
Boxe
L'ASD Pienza Boxe Molfetta sogna in grande con Pasquale Barile
Il nuovo volto della boxe italiana si racconta tra ambizione e sacrificio
Molfetta - martedì 3 febbraio 2026
10.53
Nel mondo della boxe, dove il sudore si mescola alla polvere e il destino si decide in una frazione di secondo, ci sono nomi che restano scritti sui tabelloni e altri che iniziano a risuonare tra gli appassionati come una promessa mantenuta. Pasquale Barile, ventiquattrenne originario di Terlizzi e cuore pulsante della A.S.D. Pienza Boxe Molfetta, appartiene indiscutibilmente alla seconda categoria. Con un ruolino di marcia che vanta 17 incontri da professionista e 13 vittorie, di cui 4 ottenute per KO, Barile sta riscrivendo le gerarchie della sua categoria un round dopo l'altro.
La sua carriera ha subito un'accelerazione verticale che ha sorpreso molti, ma non chi ha avuto modo di vederlo allenarsi quotidianamente sotto la guida attenta del suo team. Il punto di svolta, quello che ha trasformato un giovane talento in una realtà internazionale, è datato 4 ottobre 2025: una chiamata con soli dieci giorni di preavviso per volare in Danimarca e sfidare l'allora imbattuto Elias Idrissi. Quella sera, Barile non ha solo vinto; ha dominato, portando a casa il titolo Mondiale IBF Youth dei Pesi Leggeri con un KO tecnico al secondo round che ha fatto tremare i ranking europei.
A conferma di uno stato di grazia che sembra non conoscere soste, l'ultimo tassello di questa fulminea ascesa è stato posato lo scorso 31 gennaio 2026 sul ring della Sydbank Arena di Kolding, in Danimarca, trasmesso in diretta su Dazn. Opposto all'allora imbattuto idolo locale Maher Khatib, Barile ha offerto una prestazione di assoluta autorità, dimostrando una versatilità sorprendente nel passare alla categoria dei Pesi Superleggeri. Il verdetto dei giudici è stato unanime e schiacciante (79-73, 79-73, 80-72), specchio di otto riprese condotte con un'intelligenza tattica superiore. Pasquale ha saputo disinnescare l'aggressività di Khatib attraverso un preciso lavoro di sbarramento e ripartenze fulminee, confermando che il titolo mondiale IBF Youth non è stato un traguardo, ma solo l'inizio di una nuova fase. Questa settima vittoria consecutiva blinda la sua posizione di numero uno nel ranking italiano e offrendogli la possibilità di ampliare ulteriormente i propri orizzonti.
All'indomani di questa vittoria cruciale in terra danese, abbiamo avuto il piacere di dialogare con Pasquale per approfondire il lato umano e tecnico della sua scalata ai vertici.
Come hai passato il prematch? Lo stare lontano da casa ti ha condizionato mentalmente?
«Lo stare lontano da casa non mi ha condizionato in maniera negativa. Non mi lascio influenzare da nulla, che sia in casa o fuori casa. Fuori casa sento di dare molto di più in realtà: mi aiuta tanto il fatto che non ci sia nessuno a distrarmi o a mettermi pressione, come genitori, ragazza e amici. Riesco ad esprimermi al meglio in una situazione dall'esterno vista come più complessa. Ho come obiettivo quello di riuscire a dare il meglio anche in casa nonostante le influenze esterne.
Un'altra cosa su cui vorrei lavorare è l'alimentazione. I miei maestri dicono che sto dando il 60% di ciò che potrei dare, inconsapevole del restante 40% che ho intenzione di sbloccare seguendo i loro consigli.»
Che ruolo ha avuto il tuo coach nella tua crescita personale?
«Da quando sono entrato nel mondo del professionismo il mio maestro Francesco è diventato la mia guida per qualsiasi cosa, sia per questioni atletiche sia per questioni personali. È la persona fondamentale per questo percorso; qualsiasi decisione o scelta che io debba fare per me è necessaria la sua parola. Il mio rapporto con il mio maestro va a condizionare positivamente qualsiasi aspetto della mia vita.»
