
Vita di città
Il titolare della Boutique Corso Umberto scrive al sindaco Manuel Minervini: «Le chiediamo soltanto di non dimenticare Corso»
«Le scriviamo con amarezza, con delusione e con il dolore di chi, oltre ai danni economici, subisce il peso dell'indifferenza»
Molfetta - sabato 27 giugno 2026
10.42
Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta al sindaco Manuel Minervini di Michele Duino, titolare della Boutique Corso Umberto, che desidera condividere una riflessione sul tema della sicurezza e dell'attenzione verso il centro cittadino. Qui il testo integrale:
«Egregio Signor Sindaco,
probabilmente sarà già venuto a conoscenza dei due furti che, in pochi giorni, hanno colpito Corso Umberto, una delle strade più belle, più frequentate e più rappresentative della nostra città. Corso Umberto è il cuore di Molfetta. È la strada dei negozi, delle famiglie, del passeggio, dei sacrifici quotidiani di tanti commercianti che, nonostante le difficoltà, continuano a credere in questa città.
È anche la strada che, durante l'ultima campagna elettorale, è diventata il centro della vita politica cittadina. Non possiamo dimenticare la folla, i comizi, gli incontri, l'entusiasmo e le tante persone che stazionavano davanti alle nostre vetrine. Noi siamo Boutique Corso Umberto, quasi di fronte a quello che è stato il Suo comitato elettorale. Abbiamo ascoltato con attenzione le Sue parole e quelle dei Suoi illustri ospiti. Abbiamo sopportato con pazienza i disagi causati dalla presenza di tanta gente davanti ai nostri ingressi, perché la democrazia merita rispetto e partecipazione.
Ma oggi la campagna elettorale è finita. Lei è stato eletto e oggi è il Sindaco di tutti, anche di quella strada che l'ha vista protagonista, anche di quei commercianti che ogni mattina alzano una serranda, pagano tasse, danno lavoro e cercano, con enormi sacrifici, di mantenere vivo il centro cittadino.
Eppure, Signor Sindaco, oggi Corso Umberto si sente sola. Di giorno è una strada ipercontrollata: i vigili sono presenti, le multe fioccano, i clienti vengono scoraggiati anche per una breve sosta e i commercianti sono sottoposti a controlli continui. Ma quando cala il sole e le saracinesche si abbassano, quella stessa strada sembra diventare terra di nessuno.
Subiamo furti, atti di inciviltà, assistiamo a moto e biciclette che sfrecciano senza regole, vediamo anziani impauriti e comportamenti indecorosi che offendono chi lavora e chi ama questa città. E adesso, dopo l'ennesimo episodio, ci sentiamo anche soli.
No, Signor Sindaco, non Le scriviamo per fare polemica. Le scriviamo con amarezza, con delusione e con il dolore di chi, oltre ai danni economici, subisce il peso dell'indifferenza. Non pretendiamo miracoli né privilegi, ma forse ci saremmo aspettati almeno un segnale di vicinanza: una visita, una stretta di mano, persino una semplice telefonata.
Perché quando viene colpita un'attività commerciale non viene colpita soltanto una cassa o una vetrina. Vengono colpite persone, famiglie, sacrifici e sogni. Viene colpita una parte della città.
Noi sentiamo spesso parlare di pace: la pace tra i popoli, la pace da difendere, la pace da costruire. Eppure, Signor Sindaco, noi commercianti siamo in guerra ogni giorno: contro la paura, contro l'inciviltà, contro chi pensa che tutto sia permesso e contro la sensazione, sempre più forte, di essere lasciati soli.
Noi non vogliamo altro che lavorare serenamente. Le chiediamo soltanto di non dimenticare Corso Umberto, perché una città non vive soltanto durante una campagna elettorale: una città vive ogni giorno. Vive grazie a chi apre un negozio quando gli altri dormono, grazie a chi accende una vetrina, grazie a chi continua a investire, a pagare e a resistere.
