La Guardia di Finanza
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Cronaca

Società fantasma a Molfetta al centro di una maxi truffa sui fondi PNRR

Era usata per ottenere illecitamente finanziamenti europei destinati all’innovazione digitale

Una società con sede fittizia a Molfetta è finita al centro di un'articolata operazione della Guardia di Finanza condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Treviso, su delega della Procura Europea – sede di Venezia. Le indagini riguardano una presunta truffa ai danni dello Stato per 486 mila euro, legata a fondi del PNRR destinati alla transizione digitale delle imprese.

Le verifiche delle Fiamme Gialle hanno rivelato un meccanismo ben collaudato: quattro società – formalmente con sede operativa nel Mezzogiorno, tra cui una proprio a Molfetta – avrebbero dichiarato informazioni false per accedere alle agevolazioni previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. In realtà, secondo gli investigatori, le sedi dichiarate non erano mai state operative, e le imprese coinvolte erano già in condizioni economiche critiche, destinate a breve alla liquidazione.

Tra i soggetti finiti sotto la lente degli inquirenti, figurano un uomo originario di Barletta, un barese e un imprenditore padovano, quest'ultimo considerato il promotore della frode: Flavio Zanarella, già ai domiciliari per una precedente indagine su fondi nazionali, in cui è accusato di bancarotta fraudolenta, truffa aggravata e autoriciclaggio per un ammontare complessivo di circa 1,7 milioni di euro. Secondo l'accusa, gli indagati – otto in totale, di cui sei sottoposti a misure cautelari – avrebbero simulato progetti innovativi mai realizzati, al solo scopo di ottenere il primo 50% del finanziamento, che sarebbe poi stato dirottato verso il pagamento di debiti pregressi o utilizzato per finalità personali, in completa violazione delle norme che regolano l'uso dei fondi pubblici.

In particolare, la falsa sede di Molfetta è risultata strategica per soddisfare il requisito della localizzazione nel Sud Italia, necessario per accedere al contributo. Le società coinvolte avevano inoltre attestato una solidità finanziaria inesistente, presentando bilanci alterati o fuorvianti. Durante l'operazione – che ha coinvolto le province di Treviso, Venezia, Brescia, Padova, Barletta-Andria-Trani e Bari – i finanzieri hanno eseguito un sequestro preventivo d'urgenza, colpendo conti correnti e disponibilità economiche riconducibili agli indagati. Parte dei fondi, circa 183 mila euro, sarebbe già stata oggetto di autoriciclaggio.

L'inchiesta è frutto di una collaborazione tra Guardia di Finanza e Simest S.p.A., con il supporto del Nucleo Speciale Spesa Pubblica e Repressione Frodi Comunitarie. Le autorità ribadiscono che, in questa fase, tutti gli indagati devono considerarsi presunti innocenti fino a sentenza definitiva.
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