«Ci risentiamo tra un po'. Sicuro»: l'eredità di Guglielmo Minervini a dieci anni dalla scomparsa
Nel decennale il Consiglio regionale e la città di Molfetta rendono omaggio all'ex sindaco e assessore regionale
martedì 4 agosto 2026
17.47
«E vabbè. Ancora una volta la vita ti afferra in un'altra prova imprevista, dura ed esigente. L'affrontiamo col piglio di sempre». Era il 31 luglio 2016 quando Guglielmo Minervini scrisse quello che sarebbe diventato il suo ultimo messaggio pubblico. Parole che allora raccontavano la determinazione con cui stava affrontando la malattia e che si concludevano con una promessa semplice: «Ci risentiamo tra un po'. Sicuro».
Quella speranza, però, si spense pochi giorni dopo. Nella notte tra l'1 e il 2 agosto 2016, Guglielmo Minervini morì, lasciando un vuoto profondo nella politica pugliese e nella sua Molfetta. Dieci anni dopo, però, quel vuoto continua a essere colmato dai ricordi, dalle testimonianze e da un'eredità che ancora oggi viene indicata come un modello di amministrazione e di impegno civile.
È stato questo il filo conduttore della giornata commemorativa che il Consiglio regionale della Puglia ha dedicato all'ex assessore regionale e già sindaco di Molfetta. «L'ho osservato a lungo e ne ho apprezzato l'abnegazione, la competenza e soprattutto l'energia», ha ricordato il presidente del Consiglio regionale, Toni Matarrelli. «Non si stancava mai di cercare soluzioni ai problemi, coinvolgendo le persone e, soprattutto, i giovani, che ha fatto sentire protagonisti. Il suo ricordo rimane vivo e vivo resta anche il suo insegnamento».
A queste parole si sono unite quelle del presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, che ha riassunto il senso del suo impegno pubblico: «Guglielmo Minervini ci ha insegnato che la politica può essere costruzione di senso e di futuro: non limitarsi ad amministrare l'esistente, ma creare le condizioni perché le persone, i territori e le comunità possano esprimere il proprio potenziale e scegliere il proprio destino».
Frasi che, a distanza di un decennio dalla sua scomparsa, raccontano quanto la sua visione continui a parlare al presente. Un'eredità che, secondo molti, trova oggi una nuova continuità anche nell'amministrazione guidata dal nuovo sindaco Manuel Minervini che ha accolto questo nuovo incarico con «la voglia di raccogliere quel testimone e portare avanti la missione di cambiamento iniziata da Guglielmo».
Ripercorrere la storia amministrativa di Guglielmo Minervini significa tornare al 1994, quando divenne il primo sindaco di Molfetta eletto direttamente dai cittadini. Dopo il primo mandato, nel 1998, fu riconfermato alla guida del Comune, forte di un rapporto costruito giorno dopo giorno con i cittadini.
Durante i sei anni da sindaco promosse una vasta opera di riqualificazione urbana e sociale. Il Piano di Recupero del Centro Antico, il nuovo Piano Regolatore Generale e il Piano di Edilizia Residenziale Pubblica furono tra gli strumenti con cui cercò di ridisegnare il futuro della città. Parallelamente, dedicò grande attenzione alle politiche sociali e all'infanzia, tanto che Molfetta ottenne, per due anni consecutivi, il riconoscimento ministeriale di "Città Amica delle Bambine e dei Bambini".
Terminata l'esperienza da sindaco, Minervini divenne uno dei protagonisti della cosiddetta "Primavera pugliese". Nel 2005 fu eletto consigliere regionale con 7.656 preferenze, risultando il più votato della provincia di Bari, e il presidente Nichi Vendola lo nominò assessore regionale alla Trasparenza e alla Cittadinanza attiva.
Fu in quegli anni che prese forma quella che lui stesso definiva la "politica generativa": un modo di intendere l'azione pubblica non come semplice gestione dell'esistente, ma come capacità di creare opportunità, valorizzare le comunità e rendere protagonisti, soprattutto, i giovani. Una politica fondata sulla partecipazione, sulla nonviolenza, sull'inclusione, sulla giustizia sociale e sulla convinzione che il cambiamento fosse possibile soltanto se condiviso.
Chi lo ha conosciuto ricorda, prima ancora che un politico, una persona. Un uomo «gentile e sempre con il sorriso», capace di ascoltare, coinvolgere e trasmettere entusiasmo. Una figura che ha lasciato il segno non solo nelle opere realizzate o negli incarichi ricoperti, ma soprattutto nelle relazioni costruite e nelle persone che ha incontrato.
Le celebrazioni per il decennale si sono concluse nella serata di ieri, 3 agosto, alla Cittadella degli Artisti di Molfetta con l'iniziativa "Chè dell'amore non si butta niente. Esperienze, Ricordi, Emozioni", promossa dall'Associazione Guglielmo Minervini.
Dopo l'introduzione del vicepresidente dell'associazione, Lino Renna, sono intervenuti Toni Matarrelli e il sindaco Manuel Minervini. A seguire, gli interventi di Nik Difino con "I luoghi parlanti", Davide De Palma con "La metafora delle scarpe" e Milla Minervini con" La speranza che accade". La serata è poi proseguita con momenti artistici e coreografici curati da Miriana Spadavecchia, Mauro Losapio e dalle allieve del MAS Movement Art Studio, in collaborazione con il Collettivo Magnitudo.
