Gabriele Vilardi
Gabriele Vilardi

La Molfetta che sarà, per Gabriele Vilardi «occorre partire dai bisogni della quotidianità»

Le parole del segretario cittadino di AVS - Sinistra Italiana verso le prossime elezioni

Terzo appuntamento con "La Molfetta che sarà", il format ideato dalla redazione di MolfettaViva in avvicinamento alle elezioni amministrative 2026: oggi parliamo di queste tematiche con Gabriele Vilardi, segretario cittadino di AVS - Sinistra Italiana.

1) Quale deve essere oggi la priorità per il futuro di Molfetta?
"La priorità per Molfetta è fermare il declino demografico e sociale, restituendo un futuro a chi oggi è costretto ad andare via. Da anni la città perde abitanti: calano le nascite, cresce l'età media e sempre più giovani emigrano perché non trovano lavoro stabile, servizi adeguati e prospettive. Questo produce meno servizi pubblici a partire dalla prima infanzia, scuole che si svuotano, famiglie che rinunciano a restare, quartieri che invecchiano e un commercio locale in sofferenza. Parallelamente è stato consumato oltre il 20% del territorio comunale senza generare sviluppo diffuso o qualità della vita. Suolo e verde sono stati sacrificati mentre il centro si svuotava e aumentavano le disuguaglianze. Il modello seguito finora non ha funzionato. Occorre cambiare rotta: lavoro di qualità, tutela del territorio, servizi per le famiglie e giustizia sociale devono tornare al centro. Serve un'economia che crei occupazione stabile, legata alla rigenerazione urbana, all'ambiente e all'economia del mare sostenibile, non allo sfruttamento delle risorse. I recenti episodi di illegalità diffusa dimostrano ad esempio che l'assenza di regole produce solo impoverimento. La priorità è fare di Molfetta una città in cui si possa restare, lavorare con dignità e vivere bene".

2) Come immagina Molfetta tra cinque-dieci anni?
"Immagino una Molfetta che ha smesso di rincorrere emergenze e ha iniziato a costruire soluzioni concrete. Una città con servizi più efficienti per famiglie e anziani, trasporti più funzionali e servizi territoriali capaci di creare lavoro e prevenzione sociale. Questo significa rilanciare ad esempio il centro per l'impiego e l'orientamento Porta Futuro, valorizzare gli spazi di coworking, oggi al centro di vicende giudiziarie, e rafforzare servizi fondamentali come il consultorio e il centro di salute mentale. Penso anche all'Ospedale Don Tonino Bello: è inaccettabile che i lavori per la nuova Rianimazione, essenziale per Chirurgia e Ortopedia, siano interminabili senza che il Comune abbia mai preso posizione. Rigenerare, non costruire: recuperare l'esistente, potenziare gli spazi pubblici, garantire il diritto alla casa e sperimentare forme come il cohousing sociale per fermare il consumo di suolo. Vedo una città che coinvolge i cittadini nelle scelte. Per dieci anni sono mancati l'uso di strumenti di partecipazione reale (vedi i forum Agenda 21 e cultura) e dibattito pubblico, anche su opere strategiche come il porto turistico e la cassa di colmata, decise senza un confronto preventivo. Oggi ne vediamo le conseguenze: i disagi in zona Banchina Seminario legati alla gestione delle acque del porto e una mobilitazione diffusa di forze sociali e politiche contro un'opera che potrebbe cambiare per sempre il volto del lungomare. Servono processi decisionali più orizzontali, anche attraverso strumenti come il bilancio partecipato, concretizzando così il principio di sussidiarietà sancito dalla Costituzione".

