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Coronavirus negli Stati Uniti, la testimonianza di una famiglia originaria di Molfetta

Racconto dalla città di New York, primo focolaio del contagio negli USA

Il Coronavirus è stato ufficialmente definitivo come vera e propria pandemia dall'Organizzazione Mondiale della Sanità lo scorso 11 marzo, quando lo scenario a livello globale era ancora embrionale rispetto allo stato attuale delle cose. Se l'Italia calcola fin qui il numero più alto di decessi (ma il dato dipende ovviamente dal momento d'avvio dell'epidemia), gli Stati Uniti hanno già superato tutte le altre nazioni per il numero dei contagi: circa 139mila, con aggiornamento alle ore 22:30 di domenica 29 marzo.

Il focolaio negli USA è stata la città di New York, inizialmente poco attenta all'alto tasso di aggressività del COVID-19: la situazione nella Grande Mela è già ora complicata, sebbene secondo gli esperti manchino ancora molti giorni al picco del virus. I casi registrati nel singolo stato sono 59.513, di cui 8.503 ricoverati in ospedale, 2.037 quelli in terapia intensiva. Solo nella giornata di ieri ci sono state 965 vittime, mediamente una ogni 17 minuti. Numeri da paura. Il governatore dello stato, Andrew Como, ha dichiarato indispensabile estendere fino al 15 aprile l'obbligo di lavorare da casa per tutti i lavoratori non essenziali residenti a New York ma è praticamente certa la proroga di queste misure. Inoltre, è in costruzione un ospedale da campo a Central Park, per fronteggiare l'esplodere dell'epidemia di Covid-19.

Per saperne qualcosa in più in merito a questa emergenza sanitaria negli Stati Uniti, abbiamo contattato la famiglia De Ruvo, originaria di Molfetta e da anni radicata in America: nello specifico, abbiamo ricevuto alcune informazioni sulla questione dalla figlia dei coniugi De Ruvo, Ottaviana: «Qui siamo in piena zona rossa, visto che proprio da New York è partita la diffusione del virus negli States. All'inizio il problema è stato leggermente trascurato dalle istituzioni perché non si pensava che potesse diffondersi così rapidamente. Fortunatamente adesso sono state prese misure più stringenti ma la situazione già adesso è difficile, quindi non immagino come possa diventare più avanti. Per ora esiste un coprifuoco obbligatorio nelle ore serali ma anche durante il giorno abbiamo il dovere di restare tutti a casa».

«L'atmosfera all'esterno è surreale - prosegue - perché in strada si ascoltano principalmente le sirene della Polizia e delle ambulanze. Ovviamente tutte le attività che si possono effettuare a distanza vengono svolte da casa, infatti anche io opero da giorni con lo smart working. Le procedure che si stanno attuando sono molto simili a quelle italiane, però ad esempio ci sono dei vincoli anche sulla spesa nei supermercati perché ogni persona non può acquistare oltre certi limiti i diversi prodotti. Per adesso non possiamo che restare nelle nostre abitazioni e vedere gli sviluppi».
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