Confronto tra i candidati sindaci sulla vasca di colmata, promosso dal Comitato "Lungomare Colonna"

Mastropasqua smonta il fronte del "No" e si candida alla guida della città

martedì 19 maggio 2026 7.50
C'è chi parla di "fantasie" e chi tiene in mano i documenti. Il confronto a tre tra i candidati Sindaci sulla vasca di colmata, svoltosi ieri mattina – promosso dal Comitato "Lungomare Colonna" si è trasformato in un clamoroso boomerang per i professionisti del blocco alla vasca di colmata, travolti dalla forza della realtà e dalla visione di governo di Pietro Mastropasqua.

Con piglio incisivo, che non ha lasciato spazio a repliche, Mastropasqua ha inchiodato l'opposizione ideologica alla vasca di colmata alla propria inconsistenza. «In Italia non basta aver ragione, serve qualcuno che te la dia», ha sostenuto, ricordando che mentre il fronte del "No" sventola esposti, la Regione Puglia, il Ministero dell'Ambiente e il Comitato VIA hanno già dato il via libera all'opera.
La verità è scolpita nei fatti: la vasca sarà dotata di sonde piezometriche per il monitoraggio costante, garantendo una sicurezza che i detrattori fingono di non vedere per alimentare la paura.
All'interno di un confronto spesso confuso, Pietro Mastropasqua è l'unico a tenere il punto fermo su ciò che conta davvero: la responsabilità di governo. Non promette miracoli, non agita lo stop facile, non si nasconde dietro un "si farà comunque". Dice ai molfettesi che la vasca non può essere né una bandiera ideologica né una cambiale già firmata: è un dossier da riaprire con una review tecnica vera, una trattativa serrata con Regione e Ministeri e attraverso un'operazione verità con la città.


Mastropasqua ha denunciato con forza l'irresponsabilità di chi promette blocchi semplicistici che condannerebbero Molfetta a 20 milioni di euro di risarcimenti e alla perdita di 6,5 milioni di fondi regionali. «Un Sindaco è un buon padre di famiglia che non manda i propri uffici allo sbaraglio», ha dichiarato, smascherando l'ipocrisia di chi cerca consensi facili oggi, sapendo che domani, davanti a quel foglio, non avrebbe il coraggio di firmare il disastro finanziario della città. L'acqua non è un tema poetico, è la cartina di tornasole di come questa città vuole prendersi sul serio.

E' quasi una trilogia quella che descrive Mastropasqua: campagne senza irrigazione perché impianti di affinamento e burocrazie sono fermi da anni; porto commerciale arrivato al traguardo e mai consegnato davvero ai molfettesi; vasca di colmata trasformata in terreno di scontro ideologico, senza che nessuno abbia il coraggio di dire fino in fondo cosa c'è scritto nelle carte.
«Io parto da qui: l'acqua può essere sviluppo, lavoro, dignità. Oppure – scandisce con tono deciso Mastropasqua – può diventare una voragine di errori con pesanti ricadute sui cittadini. Dipende da chi governa».
Per l'agricoltura gli impianti di affinamento esistono, i progetti ci sono, i fondi sono stati programmati: «Quello che finora è mancato è un'amministrazione capace di stare ai tavoli regionali e consortili affinché le opere si realizzino davvero. Dare acqua agli agricoltori – ha sostenuto il candidato sindaco Mastropasqua – non è un favore, è difendere un pezzo decisivo dell'economia molfettese ed impedire che la campagna venga lasciata a se stessa».

In riferimento al porto scandisce perentorio: «Molfetta è il porto. Se non collaudiamo e rendiamo pienamente operativo il porto commerciale, se non mettiamo in sicurezza il porto peschereccio e quello turistico, stiamo dicendo ai nostri giovani che sviluppo e lavoro devono cercare altrove. Il porto deve tornare ad essere il canale attraverso cui passano merci, servizi, imprese, non il simbolo di un'incompiuta infinita».
All'interno di questo quadro occorre collocare la vasca di colmata: «Io non la racconto né come un mostro né come un dogma intoccabile. Dico una cosa chiara: così come si presenta attualmente è un progetto monco, perché non è legato ad una visione complessiva del lungomare, della fruibilità dell'area, della balneabilità e dell'uso pubblico del mare. Non ci sto né all'automatismo del "si farà comunque" né alla propaganda del "blocchiamo tutto", senza assumersi la responsabilità dei conti».

L'acqua resta il suo fil rouge, tiene insieme tutto: il diritto di un agricoltore ad irrigare, il diritto di un lavoratore a trovare un porto che funzioni, il diritto di una famiglia a vivere spiagge pulite ed accessibili, il diritto di un'intera comunità a non vedere il proprio mare trattato come discarica di errori politici.

La chiosa finale ad un confronto che doveva rappresentare un "ko tecnico" ed invece è stato un boomerang per i "mister no". «Quando dico "Ho scelto Molfetta. tutta quanta" penso esattamente a questo: ad una città che non lascia seccare la campagna, non tiene il porto a metà, non trasforma la vasca di colmata in una rissa permanente ma in una prova di maturità collettiva. L'acqua deciderà se saremo all'altezza. Io sono pronto a farmene carico con trasparenza, con coraggio e guardando i molfettesi negli occhi».