A casa hanno sempre condiviso questa tua passione nonostante i rischi?
«Mia madre inizialmente no, aveva un po' paura di questo sport, dei pugni. Col passare del tempo ha visto i risultati e l'impegno che ci metto, e adesso anche lei crede in me. Sia mio padre che mia madre hanno fatto e fanno tantissimi sacrifici per fare in modo che vada avanti con questa passione.»
Se potessi dire qualcosa al piccolo Pasquale che si avvicina per la prima volta a un paio di guantoni che cosa gli diresti?
«Buttati dentro, perché è la cosa più bella che ci sia. Gli direi di non fare gli errori che ho fatto in passato, il perdermi in chiacchiere con gli amici. Se potessi dire qualcosa ad ogni ragazzo che si approccia allo sport gli direi di crederci, altrimenti non si arriva da nessuna parte. Io non ci ho creduto per un paio d'anni. Ero bravo anche prima di questi sacrifici, ma mancava la mentalità che ho adesso per fare quel qualcosa in più. Se avessi sviluppato prima questa mentalità adesso magari sarei ancora più in alto, il percorso si sarebbe evoluto in maniera diversa. Ricordo che il maestro mi chiamava per il combattimento del sabato e mi presentavo senza allenamento, vincevo ugualmente ed era soddisfacente sapere che amici e altre persone a Terlizzi erano contenti, ma non stavo dando il massimo e non potevo pretendere di più. Da quando sto con Francesco non ho più perso.»
Consapevole che tutto ciò comporta sacrifici nella tua vita privata, ti capita mai di esitare?
«Sì. Ciò che mi mette più in difficoltà è l'alimentazione. Non sai quanti compleanni, battesimi ho saltato per via degli incontri, ammetto, però, di essere caduto a volte. Agli amici che vogliono andare a ballare ho detto di no, alla ragazza che voleva andare a mangiare fuori ho detto di no; è capitato che quando lei ha preso la pizza io l'ho accompagnata mangiando il filetto di pollo, perché era ciò che potevo mangiare. Io sto facendo un percorso fatto di sacrifici, se vuoi starmi accanto è bene, altrimenti proseguirò da solo.»
C'è qualcuno in particolare a cui vuoi dedicare la tua ultima vittoria?
«A mio nonno, venuto a mancare nel mese di gennaio. Io mi chiamo come lui, Pasquale Barile, e quando era giovane avrebbe voluto fare il pugile, ma all'epoca non ne aveva la possibilità e suo padre lo portò a lavorare sul cantiere. Ricordo ogni volta che combattevo e sentiva il mio nome, sentendo anche il suo nome, mi diceva che immaginava di essere lui sul ring. Ogni volta che combatto so che lui combatte con me. Questa vittoria è per lui, così come tutte le altre.»
Se fossi nato in un'epoca passata saresti stato: un samurai, un gladiatore, un legionario romano o un cacciatore di taglie?
«Un gladiatore. Se fossi stato un po' più alto e un po' più piazzato sarei stato sicuramente un gladiatore.»
Quali obiettivi ti sei posto per il futuro, nella tua carriera da professionista?
«Il mio obiettivo è quello di farmi un nome nella scena mondiale. Voglio vincere tutto ciò che c'è da vincere. Il mio sogno è quello di arrivare ai livelli di Gervonta Davis, al livello di tutti quei pugili famosi che si sono realizzati costruendo il proprio sogno mattone dopo mattone. Il pugilato ha cambiato radicalmente la mia vita: in passato ero una persona che stava sempre in giro con gli amici, tra un locale e l'altro, e a 24 anni posso dire di aver capito quale sia la strada migliore, la strada giusta da percorrere, l'importante è crederci sempre.»
