L'operazione
L'operazione "Anno Zero" dei Carabinieri
Cronaca

Da Molfetta per rifornirsi di droga. 25 arresti nel clan Dello Russo

Operazione "Anno Zero" a Terlizzi, considerato uno snodo importante dello spaccio. Le dosi ordinate per telefono

Sono 25 le persone arrestate nell'operazione "Anno Zero" dei Carabinieri a Terlizzi, città considerata uno snodo importante dello spaccio. Gli acquirenti venivano anche da Molfetta: i pusher ricevevano ordini per telefono recapitando gli stupefacenti in aree periferiche o rurali del paese.

Oltre 250 i militari impegnati. Decine gli arresti e le perquisizioni domiciliari alla ricerca di armi e stupefacenti. Unità cinofile, metal detector, sofisticate strumentazioni ed un elicottero sono stati utilizzati dai Carabinieri per chiudere il cerchio sul gruppo Dello Russo. Capi e partecipi sono stati neutralizzati da una complessa indagine che, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, ha colpito un pericoloso gruppo criminale, attivo nel nord barese.

Le accuse nei confronti dei pregiudicati di Terlizzi vicini al gruppo criminale facente capo alla famiglia Dello Russo sono di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti con l'aggravante dell'organizzazione armata. Nel corso dell'indagine, i Carabinieri avevano già proceduto all'arresto di 10 indagati, al sequestro di stupefacenti (cocaina, eroina, marijuana ed hashish) ed alla segnalazione all'Ufficio Territoriale del Governo di numerosi loro assuntori.

L'indagine, basata su intercettazioni telefoniche, ambientali e videoriprese, è cominciata nel 2014 e si è arricchita nel corso degli anni delle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, inizialmente terlizzesi vittime di minacce da parte del gruppo criminale, poi bitontini. Si tratta, in questo caso, dei pregiudicati divenuti collaboratori di giustizia dopo l'omicidio di Anna Rosa Tarantino, uccisa per errore a Bitonto durante un agguato mafioso nel dicembre 2017.

L'operazione - denominata "Anno Zero" - è il frutto di un'indagine avviata nel 2014 dalla Tenenza di Terlizzi retta da Paolo Milici e poi proseguita ssieme, sino al luglio del 2018, dalla Compagnia di Molfetta retta da Vito Ingrosso e dal Nucleo Investigativo di Bari, sviluppata mediante incessanti servizi di osservazione e di pedinamento effettuati in territori ostili e per mezzo di costanti attività tecniche d'intercettazione telefonica ed ambientale.

L'indagine, inoltre, si è arricchita negli anni delle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, inizialmente terlizzesi vittime di minacce da parte del gruppo criminale, poi bitontini. Si tratta, in questo caso, dei pregiudicati divenuti collabori di giustizia dopo l'omicidio dell'anziana Anna Rosa Tarantino, uccisa per errore a Bitonto durante un agguato mafioso nel dicembre 2017, che hanno consentito di:
  • «Documentare - si legge nell'apposito comunicato stampa diffuso dai Carabinieri - una abbondante serie di elementi che dimostrano il perdurante operare dell'organizzazione criminale facente capo a Roberto Dello Russo, legato a Domenico Conte, affiliato al clan Capriati di Bari ed operativo a Bitonto, affiancato dai suoi soci Giambattista De Sario e Paolo Ficco, attiva con carattere di stabilità nella vendita e distribuzione di sostanze stupefacenti di ogni tipo nel territorio di Terlizzi, stabilmente controllato con modalità violente affinché nessun altro potesse esercitare, neppure a livello episodico e/o individuale, la medesima attività illecita. A Roberto Dello Russo e a Paolo Ficco, infatti, sono contestate anche le lesioni con sfregio permanente del viso in danno di uno spacciatore, "punito" perché aveva smerciato sulla piazza, della marijuana di cui si era approvvigionato in altro comune».
Gli inquirenti, inoltre, hanno potuto anche:
  • «Sequestrare - prosegue il comunicato stampa del Comando Provinciale di Bari - droga nella disponibilità della consorteria che manteneva importanti rapporti "commerciali" con sodalizi attivi nel capoluogo e nella provincia di Lecce e riforniva di narcotico, in regime di monopolio, le varie piazze di spaccio di Terlizzi - gestite da propri referenti, i quali erano responsabili dell'attività di smistamento del narcotico in favore dei componenti delle varie batterie di spaccio al minuto - nonché quelle di Bitonto, controllate dal gruppo mettente capo a Domenico Conte».
Durante le indagini è stato possibile anche:
  • «Ricostruire - termina il comunicato stampa diffuso dall'Arma - la composizione ed il modus operandi delle varie squadre di spacciatori al dettaglio attive a Terlizzi - ciascuna specializzata nello smercio di una determinata tipologia di stupefacente (marijuana, hashish, cocaina ed eroina) - che raccoglievano le richieste su utenze telefoniche fittiziamente intestate a terzi (utilizzando un linguaggio criptato per indicare la qualità e la quantità richiesta, del tipo "mezz'ora", "un'ora", "mezza birra" "una birra", "birra grande", "birra piccola", "un fratello grande", "un fratello piccolo", "colore bianco", "colore nero") ed eseguivano le consegne in favore degli acquirenti - provenienti anche dai vicini comuni di Ruvo di Puglia, Corato, Molfetta e Giovinazzo - prevalentemente in aree periferiche o rurali del paese ove i pusher occultavano il narcotico - già suddiviso in dosi - all'interno di contenitori nascosti tra la vegetazione ovvero nei muretti a secco oppure celandolo in pacchetti di sigarette abbandonati in luoghi isolati».
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