Albero Corso Dante
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Viva la storia di Molfetta!

Il Natale a Molfetta e quella volta che la "Santa Allegrezza" fu cantata davanti al Papa

Tradizioni culinarie ma anche modi di fare, cultura e tanto altro nell'immaginario collettivo

Dal 15 dicembre a Molfetta si iniziava a giocare a tombola e a portare di casa in casa la "Santa Allegrezza" che anticamente era cantata da comitive di appassionati e che fino ai primissimi anni del secolo scorso era declamata soltanto dai necrofori, quasi con una lamentazione vocale monocorde, senza melodia.
Erano appunto i necrofori, prima ancora che giungesse il S. Natale, a recarsi presso alcune famiglie desiderose di ascoltare la pastorale, e per ricordare le case ove fermarsi, usavano contrassegnare gli stipiti con una grande lettera alfabetica "S" (che voleva significare Santa Allegrezza). Con l'andare del tempo la lauda è stata più volte perfezionata ed ora si canta anche nelle chiese, specie grazie alle variazioni musicali apportate dai concittadini Giuseppe e Francesco Peruzzi, sac. Salvatore Pappagallo e Angelo Inglese.

Il 18 dicembre 1963 la Santa Allegrezza fu eseguita nell'aula delle benedizioni del Vaticano, alla presenza del Sommo Pontefice Paolo VI, per iniziativa del Vescovo Salvucci, il quale per l'occasione, organizzò un pellegrinaggio a Roma della nostra Diocesi; l'avvenimento ebbe larga risonanza non solo a Molfetta e in Puglia, ma anche in tutta Italia.

Tra i ricordi natalizi che connotavano il nostro passato, c'erano anche i ciaramellari abruzzesi, i quali sin dai primi di dicembre, scendevano dalle montagne ad allietare le nostre strade con le loro cornamuse che diffondevano dolci nenie e pastorali natalizie.

In molte case, in diverse scuole e nelle chiese si preparava e si prepara il presepio che ha una storia antichissima. Infatti già nelle catacombe romane dei primi secoli alcuni semplici affreschi presentavano l'importante evento della Natività. Nel convento di Greccio, un paesino nelle vicinanze di Rieti, un affresco rammenta la notte Santa del 1223 in cui un ignoro autore raffigurò, con verismo giottesco, l'avvento della natività. Questo affresco conferma la tradizione che tende a datare la nascita del presepio all'anno 1223, quando S. Francesco fece portare in una piccola grotta, a Greccio, una mangiatoia, un asinello e un bue. Dopo il 1223 l'usanza del presepe divenne popolare. A Molfetta il primo presepe che si allestì in casa fu quello del rev. Don Giuseppe Saverio De Luca, nel 1670. Fra le chiese locali, citiamo il Santuario della Madonna dei Martiri dove i frati minori allestivano un ricco presepio con artistiche statuine napoletane dell'altezza di 30 cm. Anticamente in questa chiesa esisteva una cappella denominata appunto "del Presepio" perché sull'altare erano collocate statue in pietra di San Giuseppe, della Vergine Maria e di Gesù Bambino realizzate quasi certamente dal famoso scultore Stefano da Putignano (sec. XV). Il tipo del presepe preferito dai molfettesi è stato sempre quello più complesso frequente in Puglia, consistente in una montagna con caverna, pastori e cavalcata dei Magi.

Secondo una antica tradizione molfettese, il desinare della vigilia del 24 deve essere di magro: frittelline ripiene o vuote, cime di rape, baccalà a zuppa o fritto, capitone e frutti di mare. La vigilia si concludeva, come del resto avviene oggi, con la Santa Messa della mezzanotte. La festa della natività fu istituita nel 138 dal Pontefice S. Telesforo; nei primi secoli si celebrava in giorni diversi sino a quando S. Liberio, Papa dal 352 al 366, la fissò definitivamente al 25 dicembre. Possiamo inoltre ritenere che da noi l'inverno incomincia proprio a Natale, così almeno sembra voler affermare n antico proverbio "da Nétale de nénde trémene le mbénde", ossia da Natale in poi tremano gli infanti, cioè arriva il freddo più intenso che fa tremare i più piccoli. Il S. Natale comunque ora vive in chiave moderna e qualche rito dal sapore antico è scomparso; ad esempio la dolce Ninna Nanna che si cantava immancabilmente al Pargoletto davanti al presepe e la cosiddetta Pastorale.

Questa storia è stata tratta dal libro di Giacomo de Marco " Molfetta tra passato e presente".
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