Festa Patronale
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Vita di città

Si accende la festa a Molfetta. È il giorno della Patrona

I riti religiosi e non, le tradizioni e quell'entusiasmo tutto molfettese

La Festa della Madonna dei Martiri entra oggi nel vivo, nel giorno più importante in cui tutto si raccoglie, si concentra per poi esplodere come i fuochi d'artificio sospesi tra cielo e mare a mezzanotte.
Si inizia presto, con i riti religiosi nella grande Basilica e quelli pagani che si rincorrono tra le bancarelle del porto, tra le giostre dormienti mentre tutti insieme scrutiamo il cielo scongiurando le nuvole e la pioggia, anche se alla fine ce l'aspettiamo, ne siamo abituati.

Stare insieme alla fiera, in famiglia – quella di sangue o quella che ci creiamo e scegliamo con cura –, con gli amici che magari non si vedono da tempo e che tornano dopo tanto per l'occasione, non è mai un obbligo. È qualcosa di naturale, che nasce spontaneo. Ci vediamo? Ok. Andiamo alle bancarelle per poi arrivate in Basilica? Certo. Magari ci vediamo più tardi o ci becchiamo nel mezzo, anche tra la confusione, sapremo sempre trovarci e riconoscerci.
Perché in fondo ci siamo tutti, ci andiamo tutti. Perché la fiera è una istituzione tra sacro e profano, una tradizione che vuoi o non vuoi ti tocca ogni anno. E anche se vuoi ignorarla, è impossibile: il 7, 8 e 9 settembre tutta la città vibra e vive solo di questo evento, la festa per eccellenza.

E poi ci sono cose a cui non possiamo rinunciare. Assistere all'imbarco e allo sbarco, trattenendo il fiato in quel secondo in cui la statua e i portatori lasciano le tavole delle imbarcazioni, allungano il piede e passano al di sopra di quello spazio di mare per poi toccare la terra. Tutti sono in silenzio, gli occhi sbarrati, ma nel momento in cui la statua è di nuovo sulla terraferma si tira un respiro di sollievo e tutto torna a scorrere.

Non puoi non ammirare le luci colorate delle luminarie cercando di ricordare e criticare quelle dell'anno precedente; non puoi rimanere impassibile davanti ai fuochi che illuminano la notte più bella.

Le bancarelle poi sono un richiamo troppo forte. Quel magnetismo inspiegabile che suscitano taluni oggetti inutili. Quell'oggetto che ti farà ricordare di questa Fiera per molto tempo, o per lo meno fino a quando lo stesso oggetto non si rompe, il che avviene generalmente troppo presto. Torni a casa, allora, sempre con le solite cose: un portafogli/foulard/borsa generalmente taroccati, una pentola o servizio di piatti, l'aggeggio per la casa o la cucina che promette miracoli ma alla fine è sempre una fregatura, un bongo, un cd di cover musicali peruviane.

Gli odori e i sapori della fiera sono stampati nella memoria. Quell'odore dolce delle mandorle caramellate che girano nel calderone e quella sensazione piacevolmente viscosa del torrone; l'odore pungente della carne arrosto e la freschezza delle olive accompagnate da una bella birra ghiacciata.

Sono solo alcune sensazioni, alcuni tasselli di un testa che in fondo è incisa nel Dna del molfettese, e in ogni parte del globo possa trovarsi il 7, 8 e 9 settembre il suo pensiero correrà rapido alla sua città, alla sua Patrona bella.
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