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Viva la storia di Molfetta!

La lunga storia di Molfetta nelle cronache del 1700

Tra le richieste economiche per il porto e i traffici con le città limitrofe


Lorenzo Giustiniani era un docente di critica d'arte all'Università di Napoli, ed il suo nome è legato al "Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli" (1797-1802), opera monumentale per la sua stesura; per realizzarla attraversò tutte le "terre" del Regno, studiandone la geografia e la storia.
Nel Dizionario parla anche di Molfetta, lasciandoci un'interessante testimonianza sulla storia della nostra città, e regalandoci uno spaccato di vita quotidiana insolito e ricco di curiosità. Il Giustiniani inizia il racconto esordendo così: "Molfetta è una città vescovile in terra di Bari, esente da Metropolitano"; poi continua: "è situata sull'Adriatico e unita dal continente solo dalla parte australe, questo la rende difatti una penisola". Le origini di Molfetta, ci spiega, sono antiche, infatti "lungo i suoi contorni" sono state rinvenute armi, vasi e gli antichi resti di un sepolcreto, ipotizzando che nei tempi passati questa città fosse stata occupata da una "qualche popolazione". Giustinani riporta le teorie dello storico Francesco Lombardi sulle origini della città, ma sottolinea che "è certamente un pensar stravolto". Il Lombardi infatti era solito ripetere che Molfetta avesse un'origine assai remota, risalente a "poco dopo l'incendio di Troia, e propriamente negli anni 2800 della creazione del Mondo e 1200 anni prima la fondazione di Roma" e che successivamente fosse diventata assai potente come colonia greca. Il nostro cronista riporta l'ipotesi di altri eruditi che invece "vogliono riconoscere nella presente Molfetta il sito dell'antica Respa" ma aggiunge "non è fuor di dubbio secondo me essere stata edificata nell'epoca istessa di Amalfi da taluni Romani, e poi accresciuti di popolo da diverse colonie di Schiavoni". (Secondo il Chronicon Amalphitanum, il villaggio di Amalfi era stato fondato da un gruppo di Romani che, diretti a Costantinopoli, avevano fatto naufragio sulle coste pugliesi; poi, dopo aver fondato Melphi,oggi Melfi, si erano spinti verso sud per stabilirsi sulla costiera amalfitana. Schiavoni invece, derivato dal latino Sclavi, era il nome con cui furono designati gli Slavi fin dal 6° sec., e con cui si indicarono in Italia, nel Medioevo e nell'età moderna, gli Slavi dell'Adriatico).

Giustinani espone infine un'altra teoria sull'origine di Molfetta, infatti racconta che "alcuni, hanno preteso che questa città avesse avuto il nome di Caelfeta" in quanto si era trovata nei registri della Cancelleria Vaticana, sotto il nome del Vescovo di Molfetta, la dicitura "Episcopus Caelfetanus"; si sarebbe però trattato, spiega, solo di un errore di trascrizione o di lettura, come anche ipotizzava l'arciprete Giuseppe Maria Giovine in una sua memoria. La città, scrive Giustiniani, aveva dei casali che furono distrutti in parte nel 988 dai Saraceni, in parte in epoche successive. I primi casali si chiamavano "Rivella, Morisine, Santismo. Gli altri poi Torrevillotta, Sanleucio in deserto, Sanquirico etc...".

