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Mastropasqua: «Battaglia di libertà, siamo gli unici pronti a governare dal giorno dopo»
Una coalizione di undici liste, un solo obiettivo: liberare Molfetta dai veti del passato e rimetterla in attacco su porto, lavoro, strade e dignità urbana
Molfetta - martedì 12 maggio 2026
9.33 Comunicato Stampa
Discontinuità vera, governo competente ed una coalizione larga radicata nei quartieri. È questa l'immagine che Pietro Mastropasqua, candidato sindaco, consegna ai lettori delle testate locali, rivendicando «Una pagina nuova» per la città ed un metodo fatto di ascolto, pragmatismo e decisioni rapide.
Una piazza piena, undici liste ed un messaggio politico chiaro: «Questa è una battaglia che non possiamo sbagliare. È una grande battaglia di libertà per Molfetta». Pietro Mastropasqua ha aperto così il suo primo grande evento di campagna in centro città, presentando la coalizione che lo sostiene come "Nazionale Molfetta", una squadra «che gioca tutta con la stessa maglia: quella della città».
«Io sono un uomo di squadra, non un solista» ha detto il candidato, riprendendo la metafora calcistica che ha fatto da filo rosso alla serata: «In campo non ci sono sigle che si guardano in cagnesco, ma undici liste che giocano per un solo obiettivo: far vincere Molfetta, riportarla in attacco sul porto, sul lavoro, sulla bellezza dei suoi quartieri».
Il candidato ha ricordato anche il peso umano della polemica continua: «Quando offendono un candidato, colpiscono anche le famiglie, i figli, le mamme che leggono queste cose e non capiscono il perché. Noi facciamo politica dura e forte, ma non insultiamo nessuno. Nessun mio candidato, nessun mio sostenitore deve sentirsi per un minuto dalla parte sbagliata: siamo persone per bene, amiamo Molfetta e siamo dalla parte giusta»
Mastropasqua ha poi marcato la distanza sia dalla sinistra sia dalla destra cittadina.
Alla prima imputa «Un no ideologico allo sviluppo», alla seconda «Un passato di governo col pugno di ferro». Per poi incalzare il pubblico con un: «Non possiamo consegnare Molfetta alla peggiore sinistra, quella ideologica, comunista, la sinistra del no: no al porto, no alla vasca di colmata, no alla zona industriale. Sono i Mister No, i veri conservatori che vogliono mettere una cappa sulla città», ha attaccato.
Una piazza piena, undici liste ed un messaggio politico chiaro: «Questa è una battaglia che non possiamo sbagliare. È una grande battaglia di libertà per Molfetta». Pietro Mastropasqua ha aperto così il suo primo grande evento di campagna in centro città, presentando la coalizione che lo sostiene come "Nazionale Molfetta", una squadra «che gioca tutta con la stessa maglia: quella della città».
«Io sono un uomo di squadra, non un solista» ha detto il candidato, riprendendo la metafora calcistica che ha fatto da filo rosso alla serata: «In campo non ci sono sigle che si guardano in cagnesco, ma undici liste che giocano per un solo obiettivo: far vincere Molfetta, riportarla in attacco sul porto, sul lavoro, sulla bellezza dei suoi quartieri».
«Noi sotto attacco, ma restiamo signori. Siamo dalla parte giusta».
Dal palco Mastropasqua non ha eluso il tema degli attacchi personali delle ultime settimane, trasformandolo però in un messaggio di compostezza e stile: «Ogni giorno mi insultano e mi offendono, ma noi abbiamo scelto di comportarci da signori. L'ho chiesto a tutti i candidati e ai sostenitori: niente risse sui social, parliamo con i molfettesi dei problemi veri. Il corpo a corpo non ci spaventa, ma si fa sulle idee, non sul fango». E la piazza gli tributa uno scrosciante applauso!Il candidato ha ricordato anche il peso umano della polemica continua: «Quando offendono un candidato, colpiscono anche le famiglie, i figli, le mamme che leggono queste cose e non capiscono il perché. Noi facciamo politica dura e forte, ma non insultiamo nessuno. Nessun mio candidato, nessun mio sostenitore deve sentirsi per un minuto dalla parte sbagliata: siamo persone per bene, amiamo Molfetta e siamo dalla parte giusta»
Mastropasqua ha poi marcato la distanza sia dalla sinistra sia dalla destra cittadina.
