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Vita di città

Il «Legionario» della Chiesa della Morte

Da guerriero a cicerone, la vita avventurosa di Raffaele Palma

Sembrerebbe il racconto di un film, ma è vita vera, vissuta, quella di Raffaele Palma, oggi 74enne. Fisico ancora integro, «senza alcun dolore reumatico», custodisce la Chiesa della Morte nel centro storico. Fa da cicerone a quanti visitano le mostre che in quel luogo si tengono con continuità. Racconta a tutti con passione anche le origini e le funzioni che il tempio ha avuto nei secoli. Ma racconta anche le sue avventure, il suo passato, con voce decisa, senza tentennamenti. È la voce di un legionario.

Si perché Palma è stato un militare della Legione Straniera. Quel corpo, francese di istituzione, attraverso cui sono passati uomini provenienti da tutto il mondo. «Mi sono arruolato, era il 1957, all'età di 17 anni – racconta – perché ho subito il fascino della divisa sin da piccolo». Figlio del comandante del distretto militare che durante al II Guerra mondiale aveva sede a Molfetta, Palma avrebbe voluto seguire le orme del padre. Ma proprio il genitore lo osteggiava. «Voleva che mi diplomassi prima e laureassi dopo – ricorda – ma io avevo in testa solo la vita militare. Così dopo un ennesimo litigio con mio padre, ho deciso di prendere un treno per raggiungere Aubagne, in Francia, dove sapevo mi sarei potuto arruolare nella legione straniera. Un viaggio lungo, senza un soldo in tasca, tanto meno senza il biglietto e senza nulla da mangiare. Per tutto il tragitto è stato un giocare a guardia e ladri con i controllori. Un gioco che ho vinto anche se i bigliettai si erano accorti dei miei movimenti.

È stata una famiglia di calabresi a sfamarmi, nell'ultima parte del viaggio». Poi l'arrivo alla frontiera e l'espatrio a piedi. «Ho attraversato il confine italiano, e poi un lunga camminata per cercare il centro di arruolamento della Legione Straniera – racconta ancora Palma – ma la mia età non mi avrebbe consentito di arruolarmi. È stato un sottufficiale della Legione incontrato casualmente in un bar a prendermi sotto la sua ala protettrice. Forse avendo notato la mia determinazione, mi ha fatto crescere in età. Al centro di reclutamento mi ha presentato come un 21enne, la maggiore età per quell'epoca, e quindi si sono aperte le porte di quella vita che avevo sempre desiderato». Le prove, i test e poi l'addestramento.« Sei mesi duri (unico periodo entro cui era concesso rinunciare) –racconta – fatto di marce quotidiane, affardellati con tutto l'equipaggiamento. Almeno 10 chilometri al giorno e ogni volta al termine della marcia le esercitazioni al poligono. E poi a scuola di francese, la lingua ufficiale della Legione».

Dopo il periodo di addestramento, la destinazione. Algeria. «Qui – afferma Palma - ho trascorso tutti i sei anni di ferma. I primi cinque obbligatori, il sesto è stato di rafferma. Qui le prime battaglie e i primi scontri a fuoco, i primi corpo a corpo». Racconta anche della sua prima uccisione. Un racconto con dovizia di particolari, irripetibile. «Avrei voluto continuare ad essere un legionario per tutti i 15 anni concessi – racconta questa volta con rammarico - ma avendo l'Algeria acquisito l'indipendenza, ho preferito congedarmi». Il rammarico è tutto nella la decisione dell'allora presidente della Repubblica di Francia, Charles De Gaulle, di «liberare» la colonia dalla protezione francese. «Su ordine del nostro comandante e in opposizione a questa decisione – afferma – eravamo pronti a paracadutarci sull'Eliseo pronti ad arrestare il Presidente. Ma il piano non andò in porto, il comandante fu arrestato, i nostro reggimento fu sciolto. E questo ha significato la fine della mia carriera».

Il rientro quindi in Italia e la ricerca di un nuovo lavoro. «Mi sono imbarcato sui mercantili - ricorda -. Ho navigato per circa 13 anni. Ho tentato di farlo prima con le compagnie di navigazione italiana. Non me lo hanno concesso per via di una ferita alla tempi che mi reso quasi cieco da un occhio (Palma è rimasto ferito anche ad una gamba) per questo ho scelto le compagnie ombra. Passato anche questo periodo ho lavorato come buttafuori davanti a discoteche e locali pubblici. Ho smesso anche questo lavoro perché i giovani d'oggi non accettano più il confronto, ricorrono subito a coltelli e pistole per regolare i loro conti. A questi giovani consiglio di arruolarsi nella Legione, forse li potranno imparare non solo la disciplina, acquisire la determinazione giusta, imparare l'onore».

«Ma – ricorda ancora – tra le reclute sono in tanti a tornare indietro. Perché la Legione non ha bisogno di persone esuberanti, di teste calde, ma di teste pensanti, capaci di calcolare. Per questo la Legione ha un record invidiabile per un corpo militare: dal 1831, anno della sua fondazione, in tutte le guerre in cui è stata protagonista, ha subito "solo" 40mila morti. Frutto del notevole e duro addestramento ricevuto.
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