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Debutto con successo per le compagnia Frida

In scena a La Cittadella degli Artisti con "Riccioli d'oro" e "Carmina Burana"

Decisamente buona la prima per gli spettacoli di debutto della compagnia FRIDA – nome che nasconde l'acronimo "Free Reality Deep Inside Artist" – composta da circa sessanta elementi dall'età più disparata, della scuola Dance Company di Molfetta.

I due spettacoli inediti, "Riccioli d'oro – Arcobaleno di bambini" e "Carmina Burana", andati in scena sul palco del nuovo teatro posto all'interno del complesso de La Cittadella degli Artisti, hanno riscosso un significativo successo di pubblico. Merito certamente dell'impegno profuso dagli insegnanti, direttori artistici e collaboratori, dai ballerini più piccoli fino ai professionisti, ma soprattutto merito di Antonella Battista, direttrice artistica e ideatrice degli stessi spettacoli, e Grazia Coppolecchia, regista, che senza dubbio hanno vinto la scommessa di portare in scena due spettacoli audaci, ambiziosi, fuori dagli schemi e di grande impatto.

"Riccioli d'oro, Arcobaleno di bambini" – dal titolo evocativo, che porta inevitabilmente alla mente la figura di Shirley Temple, "enfant prodige" del cinema hollywoodiano protagonista della famosissima serie di film degli anni Quaranta – si rivela davvero un tripudio di bambini nei loro vestiti dai colori sgargianti e con pettinature a trecce e boccoli; ma soprattutto con le loro scarpette da Tap Dance, o semplicemente Tip Tap che dir si voglia. Si rimane ipnotizzati dal movimento delle scarpette e dal conseguente suono prodotto seguendo il ritmo della musica; e ancor di più lo si rimane osservando l'indiscussa bravura e grande classe del maestro Antonio Barone, ballerino d'eccezione tra piccole stelle danzanti. Alla fine sarà il ritmo, sarà l'ambientazione sospesa tra realtà e favola, sarà la semplice ma efficace canzoncina intonata più volte dalla protagonista Elizabeth e le sue compagne di orfanotrofio, ma la voglia di infilarsi quelle scarpe così particolari e cercare di ballare il Tip Tap – o per lo meno provare solamente a camminarci – a spettacolo finito è davvero tanta.

Lo spettacolo "Carmina Burana" sembra davvero voltare pagina rispetto all'altro: interessante lo sperimentalismo che avvicina e salda la cantata scenica di Carl Orff ad una narrazione ispirata alle vicende storiche di Federico II di Svevia, figura emblematica vicina alla storia del territorio pugliese, tratte da una della miniature del Codex Buranus risalente al XIII secolo. Sulle musiche, di indubbio fascino e suggestione, è costruita un'ambientazione essenziale ma squisitamente medievale, in cui si muovono ballerini dalle vesti fluttuanti, le figure del Papa, della Fortuna, della Virtus e della Giustizia e soprattutto di Federico II, magistralmente interpretato dal maestro Vito Iacobellis: l'esibizione è impeccabile, la sua interpretazione magnetica, roba che a immaginarlo ai nostri giorni, Federico avrebbe il suo volto. L'apice dello spettacolo si raggiunge con la morte dell'imperatore, messa in scena con un efficace stratagemma metaforico: avvolto in un velo, come in un sudario, Federico scompare dalla scena e dalla vita per entrare nella storia.

Alla fine dei due spettacoli grande soddisfazione per Antonella Battista che non è riuscita a trattenere una forte e sincera commozione per un grande lavoro svolto assieme a Grazia Coppolecchia: insieme hanno rivolto un grande ringraziamento a chi ha creduto nelle loro idee ambiziose, a chi ha reso possibili due narrazioni così impegnative, alla compagnia Frida e la scuola Dance Company che ancora una volta si dimostra capace di mettere in scena differenti forme artistiche e d'espressione in un unico contenitore.
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