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Sistema scuola a pezzi, quando superare un concorso non vale neanche un posto precario

Oggi inizia il nuovo anno scolastico, con il solito caos supplenze e l’incertezza totale di migliaia di docenti

Graduatorie attese per settimane, poi pubblicate piene di errori e rifatte da zero. Nomine arrivate a tre giorni lavorativi dall'inizio della scuola, poi revocate, riviste e riassegnate 24 ore dopo, a due giorni lavorativi dall'inizio della scuola. E un sacco di docenti che avevano già assunto l'incarico e preso servizio nelle scuole di destinazione si sono ritrovati con un pezzo di carta straccia in mano. È la cronaca, spicciola, di ogni inizio settembre, i giorni caldissimi dell'avvio dell'anno scolastico. È la solita "Odissea" dei docenti precari, i supplenti, che ogni anno fanno i conti con una burocrazia estenuante, pachidermica, senza capo né coda.

Ma una cosa l'abbiamo imparata, sulla nostra pelle. Sì, perché chi scrive - per una volta - non fa comparire la propria firma su queste colonne in qualità di giornalista, ma in qualità di docente precario. Uno solo, che vorrebbe provare a dare voce a migliaia di colleghi che ogni anno - tra fine agosto e inizio settembre - si ritrovano con il fiato sospeso a recitare orazioni, in attesa che gli uffici scolastici territoriali diano qualche segnale di vita.

Una cosa l'abbiamo imparata, dicevo… L'algoritmo che si è inventato il ministero della Pubblica Istruzione, per assegnare le nomine ai supplenti precari, si è rivelato un fallimento totale. L'ennesimo di una macchina che, dall'alba dei tempi a oggi, fa acqua da tutte le parti. Gianni Verga, segretario generale della Uil scuola Puglia, ha invocato un ritorno alle convocazioni in presenza; soluzione che sicuramente aiuterebbe a contenere i macroscopici errori (per esempio, la non considerazione delle riserve di posto) verificatisi nell'elaborazione delle graduatorie (le Gps e le Gae, come si dice nel burocratese scolastico), ma che al contempo denuncia l'arretratezza digitale cronica di cui soffre la nostra pubblica amministrazione. E, beninteso, non è un problema solo di Bari, della Puglia e del Sud; l'ingorgo degli uffici scolastici è un male che attraversa la penisola come un fiume carsico, da Aosta a Siracusa, da Trieste a Leuca.

Vogliamo dare la colpa ai dipendenti degli Usp e degli Usr? Potremmo farlo, ma non sarebbe giusto. Già, perché anche loro da decenni lavorano sotto organico, e si trovano a dover elaborare e pubblicare graduatorie complicatissime in un periodo come agosto, quando alla scarsità del personale si sommano le ferie estive. Insomma, da lavoratore precario, senza nessuna garanzia, non me la sento di gettare la croce addosso a degli altri lavoratori che operano quotidianamente in condizioni tutto meno che invidiabili.

No, il problema è a monte: il sistema scuola è andato in mille pezzi ormai da decenni, se mai ha veramente funzionato nell'epoca repubblicana. A ogni cambio di Governo, il ministro di turno promette di iniziare l'anno scolastico con tutti i docenti al loro posto; bella favola sì, ma non ci ha mai creduto nessuno. E anche il ministro Patrizio Bianchi ha provato il gioco di prestigio, ma chi ha la scorza dura non ci è cascato. Sorvoliamo, poi, sul fatto che - solo in Puglia - circa 50 scuole sono senza dirigente, pur essendoci un nutrito manipolo di presidi pugliesi che dal Nord vorrebbe tornare a toccare le "sacre sponde" del Tacco.

E vengo, così, al punto centrale: i concorsi. Tra la primavera e l'estate (ma si andrà avanti anche in autunno e inverno) un numero non quantificabile di aspiranti docenti si è misurato con questo chimerico orizzonte. Della follia che ha caratterizzato le prove scritte si è già ampiamente parlato: quiz cervellotici nel migliore dei casi, sbagliati nella loro formulazione nel peggiore. E il "discreto lettore" vuole sapere qual è la parte più ironica di tutte? È presto detto: noi docenti non dobbiamo pretendere dagli studenti un sapere nozionistico, ma il ministero a noi richiede proprio quello, un nozionismo vuoto e borioso. Un buon 90% dei candidati è stato fermato allo sbarramento dello scritto in diverse classi di concorso, per poi tornare buoni da precari; senza i supplenti, d'altra parte, la giostra non girerebbe. E lo dico nei panni di uno dei pochissimi fortunati che è riuscito a superare il quizzone, per poi ritrovarsi all'orale.

Qui, però, si apre un altro capitolo. Premessa doverosa: per iscriversi in prima fascia già quest'anno, il ministero richiedeva di prendere l'abilitazione entro il 20 luglio. Vale a dire: entro quella data la procedura concorsuale doveva essere conclusa con la pubblicazione della graduatoria. Alcuni colleghi (penso a quelli che hanno sostenuto il concorso in Puglia di Spagnolo per la secondaria di secondo grado) ce l'hanno fatta in tempo e sono riusciti a passare in prima fascia; diversi tra loro si sono garantiti, perlomeno, un posto sul sostegno fino al 30 giugno (ci sono state le nomine in ruolo quest'anno, altra variabile che ha scombinato i pronostici).

Chi, come me, ha sostenuto la prova per la classe di concorso A019 (Filosofia e Storia) per la Puglia ha, però, un'altra storia da raccontare. Innanzitutto, noi pugliesi siamo dovuti andare in Campania a sostenere l'orale, insieme ai candidati di Basilicata, Calabria, Sicilia e - appunto - Campania. Un accorpamento di regioni che serve allo Stato per risparmiare qualcosa, sulle spalle dei poveri aspiranti (io, per un viaggio a Maddaloni con pernotto di due notti, ho speso "appena" 300 euro, chissà quanto è venuto a costare a un siciliano). Ma non è questo il punto: chi scrive ha sostenuto (e superato) la prova il 21 luglio, gli orali sono terminati il 28, e a oggi - 11 settembre - ancora non è stata pubblicata la graduatoria di merito. Il che, tradotto in soldoni, significa che anche quest'anno ci siamo trovati in seconda fascia, pur avendo - de facto - superato il concorso. E anche qui non me la prendo con l'Usr della Campania, perché quello che sono stati chiamati a fare è un lavoraccio senza eguali, con agosto di mezzo. Me la prendo con un sistema che - ripeto - sta facendo di tutto per perdere la credibilità; e se la scuola non ha credibilità… Per la Costituzione tutti i cittadini sono uguali e hanno uguali diritti, non se, però, la solita burocrazia ha qualcosa da ridire in merito.

Risultato? Dalla prima tornata di Gps sono rimasto fuori (anche dalle rettifiche successive), e anche quest'anno mi ritrovo a settembre con il rosario in mano a pregare il cielo di rientrare in uno dei prossimi giri di nomina. Anche se non sulla materia che ho studiato per una vita, per cui ho superato un concorso pubblico; non fa niente, va bene anche a chilometri da casa mia. È il ballo dei precari, è la gavetta che dobbiamo e che abbiamo accettato di fare. Ma qualcuno, nella stanza dei bottoni, dovrebbe riflettere o, almeno, chiedere scusa; ce lo devono. Buon anno scolastico a tutti; se me lo concedete, soprattutto ai docenti precari.
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