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Viva la storia di Molfetta!

La storia delle strade del centro storico

Anedotti e particolari di tutte le viuzze di Molfetta vecchia

La città antica di Molfetta, da sempre ponte verso l'Oriente, è stata costruita su un promontorio di forma ellittica che ne ha condizionato lo sviluppo urbanistico. La pianta a spina di pesce, frutto del secolare addensamento edilizio urbano, ha due punti di raccordo, uno costituito da Piazza Municipio e l'altro dal Duomo di San Corrado. Questo schema a spina di pesce, paragonabile al cardo romano (la via che correva in direzione nord-sud nelle città romane) è costituito dall'attuale via Piazza, che un tempo si chiamava via dei Romani. In esso confluiscono tutte le trasversali dell'abitato che ricordano i decumani della città romana (la via che correva in direzione est-ovest nelle città romane). Il decumano principale, costituto dall'attuale Via Sant'Orsola, collegava, secondo uno schema tipico presente in molte città, i due poli opposti, quello ad est costitutito dal castrum, cioè dal castello (ora distrutto che si trovava in Piazza Municipio) e quello ad ovest dal Duomo. In quasi tutte i borghi marittimi medievali, la difesa era composta da alte mura e dall'andamento tortuoso delle strade parallele con bruschi cambiamenti di sezione, che aveano la funzione di disorientare il nemico qualora fosse riuscito ad entrare nella città. Inoltre la difesa interessava anche il sottosuolo, con una serie di camminamenti sotterranei che collegavano diversi edifici e che permettevano ai soldati e civili, di spostarsi più facilmente da un luogo all'altro senza essere visti.
L'ingresso principale era ed è tuttora quello dell'Arco della Terra che introduce in via Piazza (la principale), da questa si diramano quattordici vie perpendicolari, sette da ogni lato, ognuna delle quali nasconde un pezzo di storia che ora andremo a conoscere.

VIA PIAZZA
La Piazza era luogo per la vendita di prodotti agricoli o ittici ed era anche centro di riunioni per discutere argomenti di interesse generale. Doveva essere in origine abbastanza grande ma con il passare del tempo si strinse per naturale processo edilizio. A tale proposito, l'autorità comunale attuò diverse misure restrittive contro l'abusivismo edilizio, affinché la Piazza fosse ampia, e si decise di far demolire alcune case. La piazza anticamente veniva chiamata via dei Romani, poi via degli Amalfitani. Al civico n. 2 di via Piazza, vi era la sede dell' Antica Dogana. Ai civici nn. 10, e 12, vi era il Seggio dei Nobili, distrutto durante il Sacco della Città (1529) e ricostruito nel 1707. Di fronte all'Arco del Forno, sorgeva il Sedile dei Popolani. Nell'angolo posto fra via Piazza e via Amente, si può ancora notare un leggero incavo più largo delle spalle di un uomo, e nella parte inferiore si intravede una leggera sporgenza che consentiva di appoggiare i piedi, mentre all'altezza della gola, si poteva vedere ancora a meta del'900, l'anello di ferro incastrato nel muro dove venivano incatenati i colpevoli di reati minori, condannati al ludibrio delle genti o alla fustigazione. Dopo aver scontato la pena i condannati avevano l'obbligo di confessarsi nella chiesa di Sant'Andrea, onde ottenere l'ammenda dei propri peccati.
Nelle vicinanze, presso la Corte San Pietro, fra i numeri civici 17-19 sorgeva la Corte di Giustizia, dove il Consiglio Decurionale si riuniva per le deliberazioni. A sinistra guardando vi sono due archi. Sotto il primo vi era un affresco, purtroppo corroso dal tempo raffigurante Gesù Cristo. La leggenda vuole che un muratore tentò di stonacarlo, ma rimase privo di vita. Di fronte a quest'arco vi era una colonna dove era portato l'imputato il quale doveva giurare di dire la verità, sollevando verso l'affresco la mano destra. Ai numeri civici 4-2-6 vi erano rispettivamente la cella di segregazione, il carcere, l'aula delle udienze. Di fronte all'affresco vi era un altro dipinto di un cavaliere appartenente alla famiglia Volpicella.

VICO MURO
Da questo vico si accede alle mura di difesa della Città Vecchia. Anticamente si chiamava via della Neve. Infatti era una delle tante neviere che si possono ancora oggi trovare a Molfetta. Durante il periodo invernale, si raccoglieva la neve caduta e la si depositava in questo vico, la quale successivamente veniva utilizzata per la conservazione degli alimenti.

VIA AMENTE
Il toponimo secondo alcuni prende il nome dalla famiglia "de la Menta" che probabilmente aveva un grande palazzo in questa via. Secondo altre fonti, Amente deriverebbe da "ammenda" in quanto proprio in questa via un tempo, si eseguivano punizioni corporee (come ad esempio la fustigazione) che venivano inflitte ai colpevoli di reati gravi.

VIA SAN SALVATORE
Il toponimo prende nome dall'omonima chiesetta che un tempo sorgeva ad angolo con via Piazza e dal 1542 fu dato alla via il nome di questo santo. Esternamente sulla sinistra della chiesa, vi era un quadro antichissimo di S. Cristoforo. Essa fu chiusa al culto il 1813 ed adibita ad uso locativo.

VIA CHIESA VECCHIA
Il toponimo prende nome dalla chiesa omonima, la chiesa vecchia ovvero il Duomo di Molfetta. Ai civici n. 11 e 13 si possono vedere le finestre dei locali che un tempo appartevevano all'antico appartamento vescovile

VICO CAMPANILE
Vico in cui è ubicata la facciata absidale del Duomo, da cui prende il nome.

