"Fare Comune" sul potenziale culturale di Molfetta: «Deve soltanto avere il coraggio di valorizzare quella che possiede già»

Per il gruppo civico si tratta di un vero poker d’assi fatto di archeologia, architettura, gusto e storia

martedì 19 maggio 2026 7.37
Molfetta non deve inventarsi una nuova identità. Deve soltanto avere il coraggio di valorizzare quella che possiede già. La lista "Fare Comune", a sostegno di Pietro Mastropasqua Sindaco, vuole ripartire dalla cultura come leva di sviluppo, turismo, economia e orgoglio cittadino. Molfetta ha una mano vincente: un vero poker d'assi fatto di archeologia, architettura, gusto e storia.

Riportiamo la nota stampa integrale:

"Il primo asso è quello dell'archeologia. Il Pulo deve diventare il punto di partenza di un turismo internazionale capace di intercettare i flussi che già attraversano la Puglia. A questo patrimonio vanno collegati la Sala dei Templari e gli scavi della Basilica Minore della Madonna dei Martiri, costruendo un percorso culturale serio, riconoscibile e finalmente promosso".

"Il secondo asso è l'architettura. Molfetta è una città in cui la pietra si fa bellezza e preghiera: dal Duomo alla Cattedrale, da San Domenico alla Basilica, dal Calvario alle Monacelle. A questo si aggiunge il fascino delle sue torri, da Torre Calderina a Torre Gavetone, passando per il Torrione Passari: sentinelle di una bellezza che si specchia nell'Adriatico. Serve un piano capace di trasformare il profilo della città in un'icona riconoscibile e fotografata".

"Il terzo asso è il food, il gusto dell'identità. Il pizzarello, le scarcelle, le cartellate, lo spumone e tutte le eccellenze della tradizione molfettese non sono solo prodotti: sono cultura, economia e promozione del territorio. Bisogna sostenere produttori, attività locali e iniziative popolari, trasformando il brand "Molfetta" in un'esperienza da vivere, raccontare ed esportare".

"Il quarto asso è la storia. Molfetta è terra di uomini, opere e pensiero: da Giaquinto a Cifariello, da Cozzoli a Vincenzo Valente, da Angelo Inglese a Gaetano Salvemini, fino a Finocchiaro ed Enzo De Cosmo. Una città che conosce i suoi grandi nomi è una città che sa indicare una strada ai suoi giovani".

"Per questo proponiamo un vero museo diffuso: ogni via, ogni statua, ogni opera in cartapesta, legno, bronzo o pietra deve poter raccontare una storia. La cultura non deve restare chiusa nei libri o negli edifici, ma deve diventare esperienza quotidiana, lavoro, turismo, bellezza condivisa".

"Fare Comune significa anche questo: trasformare ciò che Molfetta è sempre stata in ciò che Molfetta può finalmente diventare".