Felice Spaccavento
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Politica

Consiglio regionale della Puglia, il ricordo di Gianni Carnicella: l'intervento del consigliere Spaccavento

«Fece semplicemente il proprio dovere di amministratore, rispettando le regole a tutela della sicurezza dei cittadini, e per questo fu ucciso»

Nella seduta odierna del Consiglio regionale della Puglia si è svolta la commemorazione di Gianni Carnicella, il sindaco di Molfetta ucciso dalla mafia il 7 luglio 1992, a 34 anni esatti da quel pomeriggio in cui il primo cittadino cadde sotto i colpi di un fucile a canne mozze ai piedi della scalinata della Chiesa di San Bernardino.

Carnicella era sindaco da appena cinque mesi. In quegli anni Molfetta era attraversata da fenomeni di spaccio e illegalità diffusa, e il neoeletto primo cittadino aveva scelto sin da subito la linea del rigore, opponendo un "No!" fermo e ripetuto alla richiesta di autorizzare un grande concerto che avrebbe rischiato di trasformarsi in un'occasione di richiamo per ambienti malavitosi del territorio. Fu proprio quel diniego, opposto nell'esercizio delle sue funzioni istituzionali, a costargli la vita.

Nel suo intervento in Aula, il consigliere regionale Felice Antonio Spaccavento (Gruppo PROSSIMA), Presidente della III Commissione Permanente Sanità e Servizi Sociali, ha ricostruito la vicenda umana e istituzionale del sindaco molfettese, richiamando anche le parole pronunciate da don Tonino Bello durante l'omelia funebre, che descrisse Carnicella non come "un martire" né "un eroe", ma come "un servo della città, alle cui leggi non ha voluto disobbedire".

«Gianni Carnicella non chiese eroismi a se stesso - ha dichiarato Spaccavento in Aula -. Fece semplicemente il proprio dovere di amministratore, rispettando le regole a tutela della sicurezza dei cittadini, e per questo fu ucciso. È in quel 'No' pronunciato senza tentennamenti che si misura la statura di un uomo delle istituzioni.»

Nel suo intervento, il consigliere ha voluto sottolineare il valore che la vicenda di Carnicella assume ancora oggi per l'intera classe dirigente pugliese, come monito permanente contro ogni tentativo di condizionamento criminale della vita amministrativa dei territori.

«Ogni amministratore che sceglie la legalità contro la convenienza percorre in fondo la stessa strada tracciata da Gianni Carnicella - ha aggiunto. Il Consiglio regionale della Puglia ha il dovere di custodire questa memoria e di tradurla in impegno concreto, accanto a chi, come Libera, lavora ogni giorno per contrastare le mafie e costruire un'amministrazione pulita e al servizio dei cittadini.»
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