BANCHI SCUOLA
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Scuola e Lavoro

La “Buona scuola” che non piace

"Tesla" aderisce alla mobilitazione nazionale di domani

Elezioni Regionali 2020
«Gli ingressi dei privati nelle scuole, maggiori poteri ai dirigenti scolastici, modalità di valutazione alquanto discutibili come quelle del metodo "Invalsi", precarizzazione selvaggia del corpo docente. Sono le sue parole d'ordine, ammantate di un retorica meritocratica come poche volute dalla "Buona scuola" la riforma dei cicli e percorsi formativi voluta dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi e dal Ministro Stefania Giannini che altro non è il secondo tempo della riforma varata da Mariastella Gelmini».

Così afferma l'associazione "Tesla", formata in larga parte da studentesse e studenti medi e universitari, che annuncia la partecipazione alla mobilitazione e allo sciopero previsto per domani. Secondo l'associazione, la riforma sarebbe una offensiva contro la scuola pubblica e contro il diritto all'istruzione. «Il mondo della scuola, studenti e docenti – affermano da Tesla –punta al diritto all'istruzione attraverso la gratuità totale della scuola pubblica, dei libri di testo e trasporti, l'innalzamento dell'età dell'obbligo scolastico ai 18 anni, l'integrazione di alunni migranti o disabili e il tetto massimo di alunni per classe a 22, significa rendere la scuola realmente fruibile a tutti, come previsto dalla nostra Carta Costituzionale. Rivendichiamo sicurezza, salubrità, vivibilità ed accoglienza per le strutture scolastiche. Vogliamo ridare senso all'istruzione, reintrodurre la validità legale dei titoli di studio ridare dignità alle studentesse e agli studenti, ai docenti e a tutti e tutte coloro che vivono all'interno delle scuole». La strada maestra, secondo "Tesla" sarebbe quella di abrogare la legge Gelmini, piuttosto che partire da quella riforma per costruire una "Buona scuola" che proprio non piace.

L'associazione non crede alla carenza di quelle risorse economiche che consentirebbero una riforma "più giusta". «È la solita solfa - affermano – visto che i fondi pubblici vengono poi spesi per università e cliniche private, sottoscrivendo contratti capestro con l'Unione Europea. Noi siamo e sempre saremo per una scuola pubblica, laica e solidale, generatrice di una umanità nuova, senza se e senza ma».Inizio modulo
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