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Cronaca

Truffa ai danni di una banca

Ai domiciliari un imprenditore e la sua consulente fiscale

Per sbaragliare illegalmente la concorrenza di altre imprese, avevano ideato un astuto stratagemma per ottenere liquidità dalle banche. Ora per il titolare di un'azienda, operante nel settore della meccanica industriale, e per sua consulente fiscale sono scattati gli arresti domiciliari. Sono accusati di truffa, associazione per delinquere e falsità in scrittura privata. Le ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari sono state eseguite dai finanzieri di Molfetta, che hanno condotto le indagini, coordinati dal sostituto procuratore della Repubblica, Michele Ruggiero.

In particolare, ciò che è emerso dalle complesse indagini è una costante attività fraudolenta perpetrata dal luglio 2010, dall'azienda., attraverso il proprio rappresentante legale, un uomo di anni 61, a danno di diversi istituti di credito. La tecnica consisteva nella "creazione ad hoc di più esemplari di una medesima fattura attiva" da presentare alle banche per l'anticipazione in virtù di rapporti economici e contratti preesistenti, fatture che riportavano la stessa numerazione ma dati diversi. Grazie alla presentazione di fatture alterate l'azienda, avrebbe ottenuto illeciti anticipi su false fatture per un importo pari ad Euro 533.847,08. La truffa perpetrata dal sessantunenne, delinea, secondo gli investigatori, un preordinato disegno criminoso realizzato con la partecipazione del figlio, di anni 30 e la fattiva collaborazione dell'addetta alla contabilità aziendale, una donna di 50anni, che aveva materialmente curato la redazione delle fatture in questione.

Nel dettaglio, i documenti contabili venivano modificati nei dati essenziali, in particolare nella banca d'appoggio, al fine di trarre in inganno gli istituti di credito i quali, vedendosi beneficiari di pagamenti che avrebbero dovuto effettuare le aziende "clienti" destinatarie delle fatture, peraltro di consolidata affidabilità trattandosi di S.p.A. conosciute a livello nazionale, ne anticipavano i relativi importi all'azienda. Spesso, la stessa fattura alterata veniva inviata addirittura a più di due banche ed, in alcuni casi, si è accertato che le banche a cui venivano richiesti anticipi su una singola fattura erano addirittura tre, oltre quella che realmente ne aveva titolo.

La condotta fraudolenta è andata avanti sino alla denuncia di un istituto di credito che, accorgendosi che alle rispettive scadenze i creditori si rivelavano insolventi, provvedeva ad inoltrare a questi formali richieste circa le ragioni giustificatrici di tali inadempimenti. Al riguardo, le società interpellate disconoscevano in toto le fatture negando qualsiasi rapporto commerciale documentato dai documenti contabili oggetto di richiesta.
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