Sul titolo italiano e sulle prospettive future, il coach Francesco Spezzacatena è categorico: «Il Titolo Italiano? Non devo fare calcoli o scegliere, continuiamo a vincere; la federazione, prima o poi, si accorgerà che chi detiene il titolo scappa da noi. Il titolo va attribuito per meritocrazia e non perché ho fatto un 10 a 0 con dei mestieranti che hanno 5 vittorie e 20 sconfitte. I titoli vanno guadagnati, vanno vinti, ma devono essere combattuti. Questa è l'unica legge del ring.»
Francesco Saverio Masellis
La sua carriera ha subito un'accelerazione verticale che ha sorpreso molti, ma non chi ha avuto modo di vederlo allenarsi quotidianamente sotto la guida attenta del suo team. Il punto di svolta, quello che ha trasformato un giovane talento in una realtà internazionale, è datato 4 ottobre 2025: una chiamata con soli dieci giorni di preavviso per volare in Danimarca e sfidare l'allora imbattuto Elias Idrissi. Quella sera, Barile non ha solo vinto; ha dominato, portando a casa il titolo Mondiale IBF Youth dei Pesi Leggeri con un KO tecnico al secondo round che ha fatto tremare i ranking europei.
A conferma di uno stato di grazia che sembra non conoscere soste, l'ultimo tassello di questa fulminea ascesa è stato posato lo scorso 31 gennaio 2026 sul ring della Sydbank Arena di Kolding, in Danimarca, trasmesso in diretta su Dazn. Opposto all'allora imbattuto idolo locale Maher Khatib, Barile ha offerto una prestazione di assoluta autorità, dimostrando una versatilità sorprendente nel passare alla categoria dei Pesi Superleggeri. Il verdetto dei giudici è stato unanime e schiacciante (79-73, 79-73, 80-72), specchio di otto riprese condotte con un'intelligenza tattica superiore. Pasquale ha saputo disinnescare l'aggressività di Khatib attraverso un preciso lavoro di sbarramento e ripartenze fulminee, confermando che il titolo mondiale IBF Youth non è stato un traguardo, ma solo l'inizio di una nuova fase. Questa settima vittoria consecutiva blinda la sua posizione di numero uno nel ranking italiano e offrendogli la possibilità di ampliare ulteriormente i propri orizzonti.
All'indomani di questa vittoria cruciale in terra danese, abbiamo avuto il piacere di dialogare con Pasquale per approfondire il lato umano e tecnico della sua scalata ai vertici.
Come hai passato il prematch? Lo stare lontano da casa ti ha condizionato mentalmente?
«Lo stare lontano da casa non mi ha condizionato in maniera negativa. Non mi lascio influenzare da nulla, che sia in casa o fuori casa. Fuori casa sento di dare molto di più in realtà: mi aiuta tanto il fatto che non ci sia nessuno a distrarmi o a mettermi pressione, come genitori, ragazza e amici. Riesco ad esprimermi al meglio in una situazione dall'esterno vista come più complessa. Ho come obiettivo quello di riuscire a dare il meglio anche in casa nonostante le influenze esterne.
Un'altra cosa su cui vorrei lavorare è l'alimentazione. I miei maestri dicono che sto dando il 60% di ciò che potrei dare, inconsapevole del restante 40% che ho intenzione di sbloccare seguendo i loro consigli.»
Che ruolo ha avuto il tuo coach nella tua crescita personale?
«Da quando sono entrato nel mondo del professionismo il mio maestro Francesco è diventato la mia guida per qualsiasi cosa, sia per questioni atletiche sia per questioni personali. È la persona fondamentale per questo percorso; qualsiasi decisione o scelta che io debba fare per me è necessaria la sua parola. Il mio rapporto con il mio maestro va a condizionare positivamente qualsiasi aspetto della mia vita.»
A casa hanno sempre condiviso questa tua passione nonostante i rischi?
«Mia madre inizialmente no, aveva un po' paura di questo sport, dei pugni. Col passare del tempo ha visto i risultati e l'impegno che ci metto, e adesso anche lei crede in me. Sia mio padre che mia madre hanno fatto e fanno tantissimi sacrifici per fare in modo che vada avanti con questa passione.»
