ospedale don bello
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Movimento 5 Stelle e Rifondazione comunista in coro: «Il destino dell'ospedale di Molfetta è segnato»

Arriva una nota in merito al possibile futuro della struttura

Elezioni Regionali 2020
Arriva una nota sia da parte degli attivisti del Movimento 5 Stelle di Molfetta che da Rifondazione comunista, in merito al futuro dell'ospedale Mons. Antonio Bello, oggi più che mai al nell'occhio del ciclone per la questione legata all'assenteismo di alcuni suoi dipendenti e già nei giorni scorsi al centro di dibattiti legati alla delibera regionale sul nuovo piano di sanità.

L'idea del M5S è così espressa: «Il destino dell'ospedale di Molfetta è segnato: dal 31/12/2020, come si evince dalla delibera regionale, l'ospedale di Molfetta sarà definitivamente declassato. "Ospedale di base" è la dicitura usata per mascherare il taglio dei servizi sanitari che la struttura subirà, i quali ricadranno inevitabilmente sulla qualità del servizio sanitario per tutti i cittadini. Non sono bastate le promesse da marinaio del sindaco di Molfetta e le passerelle del governatore della regione Emiliano per evitare il triste epilogo del nostro ospedale. I molfettesi e i cittadini dei comuni limitrofi perderanno l'efficienza del proprio punto di riferimento ospedaliero. Il dubbio che ci assale è se dopo il declassamento, ci si avvierà verso un'impietosa e definitiva chiusura. Senza alcun dubbio i cittadini si ricorderanno di tutte le false rassicurazioni e delle promesse non mantenute dai responsabili dei tagli dei servizi sanitari targati Partito Democratico, gli stessi che si definiscono "politici" e che durante l'imminente campagna elettorale per le prossime elezioni regionali faranno di tutto per raccattare voti. Alle prossime elezioni regionali e amministrative i cittadini sapranno cosa fare».

Il comunicato di Rifondazione invece recita: «Apprendiamo così che nell'ultima versione del Piano di riordino ospedaliero della giunta regionale viene ulteriormente confermato il declassamento dell'Ospedale di Molfetta a ospedale di base. Sembra una novità ma è quasi banale ricordare che il forte ridimensionamento dell'ospedale di Molfetta è stato una costante di tutte le versioni del piano di riordino fin dalla sua prima elaborazione. Dopo anni di biforcute rassicurazioni del sindaco Minervini, dell'uomo forte della maggioranza Tammacco e del presidente Emiliano, dopo false concertazioni, dopo finti accordi come la Carta di Ruvo, dopo le prese in giro di comitati apparentemente civici ma in realtà seconde linee del presidente Emiliano, siamo al punto di partenza: il "don Tonino Bello" è ospedale di base. Soltanto tre reparti: Chirurgia generale, medicina generale e ortopedia per un totale di 70 posti letto. Tutte le implementazioni previste da una recente convenzione tra l'ASL BA e la Regione Puglia per garantire le prestazioni a carattere urologico, cardiologico, nefrologico, di medicina interna ad indirizzo nefrologico e l'avvio della terapia intensiva a carattere post operatorio (TIPO) hanno tutte un carattere temporaneo e contingente, con motivazioni che in alcuni casi sono un offesa al buon senso. Ad esempio l'unità operativa di Urologia rimane a Molfetta perchè al San Paolo di Bari è arrivata prima l'unità operativa di medicina protetta-medicina penitenziaria, proveniente dal Policlinico. Insomma chi prima arriva, prima si sistema. La controprova è semplice, se così non fosse Emiliano avrebbe modificato direttamente il Piano di riordino. È evidente, invece, che si tratta dell'ennesima arma di distrazione di massa in vista delle prossime elezioni regionali. L'ospedale di Molfetta continua a essere nel mirino di tutte le amministrazioni regionali. La verità è che il Piano di riordino ospedaliero è soltanto un risvolto della più generale politica di tagli alla spesa sociale e sanitaria attuata senza distinzioni da centrodestra e centrosinistra. Il nostro ospedale si difende a Roma e a Molfetta, lottando contro i vincoli di bilancio imposti dall'Unione europea. Altrimenti diviene soltanto lotta per il campanile».



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