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Coronavirus e didattica a distanza, cosa ne pensano gli alunni di Molfetta?

Le testimonianze dai più piccoli ai più grandi: l'altro aspetto di questi giorni in casa

Coronavirus. E' arrivato come uno tsnami, ha stravolto vite, abitudini, consuetudini, ha stravolto la routine, la "noiosa" quotidianità. E quando questa è venuta meno si è riscoperto quanto era bella quella quotidianità.

La prima istituzione ad essere colpita da questa onda anomala è stata la scuola, i ragazzi dall'oggi al domani si sono trovati a casa ad affrontare la didattica a distanza, a sperimentare un nuovo modo di "fare scuola".

Abbiamo voluto capire dai diretti interessati come stanno affrontando questo imprevedibile periodo, ovviamente sono stati tutti raggiunti telefonicamente o tramite whatsapp.

Dai più piccoli ai più grandi c'è un filo che li unisce, l'essere ritornati ad apprezzare la scuola, che non è solo l'edificio scolastico, è tanto altro di più. E' il confrontarsi quotidianamente con i propri amici, imparare cose nuove, ma anche semplicemente giocare. E c'è anche un altro fattore che li accomuna: la noia di dover essere solo e semplicemente in casa. Anche loro da questa anomala esperienza stanno imparando tanto. E troviamo in loro anche tanta saggezza e soprattutto tanto ottimismo, che in questo periodo non guasta.

Incominciamo da Saverio, scuola elementare: «inizialmente come ho saputo che non sarei andato a scuola ho gioito, pensavo ad un periodo di festa. Ma subito le maestre ci hanno dato i compiti, quindi ho capito che non erano i soliti giorni di festa delle vacanze. Poi non ho potuto più frequentare le lezioni di tennis, sospesi anche il catechismo e gli scout, insomma non potevo fare più niente, devo stare solo a casa. Ora a distanza di giorni che non vedo i miei compagni dico che mi sto annoiando, sto facendo i compiti e voglio ritornare presto a scuola, voglio rivedere i miei amici, giocare con loro, voglio tornare alle mie attività».

Marco, scuola elementare, aggiunge: «sono triste e mi sto annoiando un po' perché le giornate non passano mai. Le trascorro a studiare, a guardare la tv e a giocare quasi sempre da solo. La cosa positiva è che mia madre è a casa e si dedica più a me. Vorrei che questo virus vada via il prima possibile così potrò tornare a scuola e rivedere i miei amici e le mie maestre; potrò rivedere i miei nonni, i miei cuginetti e i miei zii che mi mancano tanto; potrò tornare a karate, al catechismo e all'oratorio. Vorrei insomma tornare alla normalità e vivere in pace e serenità».

Giulia, scuola media ci descrive così questo periodo: «un po' come per tutti è stressante stare in casa ed a noi ragazzini mancano le attività sportive, ritrovarci tutti insieme a scuola, uscire con amici. Cerchiamo però di pensar positivo e di non lasciarci catturare dall'agonia che ci circonda (telegiornali , negozi vuoti,vie semi deserte). Per quanto riguarda lo studio stiamo utilizzando la piattaforma Edmodo che è abbastanza funzionale: i prof ci inoltrano video, ci scrivono i compiti e ci fanno avvicinare alla tecnologia attraverso esercizi da svolgere sulla piattaforma o in PowerPoint. Poi noi gli inviamo le foto dei compiti e gli poniamo delle domande. Quindi gli studi procedono quasi normalmente e si dice che a breve al posto di messaggi si potranno fare vere e proprie lezioni da casa».


Emanuela, scuola superiore, evidenzia l'efficienza del mondo scuola, che ha saputo sopperire alle momentanea difficoltà. Infatti dice: «solo dopo pochi giorni dalla notizia della sospensione delle attività didattiche ogni scuola si è organizzata per permettere agli studenti di continuare ad imparare: pdf, power point e allegati di ogni genere sono forniti quotidianamente dai docenti agli alunni. Personalmente sono orgogliosa e grata di poter continuare il mio percorso di studi indipendentemente da questa situazione».

Alessia, scuola superiore: «questo periodo può esserci utile per riscoprire piccoli piaceri come il semplice stare con la famiglia o per risvegliare quelle passioni e hobby che i vari impegni di ogni giorno ci impediscono di coltivare.
In un'era dominata dai social network noi ragazzi possiamo sfruttare al meglio ciò che ci offrono per tenerci il più possibile in contatto attraverso le videochiamate e tutte le applicazioni di messaggistica. Infatti, anche la scuola ha adottato questo sistema. Certamente però il contatto fisico è tutta un'altra cosa.
Questo periodo potrebbe essere utile a noi ragazzi a comprendere fino in fondo l'importanza per la propria salute e a far accrescere un forte senso di responsabilità per se stessi e per gli altri».

Gianpaolo non ha dubbi, anche lui scuola superiore: «con un po' di buon senso e con molta igiene, ma soprattutto restando a casa possiamo far sì che questo virus possa svanire in questo mesetto. Ciò che mi rammarica di più, per un appassionato come me delle processioni pasquali, è che forse non si svolgeranno, quindi consiglio a coloro che sono appassionati o "fissati" come me di ascoltare sempre più le nostre care marce funebri e farsi forza, aspettando un miracolo che le statue possano uscire quest'anno.
Per quello che concerne la didattica a distanza è certamente utile, ci consente di non perdere le lezioni, di fare esercitazioni, soprattutto nelle materie scientifiche. La situazione che stiamo vivendo purtroppo non è bella, preferirei tornare a scuola quanto prima».

Andrea, scuola superiore, ha le idee ben chiare sulla didattica a distanza dice: «è giusto ricorrere a questo tipo di insegnamento, è forse l'unica soluzione per le scuole ma non sarà mai di pari livello ai rapporti che si creano nell'ambito scolastico tra docenti, tra compagni di classe, compagni d'istituto. E' totalmente diverso!
Sicuramente non offre la preparazione di cui avremmo bisogno, la mancanza di spiegazioni, interrogazioni, compiti in classe, sono vuoti impossibili da colmare tramite via informatica. È solo un palliativo, non un rimedio».
Ma c'è anche chi in tutta questa situazione anomala deve affrontare un impegno importante a fine anno: gli esami di maturità. Annapaola lo racconta così: «questo è il mio ultimo anno di liceo ed il mio percorso scolastico ha deciso di stupirmi facendomi sperimentare mille cose nuove, ma non proprio piacevoli: a partire da una nuova sede, per finire alla didattica online dei tempi del coronavirus.
E questo colpo basso proprio non me l'aspettavo.
Provo a dirmi che mi abituerò anche a questo. Ma poi no, rettifico. Non devo limitarmi ad abituarmi, mi impegnerò ad imparare: tutto questo deve insegnarmi qualcosa.

Insegnare, nel senso della vera etimologia del termine, lasciare un "signum", forgiare, incidere qualcosa nell'anima. Che poi, questo è il vero compito della scuola, no? E allora mi dico che, sì, oltre al questionario di latino su Word, oltre a Virginia Woolf studiata in Power Point, oltre alla Divina Commedia spiegata in videochiamata su Zoom, la scuola quest'anno ha deciso di insegnarmi molto di più.

Ed io devo reagire come ho sempre fatto: ascolterò molto, presterò tanta attenzione e avrò fiducia, non solo negli insegnanti, ma anche e soprattutto nel tempo e nelle circostanze; come dice Seneca, gioiosa ed a testa alta saprò cavarmela dovunque queste mi porteranno».
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