Corrado Azzollini
Corrado Azzollini

Olimpiadi invernali 2026, Corrado Azzollini racconta la sua esperienza nella cerimonia d'apertura

Il suo racconto, ancora denso di emozioni: «Esperienza che mi ha arricchito molto»

Le luci si abbassano, il brusio si assottiglia, silenzio. Un violino suona gentile, prima un passo, poi un altro, ogni minimo movimento ha un perché. Se da una parte si avvicina la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, c'è un ballerino molfettese che ha ancora nella mente e nel cuore le emozioni vissute nella cerimonia di apertura.

Si accende un faro, una sola ed unica brillante luce che illumina non solo il palcoscenico, ma anche la vita del giovane e talentuoso Corrado Azzollini.

Di seguito il suo racconto, chiaro e scuro, passato e speranze:

LE PRIME LUCI
"Mi sono avvicinato alla danza grazie a mia sorella. Vidi un suo spettacolo e me ne innamorai perdutamente. Ho frequentato danza a lungo da bambino, prima di prendermi una pausa verso il mio undicesimo anno d'età. Dopo due anni di stop - spiega - ho ripreso in mano la mia passione, restando a Molfetta fino ai miei sedici anni. Successivamente mi sono trasferito a Reggio Emilia, iscrivendomi alla scuola di danza di Michele Merola. Volevo professionalizzare i miei studi. Tra i vari impegni, ho frequentato tre anni di corso pomeridiano in una scuola professionale e due anni nel progetto "Agora" di avviamento alla professione. Nel mentre ho partecipato a diversi concerti tra i quali "Uno, nessuno, centomila" di Laura Pausini e tour come "A tutto cuore" di Claudio Baglioni.
Lì ho finito scuola e lì sono rimasto fino ai miei ventuno anni.
Dal settembre 2024 mi sono spostato a Roma".


DIETRO LE QUINTE
"Avverto una certa ansia durante la preparazione allo spettacolo, piuttosto che nel giorno stesso della performance: è la responsabilità, che ti senti addosso, di dover riuscire a dimostrare ciò che sei e performare al meglio. Riesco comunque a trasformarla, concentrandomi su me stesso (specie nei giorni della prima o degli spettacoli). Voglio trasmettere qualcosa agli spettatori.
So di aver fatto il mio lavoro e di aver dato tutto me stesso. So che quando salgo sul palco la pressione fa spazio al mio desiderio di vivere il momento.
Vicine a me sento le persone che di fatto sono lontane: i miei genitori, la mia ragazza o i colleghi a me cari.
Le loro parole, o il sentirli solo vicini, mi aiutano ad avere maggiore sicurezza nelle esibizioni".


LE OLIMPIADI
"Il mio arrivo alle Olimpiadi è stato quasi casuale: mandai un' audizione in ottobre ed a novembre ricevetti la splendida notizia di essere stato selezionato dal coreografo Adriano Bolognino.
Le prove iniziarono a fine Novembre, e proseguirono a pieno ritmo specialmente nei giorni di gennaio e febbraio.
È stata un'esperienza che mi ha arricchito molto, avendo trovato un coreografo ed un team molto affiatato e concentrato.
Noi abbiamo preparato il segmento di città e montagna, rappresentavamo metaforicamente Milano e Cortina.
Trivare un punto d'accordo, ha reso il tempo delle Olimpiadi irripetibile.
Sono andato in scena alla cerimonia d'apertura il 6 febbraio a San Siro.
Entrare nello stadio la settimana prima mi ha fatto un certo effetto che ancora non dimentico.
Spero che l'esperienza sublime che ho vissuto possa ripetersi nuovamente".


FUORI DAL PALCO
"Al di fuori della danza sono una persona ricca di sfaccettature: un po' insicuro e timido, genuino e solare. Mi piace stare tra le persone, ma questo non implica che i rapporti con gli altri siano superficiali, tutt'altro.
Scelgo bene le mie amicizie ed aspetto del tempo prima di fidarmi. Quando incontro una persona a me affine, mi apro completamente e dono ciò che posso donare, condividendo con gli altri il piacere di stare assieme nei momenti sì e nei momenti no. Mi piace raccontarmi ed ascoltare gli altri raccontarsi".


FUTURO
"Al momento sto ultimando il mio anno della special classe da Giuliano Rotarini. Spero che il prossimo anno sia pieno di danza, spettacoli, gioia ed anche di dolore.
Spero di vivere completamente, di fare ciò che mi piace, dedicandomi ad una professione alquanto poco riconosciuta, specialmente in Italia.
Spero di lavorare tanto e non stare mai fermo".


Quelle riportate sono le parole non solo di Corrado, ma dell'Italia che è e che sarà, di una generazione appena affacciatasi al mondo e che, nonostante le intemperie, è pronta a salpare verso l'orizzonte di un futuro migliore
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