Se potessi dire qualcosa al piccolo Pasquale che si avvicina per la prima volta a un paio di guantoni che cosa gli diresti?
«Buttati dentro, perché è la cosa più bella che ci sia. Gli direi di non fare gli errori che ho fatto in passato, il perdermi in chiacchiere con gli amici. Se potessi dire qualcosa ad ogni ragazzo che si approccia allo sport gli direi di crederci, altrimenti non si arriva da nessuna parte. Io non ci ho creduto per un paio d'anni. Ero bravo anche prima di questi sacrifici, ma mancava la mentalità che ho adesso per fare quel qualcosa in più. Se avessi sviluppato prima questa mentalità adesso magari sarei ancora più in alto, il percorso si sarebbe evoluto in maniera diversa. Ricordo che il maestro mi chiamava per il combattimento del sabato e mi presentavo senza allenamento, vincevo ugualmente ed era soddisfacente sapere che amici e altre persone a Terlizzi erano contenti, ma non stavo dando il massimo e non potevo pretendere di più. Da quando sto con Francesco non ho più perso.»
Consapevole che tutto ciò comporta sacrifici nella tua vita privata, ti capita mai di esitare?
«Sì. Ciò che mi mette più in difficoltà è l'alimentazione. Non sai quanti compleanni, battesimi ho saltato per via degli incontri, ammetto, però, di essere caduto a volte. Agli amici che vogliono andare a ballare ho detto di no, alla ragazza che voleva andare a mangiare fuori ho detto di no; è capitato che quando lei ha preso la pizza io l'ho accompagnata mangiando il filetto di pollo, perché era ciò che potevo mangiare. Io sto facendo un percorso fatto di sacrifici, se vuoi starmi accanto è bene, altrimenti proseguirò da solo.»
C'è qualcuno in particolare a cui vuoi dedicare la tua ultima vittoria?
«A mio nonno, venuto a mancare nel mese di gennaio. Io mi chiamo come lui, Pasquale Barile, e quando era giovane avrebbe voluto fare il pugile, ma all'epoca non ne aveva la possibilità e suo padre lo portò a lavorare sul cantiere. Ricordo ogni volta che combattevo e sentiva il mio nome, sentendo anche il suo nome, mi diceva che immaginava di essere lui sul ring. Ogni volta che combatto so che lui combatte con me. Questa vittoria è per lui, così come tutte le altre.»
Se fossi nato in un'epoca passata saresti stato: un samurai, un gladiatore, un legionario romano o un cacciatore di taglie?
«Un gladiatore. Se fossi stato un po' più alto e un po' più piazzato sarei stato sicuramente un gladiatore.»
Quali obiettivi ti sei posto per il futuro, nella tua carriera da professionista?
«Il mio obiettivo è quello di farmi un nome nella scena mondiale. Voglio vincere tutto ciò che c'è da vincere. Il mio sogno è quello di arrivare ai livelli di Gervonta Davis, al livello di tutti quei pugili famosi che si sono realizzati costruendo il proprio sogno mattone dopo mattone. Il pugilato ha cambiato radicalmente la mia vita: in passato ero una persona che stava sempre in giro con gli amici, tra un locale e l'altro, e a 24 anni posso dire di aver capito quale sia la strada migliore, la strada giusta da percorrere, l'importante è crederci sempre.»
Sul titolo italiano e sulle prospettive future, il coach Francesco Spezzacatena è categorico: «Il Titolo Italiano? Non devo fare calcoli o scegliere, continuiamo a vincere; la federazione, prima o poi, si accorgerà che chi detiene il titolo scappa da noi. Il titolo va attribuito per meritocrazia e non perché ho fatto un 10 a 0 con dei mestieranti che hanno 5 vittorie e 20 sconfitte. I titoli vanno guadagnati, vanno vinti, ma devono essere combattuti. Questa è l'unica legge del ring.»
Francesco Saverio Masellis

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