Alla prima imputa «Un no ideologico allo sviluppo», alla seconda «Un passato di governo col pugno di ferro». Per poi incalzare il pubblico con un: «Non possiamo consegnare Molfetta alla peggiore sinistra, quella ideologica, comunista, la sinistra del no: no al porto, no alla vasca di colmata, no alla zona industriale. Sono i Mister No, i veri conservatori che vogliono mettere una cappa sulla città», ha attaccato.
Per poi guardare l'altra parte dello schieramento elettorale e scandire: «Dall'altro lato c'è una destra che fino all'altro giorno ha governato Molfetta con il pugno di ferro. Rispetto tutti, voglio bene ad Adamo, a Manuel, ad Antonio, ma la città sa bene com'è andata. Oggi non è il momento dei ritorni, né degli esperimenti».
Da qui la rivendicazione del proprio posizionamento: «I candidati sindaci sono tutti bravi, ma noi siamo gli unici pronti a governare dal giorno dopo. Manuel e Adamo, tra dieci anni, dopo aver fatto esperienza, saranno ottimi candidati. Ma oggi Molfetta non può fare da cavia all'improvvisazione. Oggi servono esperienza ed energia insieme».
Poi la carrellata sui tempi più scottanti con un parlare netto e chiaro. Porto e vasca di colmata:
«Dire no alla vasca è dire no al porto».
Al centro del discorso, come in tutta la campagna, c'è il mare: «Molfetta è il porto e il porto è Molfetta. Per la nostra economia, per il lavoro, per i giovani, non possiamo prescindere dal porto e dal rapporto che la città deve ricostruire con il suo mare», ha ribadito Mastropasqua.
Il candidato ha indicato tra le priorità «chiudere e consegnare alla città il porto commerciale, completare il nuovo porto peschereccio e valorizzare i punti di ormeggio», definendoli
«momenti essenziali per il futuro di Molfetta».
Sulla vasca di colmata, Mastropasqua ha accusato l'avversario di sinistra di «Strategia subdola»:
«La sinistra molfettese ha sempre detestato il porto commerciale. Questa volta non ha il coraggio di dire "no al porto" e allora dice "no alla vasca di colmata". Ma oggi dire no alla vasca significa dire no al porto, no allo sviluppo, no all'intero sistema in cui la città ha investito. È un modo per bloccare tutto, senza ammetterlo».L'altra parte del discorso ha toccato la quotidianità fatta di attenzione ai dettagli: «Girando per Molfetta, la prima richiesta è sempre la stessa: strade senza buche, marciapiedi sicuri, città più pulita. È quello che mi chiede mia madre, è quello che mi chiedono tutte le mamme: una città dove si possa camminare tranquilli», ha raccontato.
«Questo è il primo impegno che mi sento di assumere: se vinceremo, non dormiremo la notte finché non vedremo migliorare la qualità della vita. Strade riparate, giardini in ordine, verde curato. Non possiamo andare avanti così, abbiamo in mente soluzioni nuove e sappiamo cosa non rifare».
Accanto alle infrastrutture, Mastropasqua ha insistito sulle fragilità sociali: «Molfetta deve tornare a pensare alle parti più deboli. Ci sono persone che oggi non hanno una casa. È un'emergenza vera, non uno slogan. Dobbiamo lanciare subito un piano per nuove case popolari. Il compito di un'amministrazione è stare accanto a chi non ce la fa, nel rispetto delle leggi, ma senza voltarsi dall'altra parte».
«Dietro di me non ci sono padrini, ci siete voi»
Infine, un passaggio sulla natura della sua candidatura: «Io dietro di me non ho nessuno, se non voi cittadini che mi coprite le spalle. Il vostro affetto vale più di qualsiasi endorsement romano». La chiusura è un appello all'impegno porta a porta: «Abbiamo due settimane per parlare con tutti, soprattutto con gli indecisi. Lasciamo perdere le risse sui social: lì non si prende un voto, si moltiplica solo l'odio dei profili falsi. La vera campagna si fa guardando negli occhi le persone. Vi chiedo due cose: parlate con tutti e continuate a sostenermi con il vostro affetto. Solo così potremo vincere questa grande battaglia di libertà. La Nazionale Molfetta non scende in campo per partecipare: scende in campo per vincere la partita del futuro».
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