
Dall’Australia a Bali: Giada Del Rosso sceglie l’Indonesia per scrivere e rallentare
Dopo due anni nel continente oceanico, una nuova tappa. E il viaggio continuerà ancora
Molfetta - giovedì 5 marzo 2026
Dopo due anni trascorsi on the road in Australia, Giada Del Rosso non ha smesso di progettare. Concluso a settembre 2025 il secondo Working Holiday Visa, e rimandato il terzo a luglio per una serie di rientri necessari in Italia, lei e Martina Pomponio si sono trovate con diversi mesi da ripensare. La scelta è stata quella di trasformare quel tempo in un'opportunità: trasferirsi per due mesi a Bali, in Indonesia, per dedicarsi alla scrittura della loro guida sul road trip australiano.
Il libro raccoglie l'intero itinerario che le ha portate a circumnavigare tutta la costa australiana durante i due anni di Working Holiday Visa. Non solo tappe e chilometri, ma soprattutto vita reale in van: gli errori commessi, le difficoltà affrontate, le paure superate. «Parliamo principalmente della nostra esperienza — spiega Giada — ma diamo anche consigli concreti: quali tappe per noi sono imperdibili e quali invece si possono evitare».
Nel testo raccontano perché hanno scelto Perth come punto di partenza, come si è evoluto il loro viaggio e come, chilometro dopo chilometro, siano cambiate anche loro. L'obiettivo è chiaro: offrire a chi sogna un'avventura simile non solo indicazioni pratiche, ma anche sostegno emotivo. «Vogliamo che chi parte non si senta solo». Per scrivere avevano bisogno di tranquillità e concentrazione. Hanno scelto di tornare a Bali, già visitata tre anni prima, ma evitando il sud più turistico. La loro base è stata Ubud, nel cuore dell'isola.
«Sapevamo che qui avremmo trovato un'atmosfera più autentica e costi più contenuti. È un luogo che permette di rallentare». Per due mesi hanno vissuto nello stesso ostello, restando nella stessa zona. Una scelta che ha permesso loro di entrare davvero nella quotidianità locale: conoscenze con lo staff, amicizie con abitanti del quartiere, pasti nei warung — le piccole locande a conduzione familiare dove si cucinano piatti tipici balinesi.
Non un soggiorno da turiste di passaggio, ma una permanenza stabile, quasi domestica. Il momento più intenso è arrivato inaspettatamente. Durante la loro permanenza, un tempio vicino al loro alloggio celebrava il proprio anniversario con una grande cerimonia religiosa, un evento che si ripete una volta ogni trent'anni e che è durato tre settimane.
Bali è l'unica isola dell'Indonesia a maggioranza induista, e le celebrazioni scandiscono profondamente la vita sociale. Ogni giorno il tempio si animava con danze tradizionali, spettacoli dedicati alle divinità, musica e rituali. Per entrare, Giada e Martina hanno indossato sarong, sash e fascia sulla testa, con camicia bianca. «Eravamo pochissimi occidentali, forse cinque in mezzo a migliaia di balinesi. È stata un'esperienza potentissima, vissuta con rispetto».
Bali non è stata solo scrittura e immersione culturale: Giada ha continuato a lavorare come personal trainer online, seguendo clienti italiani in Italia e all'estero. «Il mio coaching online continua ovunque io sia. Alleno persone trasferite fuori dall'Italia o che vivono ancora lì, seguendole completamente a distanza».
Una professione che si intreccia perfettamente con la sua vita nomade: connessione internet, organizzazione e disciplina le permettono di mantenere stabilità economica mentre cambia orizzonte geografico. Se l'Australia è stata movimento continuo, strada infinita e autonomia assoluta, Bali ha rappresentato una pausa consapevole. Scrivere la guida ha significato rielaborare due anni intensi, trasformare l'esperienza in strumento utile per altri.
In attesa di ripartire per il terzo Working Holiday Visa, l'Indonesia è diventata un capitolo diverso ma coerente: meno chilometri, più profondità. Per Giada, il viaggio è ben più di uno spostamento fisico: è una forma di evoluzione. Ed è proprio nella capacità di alternare avventura e radicamento che continua a costruire il suo personale modo di abitare il mondo.
Il libro raccoglie l'intero itinerario che le ha portate a circumnavigare tutta la costa australiana durante i due anni di Working Holiday Visa. Non solo tappe e chilometri, ma soprattutto vita reale in van: gli errori commessi, le difficoltà affrontate, le paure superate. «Parliamo principalmente della nostra esperienza — spiega Giada — ma diamo anche consigli concreti: quali tappe per noi sono imperdibili e quali invece si possono evitare».
Nel testo raccontano perché hanno scelto Perth come punto di partenza, come si è evoluto il loro viaggio e come, chilometro dopo chilometro, siano cambiate anche loro. L'obiettivo è chiaro: offrire a chi sogna un'avventura simile non solo indicazioni pratiche, ma anche sostegno emotivo. «Vogliamo che chi parte non si senta solo». Per scrivere avevano bisogno di tranquillità e concentrazione. Hanno scelto di tornare a Bali, già visitata tre anni prima, ma evitando il sud più turistico. La loro base è stata Ubud, nel cuore dell'isola.
«Sapevamo che qui avremmo trovato un'atmosfera più autentica e costi più contenuti. È un luogo che permette di rallentare». Per due mesi hanno vissuto nello stesso ostello, restando nella stessa zona. Una scelta che ha permesso loro di entrare davvero nella quotidianità locale: conoscenze con lo staff, amicizie con abitanti del quartiere, pasti nei warung — le piccole locande a conduzione familiare dove si cucinano piatti tipici balinesi.
Non un soggiorno da turiste di passaggio, ma una permanenza stabile, quasi domestica. Il momento più intenso è arrivato inaspettatamente. Durante la loro permanenza, un tempio vicino al loro alloggio celebrava il proprio anniversario con una grande cerimonia religiosa, un evento che si ripete una volta ogni trent'anni e che è durato tre settimane.
Bali è l'unica isola dell'Indonesia a maggioranza induista, e le celebrazioni scandiscono profondamente la vita sociale. Ogni giorno il tempio si animava con danze tradizionali, spettacoli dedicati alle divinità, musica e rituali. Per entrare, Giada e Martina hanno indossato sarong, sash e fascia sulla testa, con camicia bianca. «Eravamo pochissimi occidentali, forse cinque in mezzo a migliaia di balinesi. È stata un'esperienza potentissima, vissuta con rispetto».
Bali non è stata solo scrittura e immersione culturale: Giada ha continuato a lavorare come personal trainer online, seguendo clienti italiani in Italia e all'estero. «Il mio coaching online continua ovunque io sia. Alleno persone trasferite fuori dall'Italia o che vivono ancora lì, seguendole completamente a distanza».
Una professione che si intreccia perfettamente con la sua vita nomade: connessione internet, organizzazione e disciplina le permettono di mantenere stabilità economica mentre cambia orizzonte geografico. Se l'Australia è stata movimento continuo, strada infinita e autonomia assoluta, Bali ha rappresentato una pausa consapevole. Scrivere la guida ha significato rielaborare due anni intensi, trasformare l'esperienza in strumento utile per altri.
In attesa di ripartire per il terzo Working Holiday Visa, l'Indonesia è diventata un capitolo diverso ma coerente: meno chilometri, più profondità. Per Giada, il viaggio è ben più di uno spostamento fisico: è una forma di evoluzione. Ed è proprio nella capacità di alternare avventura e radicamento che continua a costruire il suo personale modo di abitare il mondo.



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