Noi continueremo a farlo, ma abbiamo bisogno di sentire che le istituzioni ci sono, che il Sindaco c'è. Perché Corso Umberto non può essere ricordato solo quando c'è da chiedere un voto. Con rispetto, ma con profonda amarezza»
«Egregio Signor Sindaco,
probabilmente sarà già venuto a conoscenza dei due furti che, in pochi giorni, hanno colpito Corso Umberto, una delle strade più belle, più frequentate e più rappresentative della nostra città. Corso Umberto è il cuore di Molfetta. È la strada dei negozi, delle famiglie, del passeggio, dei sacrifici quotidiani di tanti commercianti che, nonostante le difficoltà, continuano a credere in questa città.
È anche la strada che, durante l'ultima campagna elettorale, è diventata il centro della vita politica cittadina. Non possiamo dimenticare la folla, i comizi, gli incontri, l'entusiasmo e le tante persone che stazionavano davanti alle nostre vetrine. Noi siamo Boutique Corso Umberto, quasi di fronte a quello che è stato il Suo comitato elettorale. Abbiamo ascoltato con attenzione le Sue parole e quelle dei Suoi illustri ospiti. Abbiamo sopportato con pazienza i disagi causati dalla presenza di tanta gente davanti ai nostri ingressi, perché la democrazia merita rispetto e partecipazione.
Ma oggi la campagna elettorale è finita. Lei è stato eletto e oggi è il Sindaco di tutti, anche di quella strada che l'ha vista protagonista, anche di quei commercianti che ogni mattina alzano una serranda, pagano tasse, danno lavoro e cercano, con enormi sacrifici, di mantenere vivo il centro cittadino.
Eppure, Signor Sindaco, oggi Corso Umberto si sente sola. Di giorno è una strada ipercontrollata: i vigili sono presenti, le multe fioccano, i clienti vengono scoraggiati anche per una breve sosta e i commercianti sono sottoposti a controlli continui. Ma quando cala il sole e le saracinesche si abbassano, quella stessa strada sembra diventare terra di nessuno.
Subiamo furti, atti di inciviltà, assistiamo a moto e biciclette che sfrecciano senza regole, vediamo anziani impauriti e comportamenti indecorosi che offendono chi lavora e chi ama questa città. E adesso, dopo l'ennesimo episodio, ci sentiamo anche soli.
No, Signor Sindaco, non Le scriviamo per fare polemica. Le scriviamo con amarezza, con delusione e con il dolore di chi, oltre ai danni economici, subisce il peso dell'indifferenza. Non pretendiamo miracoli né privilegi, ma forse ci saremmo aspettati almeno un segnale di vicinanza: una visita, una stretta di mano, persino una semplice telefonata.
Perché quando viene colpita un'attività commerciale non viene colpita soltanto una cassa o una vetrina. Vengono colpite persone, famiglie, sacrifici e sogni. Viene colpita una parte della città.
Noi sentiamo spesso parlare di pace: la pace tra i popoli, la pace da difendere, la pace da costruire. Eppure, Signor Sindaco, noi commercianti siamo in guerra ogni giorno: contro la paura, contro l'inciviltà, contro chi pensa che tutto sia permesso e contro la sensazione, sempre più forte, di essere lasciati soli.
Noi non vogliamo altro che lavorare serenamente. Le chiediamo soltanto di non dimenticare Corso Umberto, perché una città non vive soltanto durante una campagna elettorale: una città vive ogni giorno. Vive grazie a chi apre un negozio quando gli altri dormono, grazie a chi accende una vetrina, grazie a chi continua a investire, a pagare e a resistere.
Noi continueremo a farlo, ma abbiamo bisogno di sentire che le istituzioni ci sono, che il Sindaco c'è. Perché Corso Umberto non può essere ricordato solo quando c'è da chiedere un voto. Con rispetto, ma con profonda amarezza»
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