
Cronaca
Aggredito al Policlinico di Bari, il molfettese Ettore Procacci al TG1: «L'amore per questo lavoro rimane»
Lo specialista di Emergenza-urgenza racconta l’episodio avvenuto mentre difendeva una collega
Molfetta - venerdì 13 marzo 2026
12.14
Non ha cambiato idea sul lavoro che ha scelto di fare. «È il lavoro migliore che potessi fare. Basta un grazie detto nel momento giusto, la stima delle persone, e vai avanti felice per la tua strada».
Sono le parole del medico molfettese Ettore Procacci, specialista di Emergenza-urgenza al pronto soccorso del Policlinico di Bari, che si è raccontato ai microfoni del TG1 dopo l'aggressione subita domenica scorsa mentre difendeva una collega. Procacci è intervenuto per proteggere una dottoressa dall'ira del figlio di una paziente. Nell'episodio ha riportato graffi al collo e dolore alla schiena. «Sto meglio e sono già operativo», ha raccontato. «Sono rimasto scosso soprattutto per la collega: stava lavorando per aiutare gli altri».
Per Procacci, tuttavia, le aggressioni ai sanitari non sono una novità. «Quelle verbali succedono molto spesso. La cosa più difficile è essere continuamente messi in dubbio come professionisti». Il medico ha spiegato come spesso le tensioni nascano dalla crescente tendenza all'autodiagnosi. «Molte persone arrivano pensando di sapere già cosa hanno e cercano solo conferme. Quando queste non arrivano, nascono i momenti più difficili».
Il pronto soccorso in cui lavora è intitolato a suo padre, Vito Procacci, già direttore della struttura e scomparso due anni fa. «Quello che è successo domenica è minuscolo rispetto al segno che mio padre ha lasciato qui», ha spiegato. Nonostante l'aggressione, la motivazione resta intatta: «L'emergenza-urgenza è un settore difficile, ma io e i miei colleghi lo sceglieremmo ancora».
E ai cittadini lancia un appello: «Fidatevi dei medici. Non siamo nemici, ma alleati. Siamo qui per voi ogni giorno dell'anno».
Sono le parole del medico molfettese Ettore Procacci, specialista di Emergenza-urgenza al pronto soccorso del Policlinico di Bari, che si è raccontato ai microfoni del TG1 dopo l'aggressione subita domenica scorsa mentre difendeva una collega. Procacci è intervenuto per proteggere una dottoressa dall'ira del figlio di una paziente. Nell'episodio ha riportato graffi al collo e dolore alla schiena. «Sto meglio e sono già operativo», ha raccontato. «Sono rimasto scosso soprattutto per la collega: stava lavorando per aiutare gli altri».
Per Procacci, tuttavia, le aggressioni ai sanitari non sono una novità. «Quelle verbali succedono molto spesso. La cosa più difficile è essere continuamente messi in dubbio come professionisti». Il medico ha spiegato come spesso le tensioni nascano dalla crescente tendenza all'autodiagnosi. «Molte persone arrivano pensando di sapere già cosa hanno e cercano solo conferme. Quando queste non arrivano, nascono i momenti più difficili».
Il pronto soccorso in cui lavora è intitolato a suo padre, Vito Procacci, già direttore della struttura e scomparso due anni fa. «Quello che è successo domenica è minuscolo rispetto al segno che mio padre ha lasciato qui», ha spiegato. Nonostante l'aggressione, la motivazione resta intatta: «L'emergenza-urgenza è un settore difficile, ma io e i miei colleghi lo sceglieremmo ancora».
E ai cittadini lancia un appello: «Fidatevi dei medici. Non siamo nemici, ma alleati. Siamo qui per voi ogni giorno dell'anno».
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