Mimmo Verdesca, il regista molfettese vincitore del Gryphon Award 2015 si racconta

Ai giovani dice: per realizzare i sogni bisogna studiare

mercoledì 12 agosto 2015 7.41
A cura di Rosanna Buzzerio
E' stato assegnato al regista molfettese, Mimmo Verdesca, il Gryphon Award come "Miglior documentario" al Giffoni Film Festival 2015 per il documentario "Protagonisti per sempre".
Ma Verdesca si era già aggiudicato nel 2012 sempre nella stessa sezione il Nastro d'Argento per il documentario "In arte Lilia Silvi".
E' lo stesso regista a spiegarci in una intervista telefonica il perché di queste scelte e da dove nasce la sua passione per il mondo del cinema e del teatro.

Da Molfetta a Roma nel mondo del cinema e del teatro, come nasce questa passione?
E' una passione che mi accompagna fin da bambino e che crescendo ho scelto diventasse la mia professione. Le passioni credo nascano con noi, poi un qualsiasi evento piccolo o grande le fa emergere e in maniera naturale cominciamo a perseguirle. Finito il liceo classico sono arrivato a Roma per studiare, mi sono laureato in Dams, ma quasi subito a 20 anni ho cominciato a lavorare come assistente casting di Pino Pellegrino, casting director di tutti i film di Ferzan Özpetek, e poi assistente di diversi registi, tra cui Maurizio Ponzi, per diventare in seguito loro primo aiuto in diversi film e fiction televisive.
Il teatro è arrivato dopo ed è stata e continua a essere una esperienza altrettanto intensa. Lavoro da quasi dieci anni come regista assistente di Fabio Grossi, regista di molti spettacoli di successo prodotti anche dal Teatro Eliseo di Roma.
Il mio primo documentario era intitolato "L'occhio dietro il sipario" (2009) e raccontava proprio le professionalità che operano dietro le quinte di uno spettacolo teatrale, era "L'uomo la bestia e la virtù" di Pirandello interpretato da Leo Gullotta. Negli anni ho anche curato la regia televisiva di due spettacoli teatrali di grande successo: "Il piacere dell'onestà" di Pirandello e "Prima del silenzio" di Patroni Griffi, entrambi interpretati sempre da Leo Gullotta.

"In arte Lilia Silvi" e "Protagonisti per sempre" due documentari che portano la sua firma, perché ha scelto questo genere cinematografico?
La scelta è caduta su un argomento più che su un genere cinematografico.
L'argomento in questione si prestava a essere raccontato meglio attraverso un documentario piuttosto che mediante un lungometraggio di finzione. Anche se, per quanto mi riguarda, non c'è molta differenza perché entrambi i generi hanno bisogno di una narrazione pensata e costruita al fine di intrattenere per produrre una riflessione e regalare un'emozione.
Il documentario "In arte Lilia Silvi" è stata un'esperienza meravigliosa. Il film ha ricevuto da subito enormi consensi, in numerosi festival italiani: dal Festival del film di Roma fino al Bifest di Bari, ricevendo diversi premi tra cui il Nastro d'argento 2012 come "miglior documentario sul cinema". Questo lavoro mi ha regalato, soprattutto, la possibilità di conoscere e vivere una donna e un'attrice straordinaria: Lilia Silvi.
È stato fondamentale il modo in cui Lei ha abbracciato il progetto, raccontando la sua vita e la sua carriera con ironia ed emozione all'età di novant'anni. Le vecchie generazioni l'hanno riscoperta, le nuove l'hanno subito amata, lasciandosi tutti allo stesso modo accompagnare in un emozionante viaggio nella memoria del nostro cinema, nello specifico quello degli Anni Trenta e Quaranta, il periodo cinematografico dei "telefoni bianchi", e anche del nostro Paese, il periodo dominato dal Fascismo e dalla guerra.

Con "Protagonisti per sempre" ridà voce ai piccoli protagonisti che hanno fatto la storia del cinema italiano che effetto le ha fatto?
È stata la curiosità a spingermi verso questo nuovo progetto, volevo indagare cosa possa significare per un bambino che viene scelto come protagonista di un film trovarsi catapultato nel mondo folle del cinema.
Dopo anni di oblio, tornano a parlare Andrea Balestri, Eleonora Brown, Giorgio Cantarini, Totò Cascio, Luciano De Ambrosis, Agnese Giammona, Nella Giammona, Rinaldo Smordoni, quei bambini tutti "presi dalla strada" che con la loro verità hanno contribuito a rendere grandi alcuni dei capolavori del nostro cinema: dal neorealismo de "I bambini ci guardano" e "Sciuscià" passando per "La ciociara", "Le avventure di Pinocchio" fino a "Nuovo Cinema Paradiso" e "La vita e bella". Quella verità che oggi ancora raccontano grazie al mio documentario. Lavorare accanto a De Sica, Visconti, Benigni, Tornatore e Comencini è stato per tutti loro una favola, un lavoro che sembrava per lo più un gioco, ma che poi ha inevitabilmente creato aspettative (tradite o realizzate), sogni, e l'orgoglio di aver fatto qualcosa di importante.
Ho dato voce ai loro ricordi ed è emersa l'emozione di ieri e la consapevolezza di oggi, ma non solo. Perché scavando nel loro passato ho cercato di addentrarmi al tempo stesso anche nella memoria collettiva di un Paese intero che li ha visti "vivere" nella finzione cinematografica. E se è vero che l'infanzia rappresenta un periodo fondamentale nella formazione di un individuo, è evidente che ciò che mi interessava è proprio quello che è accaduto "dopo" la partecipazione dei protagonisti al film: non la parentesi del set cinematografico, ma il suo risultato, ossia il modo in cui quella esperienza è maturata nelle singole vite, segnandone il percorso, nel bene e nel male.

