Riccardo Muti
Riccardo Muti

Riccardo Muti: «Pasqua surreale vissuta lontano dalla mia Molfetta»

Il maestro si è raccontato dalla sua casa di Ravenna al Corriere della Sera

«Qui a Ravenna c'è un silenzio quasi di morte, cimiteriale. Io Pasqua l'ho sempre passata a Molfetta, dove da ragazzino vedevo le processioni del venerdì Santo, molto radicate al Sud e accompagnate dalla Banda, che furono per me le prime vere lezioni di musica: da secoli non si erano mai fermate, neanche in tempi di guerra». Esordisce così, con parole dedicate alla sua Molfetta, il maestro Riccardo Muti che ha raccontato la sua quarantena fra musica e riflessioni in una bella intervista al Corriere della Sera.

Un pensiero, inevitabile, alle sue sensazioni riguardanti la delicata emergenza Coronavirus: «Voglio avere certezza di ciò che si fa, non di ciò che si farà. Non voglio sentir parlare del futuro. È pieno di persone che non sanno come risolvere la giornata e dare da mangiare ai propri figli. Nella mia lunga vita, una cosa del genere non solo non l'ho mai sperimentata ma nemmeno immaginata. Viviamo un film di fantascienza».

Che cosa vede dalla sua casa di Ravenna? «Vedo solo persiane abbassate, come se il virus potesse entrare dalla finestra. L'atmosfera è surreale. Essendo stato sempre abituato a viaggiare per il mondo, ora mi sento agli arresti domiciliari, come tutti. Con mia moglie Cristina, siamo ligi alle norme. Però un conto è decidere di stare a casa perché ti vuoi riposare, altro conto è una (giusta) imposizione». A chi sta pensando, in particolare, durante questo periodo di reclusione domestica? Il maestro alle idee chiare: «Penso a una famiglia che vive in 70-80 metri quadrati. Ma penso anche a milioni di persone che non riescono a comprare il necessario per vivere, ai miei ragazzi dell'Orchestra Cherubini. I teatri sono chiusi, la musica si è fermata e loro, il meglio prodotto dai Conservatori, non guadagnano un euro. Eppure hanno trovato il coraggio e la volontà di suonare e trasmettere messaggi musicali sul web dalle proprie abitazioni».

«Non seguo più i bollettini quotidiani sui numeri del contagio - aggiunge - perché ogni giorno ci dicono che i dati da una parte migliorano, dall'altra peggiorano. E non capisco un accidente, non sono Einstein ma nemmeno lo scemo del villaggio. Mi viene il dubbio che questa confusione aiuti qualcuno, non so chi sia. Troppi medici dicono cose contrastanti. In tv vedo documentari. Mancano, nei programmi Rai, grandi registi trascurati, Germi, Pietrangeli, Rossellini, Bergman. A Pasqua hanno trasmesso film su Gesù in tutte le salse, e Ben Hur che conosciamo a memoria». Cosa ci vorrebbe per affrontare al meglio questo periodo? «Più fantasia e meno pigrizia, e poi quei continui appelli a lavarsi le mani, legittimi per carità, ma… la tv tratta gli italiani come sottosviluppati. Quando sono all'estero vedo solo notizie negative su di noi. Invece abbiamo gli scienziati, gli artisti. E i medici straordinari che abbiamo conosciuto in questo periodo...».

La musica riesce a farle compagnia attraverso la tv? «Ecco, a tal proposito avrei una domanda. Perché non si approfitta per trasmettere più musica, a parte Rai 5 che fa un lavoro egregio? Danno concerti in piazze vuote spacciando per grande musica qualcosa che non lo è affatto. In un periodo in cui siamo costretti in casa a guardare più tv, i risultati li hanno comunque e potrebbero fregarsene dell'audience. Invece ti propinano "Alien", fa aumentare la depressione che esploderà se ci diranno che non potremo neanche andare al mare in estate». «In casa ascolto molto Beethoven - spiega Riccardo Muti - che significa libertà, nella Nona Sinfonia dice che siamo tutti fratelli. Invece alcune nazioni europee pensano che l'Italia sia un dio minore. Mi sono indignato quando ci hanno dato dei lestofanti, dopo tutti i nostri aiuti dati all'Europa, che non avrebbe sviluppato la cultura che ha, senza di noi».

In conclusione, il maestro è più ottimista o pessimista per il futuro? Ecco il suo parere: «Uno scossone di questo genere porterà a un adattamento a una situazione diversa. Non sto a pensare troppo se ne usciremo migliori, e non penso al futuro ma all'oggi. C'è bisogno di soluzioni perché le persone indigenti possano vivere. Non sopporto i politici che pontificano, illudono; spero che non pensino alla musica come a qualcosa di cui si possa fare a meno. Io, intanto, sento che il vaccino lo troverà uno scienziato italiano. Spero che si torni davvero il prima possibile a una vita normale. Ma, come dice Eduardo de Filippo, "adda passà 'a nuttata"».
  • riccardo muti
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