Pietà a ROma
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Chiesa locale

Sette anni fa la Pietà di Molfetta a Roma. Il racconto di Pasquale Mancini

Il ricordo di quella giornata che vide un pellegrinaggio di massa dalla nostra città

Nel settimo anniversario del Pellegrinaggio della Pietà a Roma abbiamo raggiunto telefonicamente Pasquale Mancini, nel 2016 secondo componente dell'Arciconfraternita della Morte.

Pasquale, cosa ricordi di quel 22 maggio a Roma?
La storia di quei giorni non può essere raccontata da un nome, né accostata ad un solo nome.
La Pietà dei Molfettesi a Roma può essere raccontata solo come un momento di altissima partecipazione racchiuso nella memoria collettiva di quella comunità composita ed ampia che va oltre l'appartenenza Confraternale e che incarna la devozione popolare molfettese.
Certo, l'intuizione è stata del Priore – Pino de Candia – e noi abbiamo contribuito all'organizzazione e alla realizzazione, ma il 22 maggio del 2016 sono stati i Molfettesi a fare la storia.


Un pellegrinaggio di massa...
Sì, una Città in cammino che si è ritrovata a Roma: dodici pullman partiti da Molfetta e centinaia di spostamenti in auto, treno, aereo…in quei giorni contammo poco meno di 2.000 fedeli presenti. I nostri concittadini, ovunque fossero, raggiunsero San Pietro. In un misto di preghiera e stupore il popolo molfettese era lì, accanto alla nostra Pietà.

Un'organizzazione importante, vero?
Posso dire che non è stata un'organizzazione banale, questo si, e non è durata un giorno pur essendo durata meno di quanto sperassimo, visti i ristrettissimi tempi imposti dal Vaticano: la conferma ci arrivò nel corso di un'altra occasione storica, appena il 17 marzo, sera del Solenne affratellamento con l'Arciconfraternita del Carmine di Taranto che vide i "Perduni" omaggiare l'Addolorata con una splendida processione congiunta dalla Chiesetta della Morte al Purgatorio.
In soli sessanta giorni e (ricordiamolo) senza alcun contributo economico, riuscimmo a passare dalla "speranza" all'idea macro, e da questa idea di massima giù in verticale, fino alla cura di infiniti particolari (basti pensare ai pass personalizzati e scritti a mano per ognuno dei pellegrini).
Ricordo quando siamo andati a tracciare il percorso: in giacca e cravatta e con una rotella da geometra Pino, Giulio e io abbiamo suddiviso il percorso in "bombe" individuando l'esatto cambio di spalla per tutti i portatori (a questo proposito ho ancora in mente l'espressione del vice prefetto di Roma quando – appunto – gli parlai di "bombe" in pieno Giubileo…affrettandomi poi a spiegargli meglio…)


Ci sono stati momenti di difficoltà?
Più che altro momenti di forte tensione ed emozione: dall'imballo del gruppo della Pietà (a cura dei migliori professionisti del settore) all'apertura della cassa una volta arrivati in San Giovanni dei Fiorentini (ormai un secondo Purgatorio per tanti di noi); o ancora – e questa fu una vera difficoltà – quando non volevano farci entrare in San Pietro.

Raccontaci meglio.
Nel corso dei tanti incontri avevamo concordato orari e percorsi sia con tutte le autorità, civili e religiose, che con i vari livelli organizzativi del Giubileo, ma mi era sfuggito che l'autorizzazione all'accesso in Piazza San Pietro si fermava sulle scale della Basilica. Per cui, dopo l'uscita, lo splendido percorso e il saluto del Santo Padre, l'ingresso della Pietà in San Pietro su bloccato da un addetto alla sicurezza vaticana. Momenti difficili, quelli, con la Statua sulle spalle dei confratelli ferma sotto il sole romano dietro una transenna…
Solo l'intervento di un autorevole confratello "romano" – voglio credere unito alle nostre preghiere - riuscì a sbloccare la situazione e ad ottenere l'autorizzazione ma subito nacque un nuovo intoppo: avevamo ottenuto l'autorizzazione all'ingresso di contratelli, baldacchino, banda e strumenti, ma la Porta Santa era troppo stretta per farci passare la Pietà di Cozzoli.


E lì avvenne l'impensabile...
Sì. Lì avvenne una cosa credo unica nella storia vaticana. Venne aperta la Porta del Filianoti, il portone centrale di San Pietro, per capirci quello utilizzato dal Santo Padre, e la Pietà dei Molfettesi – piccola e umile – potè percorrere la navata centrale dalla Culla della Cristianità accompagnata dal Vexilla, sino ad arrivare all'altare del Bernini e riprendere la via di casa non prima di aver salutato, con un impercettibile gesto, la meravigliosa Pietà di Michelangelo.

Cosa è stato il Pellegrinaggio del 22 maggio 2016?
Per noi fedeli è stato un momento di devozione profonda, per gli appassionati – lungo il percorso c'erano ovviamente pellegrini e turisti di ogni parte del mondo – una giornata di grandi emozioni, per la Città di Molfetta una memorabile vetrina turistica. Per me, per noi Amministrazione e per tutti i Confratelli, portare la Pietà in San Pietro dopo tutto questo lavoro è stata una esperienza indimenticabile. Quando tutte le componenti lavorano all'unisono per il medesimo obiettivo si ottengono risultati miracolosi: il mio personale auspicio è che l'unità di intenti che il 22 maggio del 2016 vide S.E. il Vescovo unirsi in preghiera alla sua Comunità in cammino possa rafforzarsi ulteriormente e perpetuare nei secoli la fede e la devozione di quei giorni.

Foto di Gegè Gadaleta
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