L'intervento del sindaco Tommaso Minervini
L'intervento del sindaco Tommaso Minervini

Sicurezza, Minervini: «Escalation dal sapore non ordinario, non vorrei fosse altro»

Il sindaco è intervenuto ieri all'incontro della Città dell'Uomo: «È un problema di criminalità, ma anche di educazione»

«A Molfetta, nel corso degli ultimi tempi, c'è una escalation che ha un sapore non ordinario, non vorrei fossero le prove tecniche di altra natura oppure le capacità offensive mostrate dalla microcriminalità. Il nostro è un problema di delinquenza, ma anche e soprattutto di educazione e organizzazione delle varie istituzioni».

Con queste parole, ieri sera, il sindaco di Molfetta, Tommaso Minervini, introdotto dal moderatore Onofrio Losito, ha aperto l'incontro "Legalità: consapevolezza, responsabilità, educazione", sulla analisi della realtà territoriale e le strategie da attivare, organizzato dall'associazione di promozione sociale Città dell'Uomo: «Il problema della criminalità organizzata è un problema atavico qui in Puglia - ha detto Minervini -, soprattutto nell'area foggiana, poi riconvertito in quella barese».

Per Debora Ciliento, invece, consigliere regionale del Partito Democratico, «il termine legalità si deve associare a quelli di coerenza, costanza e di educazione», in una Puglia in cui «il fenomeno delle baby gang c'è sempre stato, mentre il Covid-19 ha, purtroppo, interrotto le relazioni sociali: è arrivato il momento di mettere in rete sistemi per tracciare la legalità». In Puglia, «dove ben dieci comuni sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose, la mafia non è uguale, ma ha tante differenze».

La vice presidente della commissione regionale di studio e di inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata pugliese, inoltre, si è detta preoccupata dalla abolizione del reddito di cittadinanza: «Cosa succederà a chi lo perderà in un territorio come il nostro che vanta un alto numero di disoccupati? Aumenteranno i reati? Bisogna dare speranza a queste persone», ha sottolineato Ciliento, prima di rivelare la sua ricetta: «Fra le telecamere e l'educazione, punto sulla seconda».

Il capitano Francesco Iodice, comandante della Compagnia Carabinieri di Molfetta, ha posto l'accento sul proprio lavoro: «Siamo noi i primi a mettere in atto la legalità. il primo modo per educare è l'esempio, noi dobbiamo essere d'esempio - ha sottolineato -. La prima misura da mettere in atto sul territorio è l'educazione con incontri nelle scuole sul rispetto delle regole» su cui l'Arma, come ogni anno, offre un apporto educativo per la costante diffusione della cultura della legalità.

«Quando parliamo di legalità - ha proseguito - non parliamo solo di mafia, di Falcone e di Borsellino, ma anche d'illegalità diffusa, come gli schiamazzi notturni o i fuochi d'artificio. Parliamo di bullismo e cyberbullismo, ma anche d'omertà». Fra le strategie proposte quella di «aumentare gli incontri nelle scuole perché manca la consapevolezza dei rischi e più collaborazione: la vicinanza col cittadino è fondamentale. Qualsiasi cosa vedete - è il suo appello - raggiungeteci in caserma».

Don Angelo Cassano, invece, parroco di San Sabino e referente regionale dell'associazione Libera, è tornato sui fuochi d'artificio in una «Puglia in cui tanto è stato fatto, ma questo non può bastare: noi non siamo convinti che sono solo questioni legate alle ricorrenze. A Bari, in determinate ore, ci sono fuochi d'artificio, forse un segnale del controllo del territorio, che servono a marcare la presenza. Non bisogna sottovalutare niente - ha rimarcato - neanche i casi di microcriminalità».

La criminalità si sta innovando con il suo «welfare sostituivo mafioso», ha concluso don Cassano, prima di passare la parola al vescovo Domenico Cornacchia che ha ricordato l'esperienza di San Giovanni Bosco: «Prevenire, non reprimere». Valori promossi nel contesto della prevenzione e veri obiettivi della educazione.
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