Casale di San Primo
Casale di San Primo
Viva la storia di Molfetta!

La storia a due passi dalla Network Contacts: il Casale di San Primo - LE FOTO

La storia appassionante del casale più antico di Molfetta, tra le grandi aziende della zona Asi

Oggi vi racconterò la storia del Casale di San Primo, che si trova nel cuore della zona ASI di Molfetta.
Lo si nota chiaramente emergere da una collinetta tra capannoni industriali e negozi all'ingrosso; chi lavora alla Network Contacts, ad esempio, lo vede praticamente ogni giorno, essendo a due passi dall'edificio.
Chissà quante volte il vostro sguardo si sarà posato distrattamente su quel luogo decadente, che versa in stato di completo abbandono.

Eppure, fra i resti di quel rudere, un tempo si ergeva il casale più antico di Molfetta.

Il casale ha due nomi, Casale di San Primo e Villa Pansini.
Perché questi due nomi? La spiegazione è semplice. Il Casale di San Primo non esiste più. È stato distrutto e sulle sue fondamenta è sorto un nuovo edificio, Villa Pansini, i cui resti sono quello che attualmente potete vedere.

Francesco Samarelli, il più volte citato storico di Molfetta, nel suo lavoro "Chiese e cappelle di Molfetta ora scomparse", ricorda la chiesa di San Primo e il casale omonimo con vari riferimenti storici, indicandone l'ubicazione presso Turris Furcata (di Turris Furcata o Chiusa della Torre, ho parlato ampiamente qualche tempo fa in un articolo precedente).

In base ad un documento del 1083 del VII volume del Codice Diplomatico Barese, Samarelli sosteneva che il Casale di San Primo subì la stessa sorte degli altri esistenti nell'agro molfettese (infatti di innumerevoli casali citati nelle mappe medievali di Molfetta e negli archivi storici non v'è rimasta traccia perché sono andati via via scomparendo) ma fu l'ultimo ad "estinguersi".
San Primo non è solo il più antico dei nostri casali, ma probabilmente anche uno dei più grandi.
Infatti è detto nei documenti "castellum" ed inoltre è emerso dalle carte che ebbe un hospitale (un luogo destinato a offrire ospitalità, la sede di accoglienza del forestiero) ed una chiesa.

Ma prima di procedere con la storia è necesaria una piccola digressione. Ho specificato che il Casale di San Primo risulta essere stato il più antico di tutto l'agro molfettese.
Ma cosa si intende per casale?
Esso consiteva in un agglomerato abitativo di poche famiglie. Era un piccolo villaggio rurale aperto, cioè privo di difese, appartenente al territorio di un castrum, cioè di un abitato fortificato munito di castello. Quasi tutti i casali furono distrutti per eventi bellici fra l'inizio dell'XI secolo e la fine del XII secolo. Alcuni di essi sono sopravvissuti e si sono evoluti, con il tempo sono diventati centri urbani e sono giunti fino a noi. Un esempio? Bisceglie, Fasano e Martina Franca erano in origine dei casali. Tornando al Casale di San Primo, esso è come detto, è andato distrutto, e sui suoi resti venne costruita Villa Pansini. Non rimane quindi che il ricordo del suo nome e la collina sulla quale un tempo doveva innalzarsi. Tuttavia la stessa collina offre un regalo inaspettato dal grande valore storico. Nelle vicinanze del rudere della Villa Pansini, sono infatti ancora presenti due abbeveratoi in pietra, uno piccolo e uno più grande, circolare, dalla geometria quasi perfetta. Antichissimi.

Villa Pansini invece è una villa assai più recente, sorta nello stesso luogo in cui era San Primo. Dell'antico casale non sono rimaste che le pietre delle fondamenta via via rimosse dall'aratro e ancora sparse per un vasto raggio. I lavori furono eseguiti verosimilmente verso la fine del Seicento e l'inizio del Settecento, quando con i materiali delle rovine del vecchio San Primo fu edificata la nuova costruzione. Questa si presenta come un grande corpo di fabbrica a pianta rettangolare con piano superiore, chiusa a tre lati da un giardino murato. La porta interna del giardino reca la data 1719. Nel giardino si può scorgere ciò che resta di un'arcata-belvedere di stile neoclassico, con sedili della stessa epoca.

Spero che questo racconto abbia suscitato in voi un po' di curiosità e spero che la prossima volta che guarderete quel vecchio rudere lo farete con occhi diversi.
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