Giardino comunale di Piazzetta Primo Maggio
Giardino comunale di Piazzetta Primo Maggio
Territorio e Ambiente

Manutenzione troppo disinvolta del verde cittadino

La denuncia della Lac Puglia

«A Molfetta si taglia e si pota nella più totale disinvoltura. E il cattivo esempio è dato dal Comune, dove sembra che la quasi totalità dei lavori di giardinaggio appaltati sia concessa in mancanza di qualifica professionale. I risultati si vedono: ovunque capitozzature indiscriminate, e tagli distruttivi, in quanto si pensa che più si pota e migliore è il lavoro, senza capire che invece è l'esatto contrario. Una capitozzatura infatti richiede mezz'ora, contro le due o tre ore richieste da un taglio ragionato. E una pianta potata tipo "palo della luce" diventa subito altissima. Si ignora che le piante rispondono alla potatura con getti forti e vigorosi, ma innaturali e squilibrati». La denuncia è della Lac Puglia.

«In linea di massima (ovviamente, e soprattutto in ambiente urbano, l'affermazione seguente non va presa alla lettera) la crescita delle piante, senza alcun intervento umano, è perfetta. Infatti la pianta attua spontaneamente alcuni splendidi accorgimenti, che permettono la massima intercettazione della luce. Dove l'uomo mette mano, ecco rami intrecciati, succhioni, "scopazzi", rami filati: che costringono a rimettere mano. E si crea così un circolo vizioso che non ha mai fine.
All'inizio vi è generalmente un "peccato originale" (e questo vale sia per il verde pubblico sia, più spesso, per il verde privato): non si tiene conto del futuro sviluppo della pianta, dello spazio vitale da lei richiesto sia a livello di chioma sia di apparato radicale, per cui un alberello alto appena un metro viene collocato in spazi angusti e non si tiene conto che in un tempo relativamente breve si trasformerà in un albero alto anche una decina di metri che richiede spazi enormi e non disponibili».

E ancora. «Basta guardarsi in giro per mettersi le mani nei capelli. La maggior parte delle piante d'alto fusto non richiederebbe mai potatura per l'intera vita, se si eccettua qualche periodico intervento di pulizia dal secco. Eppure qua e là è tutto un potare. Un buon progettista di giardini dovrebbe prestare molta attenzione all'occupazione futura di spazio di un albero. Si potrebbero così prevenire molti espianti e potature dovuti all'esuberanza del verde. Chi progetta deve prevedere i diametri di crescita finale delle chiome; il buon progetto si vede nei decenni, e non in trenta giorni.
Come sempre è molto più facile distruggere che costruire. Talvolta (vedi i platani di viale Pio XI) l'albero è semplicemente arrivato al termine del suo ciclo vitale e va eliminato e sostituito, non lasciato con potature deturpanti ed inutili.
Se da un lato vi è mancanza assoluta di previsioni nei confronti del futuro sviluppo dell'albero, dall'altro vi l'atteggiamento opposto. Chi non conosce le caratteristiche di un albero è pieno di paure: cadrà, danneggerà la casa, si ammalerà, romperà il selciato, sfonderà le cantine, sporcherà con le foglie, intaserà le grondaie, toglierà la luce, attirerà topi, insetti e uccelli, darà fastidio all'automobile. E sarà pertanto indotto a tagliare il più possibile, causando di contro guasti e disordine. Per una volta, facciamo funzionare il cervello e affidiamoci a persone esperte, seguendo delle regole fissate da un "piano del verde urbano" e dal relativo "regolamento del verde urbano"».

Sulla questione è intervenuto Pasquale Salvemini delegato regionale della LAC Puglia e responsabile Panda Molfetta sottolinea che già nel 2013 fu consegnato al Sindaco Paola Natalicchio un articolato documento relativo al piano del verde comunale, con allegato regolamento per le attività di manutenzione del verde cittadino, redatto da tecnici della Associazione: «Purtroppo - dice - constatiamo che nulla di quanto stilato è stato preso in considerazione dall'attuale Amministrazione. Mentre si continua ad assistere a eccessi di potature, capitozzature anche durante i periodi primaverili/estivi alla presenza di nidi e nidiacei di specie protette».
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