Bambini ieri, uomini e donne oggi come si rivedono i protagonisti di questi grandi successi cinematografici e come hanno accolto il suo progetto?
Ho spiegato loro in maniera dettagliata quale fosse il senso profondo del mio progetto e hanno accolto la mia proposta in maniera entusiasta. Dal mio documentario emerge una serie di ritratti umani e familiari tutti autenticamente sinceri e ognuno di loro porta con sé una storia emblematica, un particolare che li differenzia. Sono impagabili le emozioni che mi hanno regalato e che, attraverso il mio lavoro, ho cercato di trasmettere al pubblico.
Il progetto di questo documentario nasce anche dalla volontà di riaffermare la valenza della memoria. Tutelarla e tramandarla soprattutto alle nuove generazioni. Per questo vincere al Giffoni Film Festival il Gryphon Award per il "Miglior documentario" è stata una gratificazione doppia, perché sono stati i giovani a votarlo e a sceglierlo insieme agli adulti. Il Giffoni Film Festival è una esperienza speciale e unica. Offre l'opportunità di confrontarsi con altre culture, di appassionarsi a tante storie, di crescere. Non potevo desiderare una cornice più adeguata per presentare questo mio nuovo lavoro e l'inaspettato risultato ottenuto ne è stata la conferma.

Ha lavorato e lavora con grandi registi e attori, cosa si porta dentro di ognuno di loro?
Se sai essere una "spugna" intelligente, ognuno di loro è un esempio.
In questo senso mi piace raccontarvi di un grande regista che ho conosciuto: Francesco Rosi. Poche settimane prima che ci lasciasse, ebbi l'opportunità di parlare con lui al telefono proprio di "Protagonisti per sempre". Ne avevo appena terminato il montaggio. Lui era già sofferente ma mi ascoltava incuriosito, mi consigliava su come destreggiarmi tra i meccanismi a volte non facili dei festival e delle distribuzioni e mi incoraggiava a non mollare perché avrei ottenuto i risultati che desideravo. Lo faceva sempre con generosità, come solo i veri grandi sanno fare.
Ecco, la generosità è l'insegnamento più prezioso che i grandi che ho conosciuto e con cui ho ancora la fortuna di lavorare, mi hanno dato.

Lei è giovanissimo si sente di dare qualche consiglio ai giovani che intendono intraprendere la carriera di regista piuttosto che di attore, visto che con l'era di internet, di facebook, in qualche modo siamo tutti un po' registi e attori?
Ho iniziato a lavorare a 20 anni, oggi ne ho 35. L'esperienza mi ha insegnato che questo lavoro bisogna farlo sempre con grande professionalità. Non ci si può improvvisare. Fare cinema o teatro è un lavoro molto serio e difficile. Bisogna studiare, prepararsi e conoscere il mestiere, qualsiasi ruolo si vada a occupare. Oggi la tecnologia sempre più a portata di mano permette a chiunque di sentirsi in grado di fare, spesso però con incompetenza e grande presunzione. Questo purtroppo crea grande confusione e produce pericolose illusioni e cocenti delusioni.
Sognare è necessario ma andrebbe fatto con i piedi ben piantati in terra. Questa sicurezza te la dà solo l'essere dei seri e preparati professionisti. Dietro ogni film o spettacolo teatrale c'è sempre un lungo lavoro di preparazione, di studio, di tecnica e costruzione che definirei, per quanto mi riguarda, certosino e che affronto sempre con professionalità, passione e grande umiltà.

A cosa sta lavorando Mimmo Verdesca?
Alla preparazione di un nuovo documentario, all'allestimento di una commedia teatrale con un grande attore come Leo Gullotta e alla stesura di una nuova sceneggiatura per il cinema.

Quando torna a Molfetta come vede la sua città?
Negli ultimi anni vari impegni di lavoro non mi permettono di tornare a Molfetta quanto vorrei. In compenso, attraverso i racconti dei miei genitori e alcuni social network, seguo costantemente le vicende della città. Nutro sincera stima e fiducia nell'operato del nostro sindaco Paola Natalicchio. Ammiro il suo coraggio e la sua tenacia nel non mollare, nonostante le difficoltà, continuando a combattere, attraverso una politica onesta e trasparente, sempre e solo per il bene di Molfetta e dei molfettesi.
E' stato assegnato al regista molfettese, Mimmo Verdesca, il Gryphon Award come "Miglior documentario" al Giffoni Film Festival 2015 per il documentario "Protagonisti per sempre".