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La lunga storia degli emigranti da Molfetta

Il fenomeno raggiunse l'apice nel '900

Il '900 si aprì con la grande migrazione per terre assai lontane e tale fenomeno accompagnò le generazioni successive fino ad arrivare ai nostri giorni. In passato il fenomeno migratorio dei molfettesi era di proporzioni impressionanti.

L'emigrazione era considerata, dalle massime autorità politiche italiane come un fenomeno in cui non si voleva, intenzionalmente, interferire. L'Italia, la Puglia, Molfetta hanno sempre voluto adottare una politica di laissez-faire verso il fenomeno dell'emigrazione. Ci si giustificava con l'ammettere che, anche volendo, non si capiva bene come fare per arginare quel processo le cui componenti erano di dimensioni mostruose. L'emigrazione dei molfettesi verso i paesi dell'America del Sud (principalmente Argentina e Venezuela), l'America del Nord e l'Australia aveva infatti una dimensione di carattere biblico. Nessuno sa con certezza quanti molfettesi, di varie generazioni, vivono in queste nazioni, ma stimare il loro numero uguale, se non addirittura superiore, a quello di coloro i quali abitano a Molfetta non sarebbe affatto un'ipotesi senza fondamento.

Il molfettese emigrato in queste terre ha rappresentato un elemento di un processo disumano in cui questi ha subito un trapianto forzato, senza preparazione alcuna, in un habitat in cui non si conosceva alcunché. Egli trapiantava nella sua nuova terra non solo se stesso e la sua famiglia, ma anche i suoi pochi ma cari averi materiali, nonché le sue ansie, i suoi costumi, le sue tradizioni, il suo modo di vivere. Non rari, erano quei molfettesi che intraprendevano più di un viaggio in America, impossibilitati nel decidere se rimanere per sempre in questa terra oppure fare ritorno a Molfetta. E nel frattempo, investivano i loro risparmi nello sviluppo della terra d'origine, rimettevano una grossa fetta dei loro guadagni comprando case, appartamenti e terreni a Molfetta. I molfettesi emigrati hanno infatti mantenuto sempre molti stretti vincoli sia di carattere storico, culturale, sociale, sia soprattutto, economico con il paese natio. Ciò avveniva con il flusso di rimesse a parenti o familiari rimasti a Molfetta dei loro guadagni americani, nonché con le frequenti visite specialmente nel periodo pasquale e natalizio, ma soprattutto in occasione della festa della Madonna dei Martiri.. Ad esempio, la comunità molfettese d'America si impegna ancora oggi a tenere viva la fiamma del retaggio molfettese, e questo senso del "Ritorno alle Radici" è intrinseco nella partecipazione degli emigrati molfettesi alle varie manifestazioni popolari, come accade durante la festa patronale della Madonna dei Martiri, che viene festeggiata sia a Hoboken che a Molfetta.

Nel 1923 si istituì L'Istituto Nazionale di Credito per il lavoro italiano all'estero con il proposito di tutelare le rimesse degli emigranti che spesso avvenivano senza sicurezza e ancor più spesso non giungevano alla famiglia degli emigrati. Anche il comune di Molfetta nel 1925, sottoscrisse cinquanta azioni dell'istituto per dare maggiore sicurezza al risparmio degli emigrati, frutto di enormi sacrifici, e soprattutto per evitare lo sfruttamento della nostra mano d'opera da parte dei capitalisti d'oltreoceano.
Il viaggio verso terre assai lontane non doveva essere molto sicuro. Tutti sapevano delle tragedie del mare e quel"assai lontane" doveva incutere paura anche a gente disposta a tutto pur di cambiare la propria vita e cominciare a sperare in un futuro migliore. Il problema a Molfetta doveva essere molto sentito se Pasquale Picone, vescovo della città, nel 1911 si fece interprete dei sentimenti di quanti stavano per affrontare questa esperienza e compose per loro una preghiera. Essa veniva recitata prima della partenza davanti al Crocifisso collocato sull'altare maggiore della chiesa dei Cappuccini. Le ultime parole della preghiera esprimevano il desiderio di tutti: ritornare alle proprie case "...Sì o Signore, siateci di conforto nella partenza di sollievo nel viaggio, di riparo nel caldo, nel freddo e nella pioggia, di sostegno nei pericoli, di ricovero nella tempesta, e così col vostro santo aiuto potremmo giungere facilmente alla nostra destinazione e poi ritornare sani e salvi alle nostre case".

Nel 1927 venne istituita la Direzione generale degli Italiani all'estero, venne vietata l'emigrazione permanente, salvo nei casi di "chiamata" per ricostruzione dei nuclei familiari, e venne infine favorita l'emigrazione temporanea. Di ciò sono traccia le numerose richieste di passaporto valide per un anno a partire dal 1929, esistenti presso l'Archivio storico di Molfetta. Per evitare l'eccessivo sviluppo dell'emigrazione per atto di chiamata, venne stabilito che coloro i quali fossero giunti in un paese straniero dopo il 1°gennaio 1928 non avrebbero potuto "chiamare"se non avessero garantito di essere pienamente affermati in quel paese. È questo il periodo in cui si fa massiccia l'emigrazione clandestina, tanto che il 20/7/1930 venne emanata una legge che prevedeva pene pecuniarie e detentive. A questo proposito la Circolare del Ministero delle Comunicazioni, riportava la legge n. 1018 del 4/3/1929 per la quale "Ogni straniero che d'ora in poi entri negli Stati Uniti in qualsiasi tempo e in qualsiasi luogo che non sia quello stabilito dall'Autorità d'immigrazione, o cerchi di sfuggire all'esame o alla ispezione di detta Autorità, oppure ottenga l'ammissione negli Stati Uniti per mezzo di deliberate e false rappresentazioni o per mezzo di volontaria simulazione dei fatti, sarà colpevole del reato e, dopo processato, sarà punito con la prigionia per non più di un anno o con una multa di non più di 1000 dollari, o con tutt'e due le pene".


Fonte: "Novecento, Storie di Emigrati e di Emigrazione raccolta dagli alunni del corso A della scuola media Pascoli di Molfetta" in Studi Molfettesi – Rivista del Comune di Molfetta, v. 12.
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