Biagio Piano
Biagio Piano

Biagio Piano, dal Salento a Molfetta con l'arte della scultura nel cuore

L’artista lavora la pietra leccese nella sua bottega con particolare dedizione e passione

Nel mondo sfaccettato dell'arte, nelle sue specificità e peculiarità, si può ritrovare la bellezza della scultura, l'arte di progettare e poi di creare, con scalpello, sgorbie e mazzuoli, oggetti e complementi d'arredo, frutto di ricerca, di un progetto ben definito ma anche di fantasiosa immaginazione. L'atto dello scolpire nasce da uno studio che padroneggia nella mano e crea bellezza, dando essenza concreta a un'idea, crea forme, simboli e oggetti dalla fattezza molto originale dal punto di vista stilistico.

L'arte di Biagio Piano, scultore di origine salentina e molfettese d'adozione, racchiude un concetto di scultura ricca di segni, simboli e significati che l'artista realizza con grande maestria e raffinato stile. La sua scultura trasmette emozioni particolari a chi la osserva che così apprezza il connubio tra la tradizione artigianale e la ricercata creatività contemporanea. L'artista, a Molfetta nel suo laboratorio, lavora la pietra leccese con particolare dedizione e passione. Le sculture da lui realizzate utilizzando questa tipologia di pietra danno valore ad un materiale tenero da modellare che rappresenta un tuffo nell'anima del Salento. Biagio Piano è affascinato dalla pietra leccese, tenera, malleabile da lavorare perché più morbida. Ci ha detto che preferisce quella antica che modella lavorandola anche usando l'ascia, in salentino "la mannara". Con molta attenzione abbiamo osservato una serie di belle opere da lui create ed esposte nel suo laboratorio che esprime un "atto d'amore" assoluto verso la pietra leccese. In questi anni ha proposto svariate mostre sul nostro territorio attirando la curiosità di molti estimatori che lo apprezzano. Per scoprire l'attività, sempre in fermento, di Biagio Piano si può seguire la sua pagina Instagram piano.sculpture.

Per saperne di più su Biagio Piano, lo abbiamo incontrato nel suo mondo, tra le sue sculture originali e ricche di significati e gli abbiamo posto delle domande che hanno delineato la sua arte e il suo talento misto a passione.

Quando e come hai scoperto la passione per la scultura?
Fin da bambino ho sempre avuto una grande curiosità per tutto ciò che mi circondava. Ero un bambino molto attivo, mi piaceva esplorare e giocare con materiali naturali: pietre, legni, terra. Guardavo mio padre lavorare come muratore e osservavo con attenzione i maestri d'ascia e gli artigiani che modellavano la Pietra leccese. Vedere le loro mani trasformare un blocco grezzo in qualcosa di armonioso mi affascinava profondamente. È lì che è nata la mia passione: quasi per gioco, ma con uno stupore che non mi ha più abbandonato.

La tua prima creazione?
La mia prima creazione è nata proprio per gioco. Ricordo che presi un piccolo pezzo di pietra e iniziai a modellarlo con gli strumenti che avevo a disposizione. Non era un'opera perfetta, ma per me era qualcosa di magico: avevo dato forma a un'idea. È stato il momento in cui ho capito che scolpire non era solo un passatempo, ma un modo per esprimere ciò che avevo dentro.

Che tipo di pietra preferisci lavorare? Le caratteristiche più interessanti della pietra leccese?
Sì, preferisco lavorare la pietra leccese, soprattutto quella di antica estrazione. È una pietra tenera, malleabile, morbida da lavorare, ma allo stesso tempo resistente. Si tratta di una calcarenite risalente al periodo Miocene, tra i 23 e i 5 milioni di anni fa. Proviene in particolare dalle cave di Cursi e Melpignano, ed è considerata unica al mondo. All'interno si possono trovare fossili marini, testimonianze di un passato remoto in cui il nostro territorio era sommerso dal mare. Quando scolpisco questa pietra, sento di dialogare con la storia e con la natura stessa. Ogni blocco ha un'anima antica che aspetta solo di essere portata alla luce.

Tra i lavori che hai realizzato, quello che ti ha impegnato di più?
L'opera che mi ha impegnato di più si intitola "Cluster": un mehir alto un metro e sessantatré, scolpito da un unico blocco di pietra grigia molto dura, tosta da lavorare, spesso definita "il marmo dei poveri". È stata una sfida importante, sia fisicamente che tecnicamente, perché la compattezza del materiale richiede forza, precisione e grande pazienza. Molti degli strumenti che utilizzo per la lavorazione, inoltre, sono costruiti e adattati da me stesso, in base alle esigenze specifiche dell'opera. Questo mi permette di avere un controllo maggiore sul dettaglio e sulla forma, e rende il lavoro ancora più personale e artigianale.

Quali sono le ispirazioni che ti portano a realizzare le tue opere? E quando arriva il momento di piena ispirazione?
Le mie opere nascono dalla fantasia, ma si ispirano spesso al cosmo, ai pianeti, alle stelle. Sono affascinato dall'universo e dal mistero che lo avvolge. Allo stesso tempo, traggo grande ispirazione dalla natura: basta osservare un cielo stellato, una forma particolare di una roccia, il movimento delle onde o il silenzio di un paesaggio. L'ispirazione non ha un momento preciso: può arrivare in qualsiasi istante della giornata. A volte nasce all'improvviso, mentre osservo qualcosa che mi colpisce profondamente. È come una scintilla che accende l'immaginazione e mi spinge a trasformare la pietra in emozione.
3 fotoLa bottega di Biagio Piano
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