paola natalicchio consiglio comunale
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Politica

Paola Natalicchio: chi tra Porta e Maralfa? E sullo sfondo di Gioia e Altomare

L'ex sindaco scrive una lunga lettera alla città

Elezioni Regionali 2020
Una lunga lettera scritta alla città in queste ore turbolente, a tratti confuse e confusionarie per gli elettori. Soprattutto per quelli del centrosinistra. Il mittente è Paola Natalicchio.

Non si ricandida, coerente con quanto affermato mesi fa. All'indomani delle dimissioni, in una sala Carnicella gremita, la giornalista si congedava spiegando che non avrebbe più corso per indossare ancora la fascia tricolore. E lo ribadisce anche ora.

Tuttavia il suo peso politico (soprattutto per via della sua presenza nel direttivo nazionale di Sinistra Italiana) resta. Eccome. Seppure con un dubbio: sostenere Bepi Maralfa (che in un divertente video alla Pinuccio spiega a una signora che non ha ancora deciso se candidarsi o no) oppure Gianni Porta, che è sceso ufficialmente in campo da alcune settimane?

«Non ho ancora deciso. Stimo entrambi. Ho lavorato bene con Gianni in consiglio comunale e con Bepi in giunta. Sosterrò chi si libererà in modo radicale e totale del personale politico scadente che ha terremotato i miei tre anni da sindaco. Sosterrò chi sarà in grado di proporre un patto chiaro e popolare per la città su temi concreti e coraggiosi. Sosterrò chi rispedirà al mittente le lusinghe del gatto e della volpe, chi si impegnerà su un programma forte in prosecuzione con le politiche che abbiamo avviato dal 2013 in poi e sceglierà al suo fianco persone lontane da ogni compromesso».

E nella fantasia della Natalicchio il gatto e la volpe hanno nomi e volti: Lillino di Gioia e Annalisa Altomare.
«Seduti prima al tavolo col senatore Azzollini e poi ai tavoli e nelle assemblee con le sinistre cittadine. Loro, i promotori di "Cambia Verso", l'associazione che nei tre anni del governo cittadino ha ogni giorno criticato l'operato dell'amministrazione. Manifesti su manifesti contro di noi, un ostruzionismo di Annalisa in commissione urbanistica, una frontale opposizione in consiglio comunale pur stando in maggioranza. Lillino fa sapere che è giunta l'ora di mollare gli ormeggi e votare Gianni Porta, il candidato di Rifondazione Comunista, partito onesto e battagliero, che ha una linea politica chiara su urbanistica, ambiente, politiche sociali e abitative, ma che ancora non si esprime su questa possibilità di allargare un progetto di cambiamento a persone nemiche della buona politica e del cambiamento. Perché Rifondazione tace?», scrive.

In tutto questo l'ombra del Pd che da ieri è ufficialmente a sostegno di Tommaso Minervini.
«Invece il Pd che era il partito di maggioranza della mia maggioranza (Piero De Nicolo, Nicola Piergiovanni) aderisce alla proposta trasformista di Tommaso Minervini e accetta un'alleanza politica con Saverio Tammacco, Ninnì Camporeale e Mariano Caputo, i nuovi "civici", che erano i consiglieri della mia opposizione. Quelli che per tre anni hanno fatto solo ostruzionismo e denunce, quelli che ci hanno attaccato ogni giorno e in ogni consiglio comunale. La cosa mi indigna, ma non mi stupisce. Certo, è politicamente indecorosa. Ma evidentemente il Pd con loro condivide le politiche: l'urbanistica di rapina, la cementificazione del nostro agro, l'ottimismo trionfalistico sulla prosecuzione dei lavori del Porto e molto altro. Il Pd si presenta con la destra, quindi, sostanzialmente. Ma ci sono i "dissidenti", i "fuoriusciti", quelli con la schiena dritta che hanno denunciato lo scandalo delle tessere e se ne sono andati dal circolo sbattendo la porta. Massimo rispetto per loro, quando lo hanno fatto».

«La Molfetta pulita, perbene e onesta aspetta in queste ore uno scatto di coraggio. "Non possiamo fare le analisi del sangue ai candidati", sento dire. Invece se abbiamo imparato qualcosa dai nostri errori si comincia da qui: liste pulite e selezione rigorosa del personale politico che si candida a rappresentare la città».
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