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Vasca di colmata, il gruppo Demos interviene sul tema

Chiarimenti rispetto a una delle questioni più dibattutte

La lista civica Demos interviene con toni decisi sul dibattito relativo alla vasca di colmata, contestando quella che definisce una rappresentazione distorta dell'opera. Secondo il movimento, la descrizione dell'area come futuro spazio pubblico fruibile e balneabile non troverebbe riscontro nei documenti tecnici ufficiali.

Di seguito, la nota integrale diffusa dal gruppo:
"Sulla vasca di colmata si continua a raccontare una favola. Ma i documenti dicono altro. E noi scegliamo di stare dalla parte della verità, non della propaganda.
Quella che viene descritta come una futura area "fruibile", "balneabile" e addirittura come una nuova opportunità per il lungomare, è in realtà – carte alla mano – un'opera nata per contenere sedimenti di dragaggio, non per restituire spazi pubblici alla città. La sua funzione è chiara: confinare materiali, non creare una piazza, una spiaggia o una promenade.
Dire che la superficie sarà "calpestabile" è una semplificazione fuorviante. Calpestabile non significa fruibile. Non significa sicura. Non significa balneabile. Significa, nel migliore dei casi, che sopra una copertura si potrà transitare in modo limitato, non certo vivere quello spazio come un vero lungomare.
Lo dimostrano gli stessi elementi progettuali: uno strato di ciottoli calcarei, per cui sono previsti circa 600.000 euro, non è una pavimentazione urbana né un'infrastruttura per la fruizione pubblica. È un capping, una copertura tecnica che serve a isolare ciò che sta sotto. E sotto restano fanghi di dragaggio, materiali molli, saturi, soggetti a consolidamento. Pensare che bastino dei ciottoli per trasformare tutto questo in una spiaggia o in un'area balneabile non è ottimismo: è mistificazione.
Anche i dati tecnici vengono piegati alla narrazione. Si cita un fattore di sicurezza pari a 1,99 come se fosse una certificazione di fruibilità pubblica. Non lo è. È una verifica di stabilità geotecnica dell'opera, che riguarda argini e struttura, non la destinazione d'uso. Stabilità non significa accessibilità, né sicurezza per attività collettive.
Allo stesso modo, il richiamo a simulazioni con "folla di persone" o "traffico" non autorizza nessuno a vendere quell'area come un nuovo lungomare. Sono verifiche tecniche di resistenza, non progetti di urbanizzazione. Dove sono gli elaborati su pavimentazioni, sottoservizi, accessi, illuminazione, sicurezza, gestione, manutenzione? Dove sono le autorizzazioni per la balneabilità? Dove è scritta, nero su bianco, la destinazione a uso pubblico?
La verità è semplice: coprire non significa urbanizzare. Rifinire non significa rendere pubblico e sicuro.
Non è un caso che su questa vicenda si siano accesi i riflettori delle autorità, anche a seguito degli esposti presentati in questi mesi. Quando un'opera pubblica viene attenzionata a questo livello, il minimo che si deve ai cittadini è chiarezza. Non slogan.
Demos prende posizione in modo netto. Non accettiamo che un intervento di contenimento di fanghi venga raccontato come una riqualificazione del lungomare. Non accettiamo che si giochi sull'ambiguità delle parole per orientare il consenso. Non accettiamo che una trasformazione irreversibile venga banalizzata in campagna elettorale.
Molfetta merita rispetto. Merita verità. Merita scelte fondate su dati reali, non su narrazioni costruite."
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