I Carabinieri
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Cronaca

Denaro e regali per i due Carabinieri al soldo del clan Di Cosola

Dal 2012, in cambio di informazioni riservate, avrebbero ottenuto favori e beni per circa 400mila euro

Elezioni Regionali 2020
Circa 400mila euro in sette anni, una sorta di stipendio mensile pari a 1.000 o 500 euro, ma anche un cesto di Natale ed elettrodomestici: per gli inquirenti della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari era questo, e non solo, il prezzo della corruzione per i due Carabinieri arrestati ieri mattina a Giovinazzo.

Sono questi, infatti, i beni, fra somme di denaro e regali, che due appuntati dei Carabinieri della Stazione di Giovinazzo, di 51 e 50 anni - quest'ultimo di Molfetta - avrebbero ricevuto dal 2012 al 2018 da uomini vicini all'articolazione giovinazzese del clan Di Cosola, l'organizzazione mafiosa radicata a Bari e nell'hinterland e promossa, fino al momento della decisione di collaborare con la giustizia di Antonio Di Cosola, in cambio di informazioni riservate su indagini in corso.

Con le pesanti accuse di concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione in atti giudiziari e rivelazioni del segreto d'ufficio con l'aggravante mafiosa, i due militari, un 51enne di Bisceglie e un 50enne di Molfetta, sono finiti in carcere su disposizione della magistratura barese. Con loro, in cella, sono finiti anche Mario del Vecchio, 41enne promotore dell'associazione mafiosa, ed un commerciante 39enne, ritenuto intermediario tra i militari e il clan.

Stando alle serrate indagini dei Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Bari, col coordinamento del sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia Federico Perrone Capano, che hanno portato alle ordinanze del giudice per le indagini preliminari Marco Galesi i due militari dell'Arma avrebbero «ritardato indagini o rivelato particolari di inchieste sul clan, fornendo in alcune occasioni copie di verbali di collaboratori di giustizia».

In particolare «con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso» avrebbero ricevuto dai componenti dei Di Cosola «denaro e altre utilità per omettere o ritardare atti del proprio ufficio e per compiere atti contrari ai doveri d'ufficio, al fine di favorire gli stessi e i loro sodali nei procedimenti penali che li vedevano coinvolti». Il riferimento è al «pagamento di una somma di denaro mensile ammontante, fino al 2015, a 1.000 euro successivamente, ridotta a 500 euro».

Avrebbero inoltre rivelato, «in maniera continuativa, informazioni relative alle operazioni di polizia giudiziaria da compiersi e, comunque, in merito alle indagini in corso (anche fornendo i verbali, ancora coperti da segreto) di dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia in merito al sodalizio criminale o i provvedimenti restrittivi da eseguire, garantendo, altresì, copertura agli appartenenti all'articolazione di Giovinazzo del clan Di Cosola».

Inoltre i due avrebbero fornito dettagli «sui turni dei militari in servizio presso la Stazione Carabinieri di Giovinazzo, degli orari in cui sarebbero avvenuti i controlli nei confronti degli affiliati sottoposti a misure coercitive» nonché - con l'aggravante di aver favorito i Di Cosola - avrebbero «consegnato, in tre distinte occasioni, documenti informatici e cartacei contenenti registrazioni e verbali di dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia».

In cambio avrebbero ricevuto un cesto di Natale, un televisore ed un robot da cucina. Uno dei due militari, inoltre, avrebbe ottenuto, secondo l'accusa, in cambio persino «l'indebito risarcimento del danno per un incidente stradale organizzato su sua richiesta per approfittare dell'indennità di servizio per la malattia».
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