3) Cosa dovrebbe migliorare in città rispetto al recente passato?
"Molfetta deve riscoprire la politica come strumento concreto per costruire coscienza civica e responsabilità collettiva. La morte di Antonella Lopez nel settembre 2024 ha mostrato quanto avvenuto non è solo un episodio drammatico: rivela la seria possibilità di veder esplodere conflitto e violenza perché mancano spazi di confronto di educazione alla legalità. Molfetta è attraversata da mafia; e la politica deve intervenire concretamente per eradicare dal territorio il binomio mafia/criminalità – insicurezza/illegalità. Le indagini su appalti e gestione pubblica hanno inoltre minato la fiducia dei cittadini. Un'amministrazione competente e trasparente è fondamentale non solo per governare meglio, ma per educare al rispetto delle regole. Anche il rispetto dell'ambiente non è astratto: i casi di pesca abusiva e i conseguenti danni ai fondali, il caso dei Pini di Via Don Minzoni e della mobilitazione del Comitato difesa verde e territorio, dimostrano che la tutela delle risorse naturali deve diventare parte della cultura della città, con politiche di controllo e sensibilizzazione".

4) Quali sono i tre temi su cui la prossima amministrazione dovrebbe concentrarsi di più?
"I tre temi su cui la prossima amministrazione dovrebbe concentrarsi si possono sintetizzare nell'ABC della politica: Ascolto, Bisogni, Cura. A – Ascolto: La politica deve essere presente nei quartieri e nei luoghi di aggregazione, raccogliendo informazioni reali su problemi e opportunità anche e soprattutto attraverso una collaborazione costante con le realtà sociali attive ogni giorno. A Molfetta questo significa monitorare fenomeni di marginalità giovanile, fragilità famigliari e degrado urbano, non solo reagire a episodi gravi, ma intervenire con attenzione quotidiana. L'ascolto diventa strumento educativo, perché coinvolge direttamente i cittadini nelle decisioni e rafforza la partecipazione civica. B – Bisogni: Oltre a infrastrutture e servizi tradizionali, la città deve saper leggere bisogni emergenti: spazi ed investimenti economici per giovani, iniziative culturali, progetti formativi sul rispetto delle regole e della convivenza civile. Questo significa usare la politica come leva pedagogica, costruendo competenze civiche e sociali, prevenendo conflitti e favorendo relazioni positive tra cittadini. C – Cura: La cura riguarda la gestione attenta di spazi pubblici, scuole, servizi locali e risorse collettive, affinché siano sicuri, accessibili e sostenibili. A Molfetta questo significa valorizzare i luoghi di aggregazione, garantire manutenzione costante e incentivare pratiche comunitarie di responsabilità condivisa. La politica qui diventa esempio concreto di rispetto delle regole e tutela del bene comune, mostrando ai cittadini come prendersi cura della città sia anche un dovere civico".

5) Che approccio ritiene più adatto per amministrare la Molfetta che sarà?
"Bisogna partire dalla vita quotidiana delle persone: manutenzione reale, cura del verde, strade e piazze sicure. Luoghi come il Parco Baden Powell, il Parco di Ponente, Piazza delle Erbe e Piazza San Michele mostrano quanto incuria e abbandono incidano sul degrado e sul malcontento. Serve una politica che ascolti davvero, attraverso tavoli di quartiere e confronto continuo con i cittadini. Ogni intervento deve produrre un miglioramento concreto. E poi c'è il Lungomare, che da punto di debolezza perché sottosviluppato e poco attrattivo deve essere uno dei punti di forza della città senza passare da progetti folli come la vasca di colmata, perché trasformerebbe irrimediabilmente e in peggio l'area e ridurrebbe la fruibilità pubblica. La priorità deve essere invece far vivere il Lungomare attraverso un intelligente progetto di riqualificazione, farlo respirare assieme a quelle poche realtà commerciali che resistono ancora oggi. In fondo, il vero rilancio di Molfetta non passa da grandi progetti imposti dall'alto, ma dal prendersi cura delle cose di ogni giorno, dall'ascolto sincero delle persone e dalla capacità di rendere ogni spazio e servizio un'occasione di crescita per tutta la comunità. È così che la città diventa più vivibile, sicura e accogliente, e che i cittadini ritrovano fiducia nelle istituzioni e nella loro città".
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