Elektra, la tartaruga che ha sfidato il Mediterraneo
Elektra, la tartaruga che ha sfidato il Mediterraneo

Elektra, la tartaruga che ha sfidato il Mediterraneo: curata dal WWF Molfetta

Da Creta all’Adriatico, la Caretta caretta vittima di un grave trauma riceve cure d’avanguardia

Il suo nome è Elektra, una femmina di tartaruga marina Caretta caretta lunga 74 cm, catturata mentre deponeva le uova lo scorso luglio su una spiaggia di Creta. Dopo la deposizione, i colleghi dell'associazione greca Archelon le hanno applicato un tag satellitare per monitorare ogni suo spostamento, seguendo così il suo lungo viaggio nel Mediterraneo.

Elektra ha percorso migliaia di chilometri fino a raggiungere le coste dell'Adriatico, ma durante il suo percorso ha subito un gravissimo trauma: colpita da un martello alla testa, ha riportato lesioni neurologiche profonde che ne hanno compromesso seriamente la salute. A novembre scorso, la tartaruga è stata recuperata accidentalmente nelle reti a strascico del motopesca Mariachiara Daiana di Trani. L'equipaggio, dimostrando grande sensibilità, ha notato le sue condizioni di grave denutrizione e l'ha subito trasferita al Centro Recupero Tartarughe Marine del WWF di Molfetta. Qui, Elektra ha ricevuto cure urgenti, per poi essere trasferita al Dipartimento di Medicina Veterinaria di Bari, dove un team specializzato ha utilizzato un sistema innovativo per l'alimentazione forzata, eseguendo TAC e diversi interventi chirurgici al cranio.

La sua storia è stata raccontata a Buongiorno Regione su Rai 3 Puglia, portando all'attenzione del grande pubblico la drammatica condizione delle tartarughe marine e l'importanza del lavoro di recupero svolto dal WWF Molfetta. Grazie a queste cure d'eccellenza, Elektra ha avuto una seconda possibilità di sopravvivere e continuare il suo straordinario viaggio nel Mediterraneo.

Il caso di Elektra rappresenta non solo un esempio di resilienza animale, ma anche il ruolo fondamentale della sensibilità e della competenza nella tutela delle specie marine, ricordando quanto sia cruciale la collaborazione tra associazioni, pescatori e centri di recupero.
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