Carnevale
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Viva la storia di Molfetta!

Il rapporto tra la Chiesa e il Carnevale a Molfetta

Continua l'approfondimento su una delle feste più sentite dalla città

Un quadro del 1559 di Pieter Bruegel il Vecchio, conservato al Kunsthistorisches Museum di Vienna: "Lotta fra il Carnevale e la Quaresima", descrive molto bene la vera essenza di questa singolare, quanto bellissima e antichissima festa.
Nel quadro si può vedere una piazza brulicante di gente, e al centro, ecco i due protagonisti che si fronteggiano.
Il Carnevale è un uomo ben pasciuto a cavallo di una botte, che brandisce come fosse un'arma un lungo spiedo con infilzati dei pezzi di carne. Di fronte, ecco la Quaresima: tanto è grasso il Carnevale, tanto è magra ed ossuta la donna che la rappresenta. Risponde agli attacchi dello spiedo di carne del Carnevale con una lunga pala da fornaio con due aringhe, pietanza di magro. Il carretto su cui siede è tirato da un frate e una monaca.
In questi giorni stiamo dunque vivendo proprio questa simbolica battaglia: siamo nel pieno del Carnevale, ma ecco che incombe la Quaresima. Ogni cosa a suo tempo: c'è il tempo della gioia, anche sfrenata, e il tempo della penitenza, della riflessione.

Ma a questo punto, una domanda è d'obbligo? Qual era il rapporto della Chiesa con la frenesia e i bagordi del Carnevale?
A Molfetta, parte della risposta è data da alcuni documenti di qualche secolo fa, scritti da ecclesiastici dell'epoca. Una testimonianza diretta e alquanto curiosa, che non possiamo fare a meno di analizzare e scoprire insieme.
In un documento datato 18 maggio 1620 scritto da Mons. Giovanni Antonio Bovio, quest'ultimo esprime tutta la condanna nei confronti di coloro che si erano mascherati nei giorni di venerdì e nei giorni festivi prima delle celebrazioni delle messe:"I trasgressori venivano puniti sotto la pena ab antico solita in questa città esigersi dieci libra di cera per chiascheduna volta ad applicarsi ad usi pii, et della scomunica in subsidium"
Il 10 dicembre 1736, in un altro documento, Mons. Salerni pubblicava un editto contro i giochi del Carnevale, colpevoli di essere troppo audaci, e al di là di ogni senso comune del pudore. Egli scrisse: "Con sommo horrore e dispiacere dell'animo nostro, restiamo informati che alcuni figli di iniquità, in occasione de balli tra l'uno e l'altro sesso, scordasi affatto delle loro anime, sogliono trascorrere manifesti bagordi e disonestà; giungendo fino all'eccesso di spogliarsi nudi e tal volta di smorzare, a mal fine il lume e facendo in oltre tra essi il giuoco che dicono dell'anello, e quello in cui si danno le penitenze, tutti illeciti e scandalosi rilassamenti, e giuochi diabolici..."
Il 19 gennaio 1757 il vescovo di Molfetta, Celestino Orlandi, descriveva in una relazione, questi "balli proibiti:"Un ballo dicesi Zinsitto, in cui il Capo o Mastro di ballo tien in mano un faccioletto ritorto per battere le persone, che sbagliano nel ballare senza fargli molto male [...] cantando detto Mastro: Questo è il ballo zinsitto, balliamo forte e stiamoci zitto. I primi giri son semplici; ma poi cominciano a riscaldarsi di corpo, e di fantasia e intuona lo stesso: Questo è il ballo zinsitto, spalla a spalla e stiamoci zitto. E tutti sciogliendosi dalla prima positura, devono prendere l'altra ordinata e continuare a ballare, altrimenti son battuti dal Maestro. Dipoi canta: Questo è il ballo zinsitto, culo a culo, e stiamoci zitto, e così successivamente: ventre a ventre, petto a petto, faccia a faccia, bocca a bocca, ed in ogni altra sconcia e disonesta positura, che piace al Mastro di ballo, di cui ogni coppia d'uomo e donna deve prontamente ubbidire per non essere battuto.
Un altro ballo dicesi dell'Ignudo, in cui il Mastro a poco a poco fa spogliare gli uomini e le donne, che ballono finché i primi restano colla sola camicia, le seconde in camicia e gonnella, e qualche volta totalmente alla nuda, smorzandosi poi i lumi e gridandosi: Chi se la trova, trova. Per il quale quale scelleratissimo ballo, ne nacque tanto scandalo verso l'anno 1739, che questa stessa Corte Baronale ne formò processo, e riuscì ad una donna che n'era la più rea, di non essere carcerata, fuggendo travestita da frate
Un altro ballo si chiama della Stoccata, nel quale uscendo un uomo e una donna a ballare, si tirano scambievolmente delle stoccate colle braccia aperte, senza tener nulla nelle mani, come se combattessero: e dopo aver così ballato e combattuto, si finge ferita la donna, e cade in terra; allora l'uomo con varie smorfie, la prende in braccia, e la porta nel letto, e l'osserva se le batte il polso, se le palpita il cuore, se tien il viso freddo, e respira, facendole tutti gli atti impudici, che gli piace, senza che veruno gliel'impedisca, anzi tutti applaudendo con istomachevolissime indecenze. Tutti questi balli osceni principiano con qualche moderazione o prima apparenza di semplicità per ingannare le disgraziate giovanette innocenti; ma poi coll'opera del Demonio, col fomento della carne si prosiegono con sommo calore. Alcuni per curiosità son andati a vederli, se ne sono fuggiti via scandalizzatissimi.
Il Giuoco del Filo si fa con prendersi tanti fili, o fetuccie uguali, tante sono le coppie di uomini e donne che lo formano: e piegati detti fili nel mezzo, si tengono forti dal Direttore in modo che pendendo tutti i capi, ciascheduna persona se ne prende uno: allora il Direttore lascia il gruppo, e si scoprono le coppie, che tengono i capi di ciaschedun filo; ed o siano le coppie di maschio, o donna e donna, o maschio e donna, si baciano fra loro con piena libertà, e senza ripugnanza, alla presenza di qualunque gran concorso di spettatori
Nel Giuoco del Confetto o del cece, l'uomo e la donna si prendono e cambiano scambievolmente dalla bocca, senza aiuto delle mani, il cece o il confetto".
Il vescovo inoltre spiega che questi tipi di divertimenti, portarono successivamente a situazioni gravi ,e racconta: "In gennaro 1755 furono trovati fragranti nell'Atrio della porta piccola della Cattedrale in tempo della prima Messa a Mattutino un uomo e una donna giacenti a terra".
Nel novembre 1790, il vescovo Antonucci, denunciò al Re la sua preoccupazione a causa dell'indecente comportamento di alcuni uomini che nel periodo di carnevale avevano la baldanza di passeggiare dinanzi e nella stradina adiacente alla Cattedrale, e di disturbare le celebrazioni con campane, chitarre, schiamazzi ed altro. Inoltre i fedeli che si recavano in chiesa erano spesso bersagli, di questi "irreligiosi" che si divertivano a sporcarli con la cenere e acqua.


Fonti: Molfetta e i suoi... "Carnevali". Tra storia e cronaca. Di Saverio Minervini
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