VIA FORNO
Così chiamata perché anticamente vi erano dei forni comunali, con caratteristico arco, sotto il quale vi è l'edicola della Madonna dell'Incoronata che veniva ricordata tramite la festa della Ngrennéte (dell'Incoronata). Si svolgeva proprio nei pressi dell'edicola e coinvolgeva tutti i residenti della zona tramite l'accensione di piccole luminarie.

VIA TRESCINE
Una delle più strette e antiche, dal toponimo incerto.

VIA MACINA
Così chiamata sino dall'inizio del sec. XV perché anticamente vi erano delle macine per il grano.

VIA TERMITI
Dal toponimo incerto forse derivato da un tipo di ulivo selvatico che attualmente si coltiva prevalentemente nella zona di Bitetto.

VIA SAN PIETRO
Il toponimo prende nome dalla chiesa omonima situata in questa strada, la chiesa di San Pietro. Essa fu edificata prima del 1174, salvo poi essere successivamente riscostruita insieme al monastero chiamato "delle monacelle", a partire dal 1571. In seguito nel 1731 subì un altro restauro, a causa di un terremoto avvenuto nello stesso anno. Fra il 1750 e il 1756 fu ricostruita dalle fondamenta con una facciata barocca.

VIA PRETI
Così chiamata dai numerosi sacerdoti che risiedevano in questa via.

VIA SCIBINICO
Prende il nome da una colonia proveniente dalla città croata di Sebenico, che si stabilì nel secolo XII intorno alla chiesa di S. Pietro. Al civico 57, un popolano incise sul selciato una croce a ricordo di dove cadde, lanciandosi dal tetto, la molfettese Rosa Picca, mentre fuggiva dalle violenze di un ufficiale francese durante il sacco di Molfetta.

VICO S. ANTONIO
Il toponimo deriva dall'omonima cappella scomparsa dedicata a Sant'Antonio Abate detto anche Sant'Antonio de Vienna, ed è il più stretto vico della città. È ricordato peché qui morirono il nobile Federico Carafa, luogotenente di messer Giovanni III Caracciolo (detto Sergianni), principe di Melfi, durante il Sacco del 1529 e il barone Macchia. I due furono uccisi mentre si trovavano a capo scoperto con l'elmo nelle mani per il torrido caldo, con dei tufi lanciati lanciati dai tetti. Si narra che qui un popolano tolse la collana d'oro che il principe Carafa aveva al collo.

VIA SANT'ANDREA
Il nome deriva dall'antica chiesa di Sant'Andrea. La chiesa, di antichissima origine, esisteva già nel 1126, e sarebbe stata edificata da una colonia amalfitana che sarebbe approdata a Molfetta in epoca medievale. Questa chiesetta è nota al popolo come la chiesa di S. Antonio, in quanto in essa si venera S. Antonio da Padova a cura dell'omonima confraternita.

VIA MAMMONE
Il toponimo è noto sin dal 1552 (vicinea de Mamuno, deli Mamuni, Manunorum). Ad angolo con via Piazza, sorretta da due colonne, compare una strana scultura angolare, quasi una sfinge, e il nome esotico della strada richiamerebbe alla memoria la personificazione del dio del denaro Mammona, di origine aramaica. Nel lessico e nella tradizione popolare sono chiamati mammoni gli esseri mostruosi che facevano da spauracchio ai bambini. Altre fonti dicono invece che la strada prenderebbe il nome da un tempio pagano dedicato al dio Mammone antico idolo di origine semitica della ricchezza, che anticamente si sarebbe trovato in questa via, o dal rinvenimento di una statuetta rappresentante lo stesso dio. Potrebbe altresì prendere il nome dalla voce medievale "maimòn" venuta dal Levante che indica la scimmia gattomammon.

VIA MORTE
Il toponimo prende nome dalla chiesa omonima. Un tempo si chiamava via S. Maria del Principe dal nome della chiesetta annessa al monastero dei Cistercensi. Anticamente, alla fine del tratto di strada che conduce in piazza Municipio, vi era l'arco di S. Pasquale. Quest'ultimo tratto si chiamava via dei Mulini, perché vi esistevano dei mulini di proprietà del Comune. Durante il Sacco di Molfetta del 1529, in via dei Mulini i popolani misero sacchi di farina sventrati che non permettevano il passaggio del nemico.

VIA SAN GIROLAMO
In questa strada, fino al principio dell'800, esistevano tre chiesette: S. Atenogeno, S. Maria di Costantinopoli e S. Girolamo. Il toponimo prende nome da quest'ultima. La facciata della case, i portoni, gli archi testimoniano la presenza di una piccola borghesia mercantile e marinara.

VIA SANT'ORSOLA
Nel corso dei secoli è stata chiamata via dei Greci, di San Lorenzo, di S. Vito, di S. Orsola ed anche via dei Cavalieri per le diverse chiese sorte in questa strada. Era chiamata la strada Maggiore, e fu probabilmente la strada principale della città vecchia ed era la via di collegamento tra il Duomo e il castello angioino.

PIAZZA MUNICIPIO
Sede del Comune di Molfetta, in passato luogo in cui sorgeva il castello angioino, infatti anticamente si chiamava Piazza Castello. In epoca fascista la Piazza fu intitolata a Benito Mussolini. Da segnalare Palazzo Giovene, cinquecentesco edificio oggi sede dell'amministrazione comunale. Edificato dalla famiglia de Luca passò poi al casato degli Esperti che nel 1772 lo cedette ai Giovene. Si segnala anche la Sala dei Templari. Purtroppo delle strutture di epoca templare oggi non resta quasi nulla, in quanto gli ambienti dell'attuale Sala dei Templari sono successivi al periodo templare di Molfetta (XII-XIV secolo) e sono databili al XV-XVI secolo.
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