Dieci anni dopo, anche se quel «Ci risentiamo tra un po'» non si è compiuto nel senso letterale delle parole, continua a trovare una forma diversa nel tempo: nei ricordi di chi lo ha conosciuto, nelle opere che ha lasciato, nelle persone che ha ispirato e in chi, ancora oggi, prova a tradurre la sua idea di politica in impegno quotidiano. Per questo, dieci anni dopo, la voce di Guglielmo Minervini continua a farsi sentire.
Quella speranza, però, si spense pochi giorni dopo. Nella notte tra l'1 e il 2 agosto 2016, Guglielmo Minervini morì, lasciando un vuoto profondo nella politica pugliese e nella sua Molfetta. Dieci anni dopo, però, quel vuoto continua a essere colmato dai ricordi, dalle testimonianze e da un'eredità che ancora oggi viene indicata come un modello di amministrazione e di impegno civile.
È stato questo il filo conduttore della giornata commemorativa che il Consiglio regionale della Puglia ha dedicato all'ex assessore regionale e già sindaco di Molfetta. «L'ho osservato a lungo e ne ho apprezzato l'abnegazione, la competenza e soprattutto l'energia», ha ricordato il presidente del Consiglio regionale, Toni Matarrelli. «Non si stancava mai di cercare soluzioni ai problemi, coinvolgendo le persone e, soprattutto, i giovani, che ha fatto sentire protagonisti. Il suo ricordo rimane vivo e vivo resta anche il suo insegnamento».
A queste parole si sono unite quelle del presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, che ha riassunto il senso del suo impegno pubblico: «Guglielmo Minervini ci ha insegnato che la politica può essere costruzione di senso e di futuro: non limitarsi ad amministrare l'esistente, ma creare le condizioni perché le persone, i territori e le comunità possano esprimere il proprio potenziale e scegliere il proprio destino».
Frasi che, a distanza di un decennio dalla sua scomparsa, raccontano quanto la sua visione continui a parlare al presente. Un'eredità che, secondo molti, trova oggi una nuova continuità anche nell'amministrazione guidata dal nuovo sindaco Manuel Minervini che ha accolto questo nuovo incarico con «la voglia di raccogliere quel testimone e portare avanti la missione di cambiamento iniziata da Guglielmo».
Ripercorrere la storia amministrativa di Guglielmo Minervini significa tornare al 1994, quando divenne il primo sindaco di Molfetta eletto direttamente dai cittadini. Dopo il primo mandato, nel 1998, fu riconfermato alla guida del Comune, forte di un rapporto costruito giorno dopo giorno con i cittadini.
Durante i sei anni da sindaco promosse una vasta opera di riqualificazione urbana e sociale. Il Piano di Recupero del Centro Antico, il nuovo Piano Regolatore Generale e il Piano di Edilizia Residenziale Pubblica furono tra gli strumenti con cui cercò di ridisegnare il futuro della città. Parallelamente, dedicò grande attenzione alle politiche sociali e all'infanzia, tanto che Molfetta ottenne, per due anni consecutivi, il riconoscimento ministeriale di "Città Amica delle Bambine e dei Bambini".
Terminata l'esperienza da sindaco, Minervini divenne uno dei protagonisti della cosiddetta "Primavera pugliese". Nel 2005 fu eletto consigliere regionale con 7.656 preferenze, risultando il più votato della provincia di Bari, e il presidente Nichi Vendola lo nominò assessore regionale alla Trasparenza e alla Cittadinanza attiva.
Fu in quegli anni che prese forma quella che lui stesso definiva la "politica generativa": un modo di intendere l'azione pubblica non come semplice gestione dell'esistente, ma come capacità di creare opportunità, valorizzare le comunità e rendere protagonisti, soprattutto, i giovani. Una politica fondata sulla partecipazione, sulla nonviolenza, sull'inclusione, sulla giustizia sociale e sulla convinzione che il cambiamento fosse possibile soltanto se condiviso.
Chi lo ha conosciuto ricorda, prima ancora che un politico, una persona. Un uomo «gentile e sempre con il sorriso», capace di ascoltare, coinvolgere e trasmettere entusiasmo. Una figura che ha lasciato il segno non solo nelle opere realizzate o negli incarichi ricoperti, ma soprattutto nelle relazioni costruite e nelle persone che ha incontrato.
Le celebrazioni per il decennale si sono concluse nella serata di ieri, 3 agosto, alla Cittadella degli Artisti di Molfetta con l'iniziativa "Chè dell'amore non si butta niente. Esperienze, Ricordi, Emozioni", promossa dall'Associazione Guglielmo Minervini.
Dopo l'introduzione del vicepresidente dell'associazione, Lino Renna, sono intervenuti Toni Matarrelli e il sindaco Manuel Minervini. A seguire, gli interventi di Nik Difino con "I luoghi parlanti", Davide De Palma con "La metafora delle scarpe" e Milla Minervini con" La speranza che accade". La serata è poi proseguita con momenti artistici e coreografici curati da Miriana Spadavecchia, Mauro Losapio e dalle allieve del MAS Movement Art Studio, in collaborazione con il Collettivo Magnitudo.
Dieci anni dopo, anche se quel «Ci risentiamo tra un po'» non si è compiuto nel senso letterale delle parole, continua a trovare una forma diversa nel tempo: nei ricordi di chi lo ha conosciuto, nelle opere che ha lasciato, nelle persone che ha ispirato e in chi, ancora oggi, prova a tradurre la sua idea di politica in impegno quotidiano. Per questo, dieci anni dopo, la voce di Guglielmo Minervini continua a farsi sentire.