Inizia poi a descrivere la città così come appariva ai suoi occhi sul finire del 1700.
Il borgo, racconta, è dotato di un piccolo molo e tiene "una niente spregevole marina". Sin dal 1484, spiega Giustiniani, gli abitanti di Molfetta (che lui chiama Molfettani), chiedono al sovrano un sussidio per la realizzazione di un nuovo porto "più comodo", senza mai averlo ottenuto. Sottolinea tuttavia il fatto che Molfetta sia comunque il centro dei traffici del commercio delle città limitrofe "I prodotti di Terlizzi, Ruvo, di Bitonto, di Palo, sono trasportati per la massima parte nella medesima per di là passare agli esteri. Anche i prodotti di Giovinazzo, e di Bisceglia, ancorché luoghi marittimi, benché sprovveduti di marina, sono trasportati altrove da' bastimenti Molfettani. A tutta ragione vengono appellati i suoi abitanti gli Olandesi della Terra di Bari. Essi hanno circa 30 bastimenti mercantili tra grandi e piccioli".
Il suo territorio, continua Giustinani, non è molto esteso ma è ben coltivato. Vi sono grandi uliveti, e vi si raccolgono mandorli, degli aranci e delle carrubbe. "delle quali se ne fa molto smercio perché buone". Nel 1785, racconta il cronista, a circa un miglio dalla città si rinvenne una miniera di nitro (egli fa riferimento alla famosa nitriera borbonica del Pulo di Molfetta).
Questo episodio suscitò molto clamore in quegli anni, ed infatti Giustiniani poi aggiunge:" i naturalisti di Napoli dubitarono molto, poiché non ancora erasi inteso darsi il nitro minerale, ma il solo vegetabile". Numerosi scienziati e viaggiatori giunsero a Molfetta attratti dal dibattito fiorito intorno alla scoperta di una possibile miniera di 'nitro naturale' all'interno del Pulo, notizia che catalizzò l'attenzione di cancellerie e studiosi di tutta Europa; perfino Antoine-Laurent Lavoisier, principe della chimica dell'epoca, venne chiamato ad esprimersi sul nitro del Pulo di Molfetta.

Oltre all'agricoltura, continua Giustiniani, i molfettani fabbricano sapone "all'uso di Genova" che poi vendono nel Regno ma anche all'estero, e lavorano le funi. Le donne invece tessono tele e "similmente le reti da pesca". Il Giustiniani descrive poi la nostra città, decorata con "buoni edifizi di pietra viva", con la città vecchia cinta da mura e da torrioni. Tesse le lodi della nostra Cattedrale che definisce "dadovvero magnifica essendo la chiesa del collegio de' Gesuiti" e parla del seminario dove si "educano circa 100 individui". Racconta inoltre che ci sono tre parrocchie e tre monasteri, uno di nobili, l'altro di gentildonne e l'altro di orfane e quattro conventi di frati. Ci spiega che nel 1399 il re Ladislao "accordò ai Molfettani il privilegio della Fiera di Molfetta dalla vigilia della natività della Vergine sino a' 15 settembre". Giustiniani fa poi un salto nel passato e racconta di due ospedali che erano a Molfetta nell'undicesimo secolo, presso i quali sostavano i crociati pronti ad imbarcarsi da Brindisi o Otranto per giungere la Terra Santa. Nel 1162, spiega il cronista, fu poi edificata una chiesa "in loco Carrariae, ubi corpora venerabilium Martyrium requiescunt", dove cioè "ch'erano i suddetti crocesegnati morti nel viaggio". Il cronista poi aggiunge di non essere certo delle varie dominazioni che ebbe Molfetta nel corso dei secoli, perché non era stato a lui permesso fare esatte ricerche: parla dei Normanni, ignora la condizione della città sotto Angioini e Aragonesi, e ci dice che la stessa nel 1529 fu saccheggiata dai francesi che avevano invaso il Regno. Molfetta, aggiunge, passò poi ai Gonzaga e "nel 1640 da Ferrante Gonzaga iuniore fu venduta agli Spinola e da questi agli Scotti Gallendi di Milano", poi nel 1798 "i molfettani proclamarono al Regio Demanio, e lo hanno di già ottenuto, ma per circostanze de' tempi non è stato ancora permesso che tal grazia avesse la sua esecuzione".

Questa, in pillole, è la storia di Molfetta raccontata da Giustinani ben più di due secoli fa. Una storia affascinante per certi versi, ed anche curiosa, che ci ha fatto conoscere la nostra città attraverso gli occhi di un cronista napoletano del 1700.

Fonti:

Dizionario Geografico-Ragionato del Regno di Napoli, tomo VI, di Lorenzo Giustiniani.
Convegni di Studio sul Pulo di Molfetta, Dal salnitro alle problematiche di tutela. Un luogo unico che custodisce il genius loci del territorio, a cura di Giulia Finzi e Onofrio Grieco.
  • comune di Molfetta
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