Vescovo Cornacchia
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Chiesa locale

Il Vescovo in Consiglio comunale: «I Riti quaresimali rappresentano l'identità di Molfetta»

L'intervento in merito al riconoscimento delle ritualità pasquali come beni immateriali

Riportiamo integralmente lo storico intervento di S.E. Mons. Domenico Cornacchia, vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, pronunciato nel Consiglio comunale di Molfetta riunito in seduta straordinaria per deliberare i Riti Quaresimali come beni immateriali della Città:

Gent.mi Sig. Sindaco, dott. Tommaso Minervini, sig. Presidente, dott. Robert Amato, sig.ri Consiglieri qui presenti, a voi tutti rivolgo il mio deferente saluto e il mio ringraziamento per l'invito rivoltomi a presenziare questo Consiglio comunale, importante organo politico-amministrativo rappresentativo della nostra gloriosa Città di Molfetta.

Ho accolto con vivo interesse la notizia della proposta di modifica dello Statuto comunale con l'inserzione di un ulteriore paragrafo all'articolo 4, riguardante i "Riti quaresimali e della Settimana Santa della Città", che si intende riconoscere come patrimonio culturale immateriale di questa comunità cittadina. Senza dubbio questi riti, che richiamano, anche da lontano, ogni anno un notevole concorso di popolo, hanno lentamente innervato il tessuto della collettività, contribuendo a definirne l'identità. Giustamente, pertanto, se ne vuole sottolineare l'importanza e il valore anche culturale e sociale, oltre che religioso. Auspico che questa iniziativa sia apprezzata da tutti i cittadini di Molfetta e concorra ad alimentare il senso di appartenenza e la coesione sociale. Nello stesso tempo, mi auguro che nessuno, nemmeno all'interno delle aggregazioni ecclesiali, osi strumentalizzare questa scelta per una ingiustificata confusione tra l'aspetto culturale che questi Riti pur rivestono, e la preminente dimensione religiosa, di cui sono espressione. E meno ancora voglia operare una indebita trasposizione delle deliberazioni di questa assise consiliare nell'ordinamento ecclesiale a cui i Riti quaresimali, autentici atti di culto, appartengono.

Legittimamente ogni comunità sente come dovere stringente quello di custodire e conservare il proprio patrimonio di valori e di elementi caratterizzanti, perché non venga disperso e si possa, con maggiore convincimento, tramandare alle future generazioni. E questo vale anche per la Chiesa, chiamata a custodire e trasmettere fedelmente il depositum fidei. Nucleo fondamentale di questo patrimonio immutabile è il Mistero pasquale di Passione, Morte e Resurrezione di Cristo, che in questo tempo liturgico viene celebrato, meditato e annunciato attraverso la ritualità liturgica e la predicazione. Anche la pietà popolare riveste una certa importanza nella misura in cui riesce ad alimentare la vita spirituale dei fedeli. Per questa ragione, essa necessita di essere continuamente purificata ed evangelizzata. Le modalità e le forme con cui la religiosità dei fedeli si esprime, non perda di significato e sia in grado di manifestare e testimoniare una fede matura ed autentica.

Papa Francesco ci ha raccomandato recentemente: "… A non rifugiarci in una religiosità fatta di eventi straordinari, di esperienze suggestive, per paura di affrontare la realtà con le sue fatiche quotidiane, le sue durezze e le sue contraddizioni." Le stesse processioni manifestano visibilmente che la Chiesa è popolo di Dio in cammino, che per sua natura è dinamica, ovvero che rifugge ogni forma di staticità ed immobilismo, assuefatta alla tentazione di reiterare stancamente prassi e gesti. Certamente, la Chiesa è radicata nel passato, ma vive nel presente ed è aperta al futuro. Pervasa da un anelito di rinnovamento, non teme di mettersi in discussione e di aprirsi alle novità dello Spirito, operando nei singoli membri così come nell'intera comunità una permanente conversione, a cui la stessa Quaresima costantemente richiama.

La Settimana Santa, ormai prossima, è preludio della Pasqua. A voi tutti voglio rivolgere il mio augurio richiamando il pensiero del Venerabile Antonio Bello, indimenticato Pastore della Nostra Diocesi, del quale a breve ricorrerà il XXX Anniversario del suo dies natalis. In una nota riflessione don Tonino ha modo di ricordarci che non è consentito oltremodo sostare sul Calvario e sotto la Croce. Il credente, cioè, non può e non deve rimanere fermo a contemplare e celebrare gli eventi della Passione e della Morte di Cristo, che sono preparatori i della sua Resurrezione. E, allora, vi auguro di sentirvi pervadere dalla gioia della Pasqua e di essere portatori, in famiglia e nella società, della luce della Resurrezione.
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