al punto che il mercato immobiliare resta fermo da anni?

Dopo l'approvazione del Piano regolatore comunale, sono stati approvati a livello sovracomunale sia il Piano di assetto idrogeologico(PAI) che il Piano paesaggistico territoriale (PPTR). Due strumenti avanzati di tutela del territorio, due piani sovraordinati a protezione dell'ambiente in cui sorgono le abitazioni e a protezione della qualità della vita. Due strumenti utili per consentire scelte urbanistiche sostenibili. A questi due piani dovevano e devono essere adeguati i Piani regolatori comunali, anche quello di Molfetta.

Invece l'Amministrazione comunale sceglie di inserire quattro paroline magiche alle regole dell'attuale Piano regolatore semplicemente per consentire l'edificazione delle volumetrie previste e per andare incontro alle richieste dei compartisti di quelle zone. Al problema generale di adeguare i vecchi strumenti urbanistici comunali, si risponde non con una nuova pianificazione urbanistica generale ma con una scorciatoia pericolosa, sbagliata e inefficace.

Pericolosa perché invece di trovare una soluzione generale a salvaguardia dell'interesse collettivo, si soddisfano prioritariamente gli interessi di una parte della città. Sbagliata perché realizzare palazzi pluripiano in zone interessate da rischio idrogeologico e valore paesaggistico significa continuare a stravolgere il territorio e comprimere servizi di qualità nelle nuove zone di espansione.Inefficace perché non basta una piccola modifica alle norme del Piano regolatore per costruire, poiché servirà completare le pianificazioni esecutive e ottenere le autorizzazioni paesaggistiche regionali, sicché l'unico risultato certo sarà l'aumento dell'Imu su questi suoli (che la precedente Amministrazione aveva diminuito).

È sconfortante che un Consiglio comunale sia stato costretto a decidere sotto minaccia del ritorno al contenzioso da parte dei compartisti e che l'unica soluzione individuata dall'Amministrazione comunale sia stata quella di cedere completamente a tutte le richieste private. Il centrodestra di Minervini parla finalmente di "sblocco dell'edilizia" che farà ripartire le costruzioni in città bloccate, secondo il solito ritornello ideologico dei consiglieri di maggioranza, dalla "disastrosa" precedente amministrazione di sinistra.Il sindaco e la sua maggioranza dispensano promesse e assicurano che la variante offrirà nuove occasioni di lavoro e, addirittura, farà tornare a Molfetta quanti sono emigrati nel passato.

Se la questione non fosse seria, ci sarebbe da ridere.

Si vogliono giustificare nuove espansioni come se il mercato non fosse già saturo. Basti considerare la quota di nuovi appartamenti invenduti in città, oppure i permessi a costruire autorizzati ma non ritirati da parte dei costruttori dagli uffici comunali. Un esempio lampante: il Comparto 18, approvato durante la precedente amministrazione, senza che ancora oggi all'orizzonte si vedano gru o si registrino scavi di fondamenta.

Eppure ci sarebbero tutte le condizioni necessarie perché le Istituzioni operino per una concertazione generale dei vari interessi con i vari attori, attraverso l'avvio del nuovo Piano Urbanistico Generale, ma evidentemente la visione del cemento che si espande a danno dell'ambiente e dell'economia locale può contare ancora su una larga maggioranza trasversale costituita dal centrodestra al governo di Tommaso Minervini (Pd compreso) e dal centrodestra all'opposizione di Isa De Bari che su questo provvedimento si è astenuta, rivendicando soddisfatta che finalmente si tornava alla linea urbanistica che era stata dell'Amministrazione Azzolini.

A questa continuità tra i due centrodestra, foriera di scempi e blocchi ben più gravi dello sviluppo di Molfetta, ci opporremo in tutte le sedi politiche e amministrative, perché questa variante del Piano regolatore non venga autorizzata e si riprenda la strada maestra di una nuova pianificazione generale.
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